Sulla riforma della “separazione delle carriere” abbiamo pensato di sentire il parere degli avvocati. Sono stati quindi contattati diversi professionisti, appartenenti a vari territori, che rivestono, o hanno rivestito, degli incarichi istituzionali all’interno dei loro ordini di appartenenza, o in altre sedi, e proporremo ai nostri lettori queste interviste man mano che le raccoglieremo.
Oggi abbiamo un ospite particolare al quale tutto il mondo socialista è legato da una serie di ricordi e felici esperienze vissute assieme. Si tratta dell’On. Marco Di Lello, avvocato, è stato coordinatore nazionale del Partito Socialista, presidente dei Deputati Socialisti e segretario della Commissione Bicamerale Antimafia. È titolare di uno studio legale fondato a Napoli nel 1966. Oggi si divide tra Roma, Milano e Napoli, e ci ha gentilmente concesso parte del suo tempo per permetterci di raccogliere il suo pensiero sullo scottante tema.
1.- Onorevole di Lello, la riforma è stata approvata: ci dica, in una decina di parole, la sua valutazione di sintesi.
Ne basta una: finalmente! Mi sono iscritto all’università mentre il Parlamento licenziava il codice Vassalli. Da 37 anni si attendeva che quella straordinaria riforma, che mutava il processo penale da inquisitorio ad accusatorio, fosse pienamente attuata. Serviva la modifica dell’art. 111 della Costituzione. Finalmente è arrivata.
2.- La separazione delle carriere appare figlia di una posizione politica mentre le ragioni di chi si oppone sono figlie di una opposta posizione politica. In realtà la madre di questa riforma è un’altra e cioè quella che trasformò il processo inquisitorio in processo accusatorio.
Appunto! La polemica politica è pretestuosa. Qui la questione sta nel diritto del cittadino ad essere giudicato da un magistrato, un giudice realmente terzo. Solo così si garantisce il contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale come lo impone la nostra carta Costituzionale
3.- La magistratura è ferocemente contraria salvi casi rarissimi. I giudici hanno davvero paura della creazione dei due CSM o c’è dell’altro.
Più che la magistratura mi sembra siano le correnti ad aver paura di perdere potere. E in quest’ottica direi che dal loro punto di vista è comprensibile. Meno per i cittadini.
4.- L’Alta corte di Disciplina solo per un terzo è di nomina politica, tra l’altro con precisi requisiti, e di questo terzo la metà viene nominata dal Presidente della Repubblica che, dei due CSM, sarà Presidente.
Infatti non vedo alcun rischio di sottoposizione degli inquirenti al potere esecutivo
5.- Gli oppositori alla riforma adombrano il pericolo che la magistratura perda la sua indipendenza e hanno fatto ricorso anche a notizie false come la intervista a Falcone letta da Gratteri in tv.
Al di là della gaffe che citavi, come dicevo è un pericolo che non vedo. Ma che se ci fosse mi troverebbe assolutamente contrario ed a fianco della magistratura. Ma in sincerità mi sembra un argomento pretestuoso.
6.- Un altro degli argomenti, specie dei magistrati vedi Gratteri, è che statisticamente sono pochi i magistrati che passano da una funzione all’altra.
Questo è vero, ed frutto anche delle riforme fatta dal centrosinistra cui noi socialisti abbiamo partecipato, come per quella fatta approvare dall’allora Ministro Andrea Orlando. Finché ci sarà un solo reclutamento, un solo percorso formativo, un solo organo di disciplina eletto da inquirenti e giudicanti assieme, non si potrà mai parlare veramente di terzietà del giudice
7.- Il sorteggio riuscirà davvero a sconfiggere le correnti politicizzate della Anm?
Vedremo la legge attuativa. Certo sarà un colpo a determinate pratiche correntizie, ma dubito le correnti spariranno e se resteranno sotto forma di luoghi di elaborazione del pensiero giuridico sarà anche un bene
8.- Non trova che forse una certa commistione tra giudici e pm, se così la si vuol chiamare, si concretizza più nella quotidianità che tra le regole? Per esempio se un pm chiede il rinvio di un dibattimento per studiare meglio le carte il giudice raramente lo nega, se lo chiede un avvocato son guai. Oppure se un pm formula a un teste una domanda suggestiva nessuno lo censura, un avvocato viene ripreso direttamente dal magistrato.
La disparità di trattamento che spesso si vede nelle aule risiede anche in quella “familiarità” tra Pm e Giudici di cui parlavo prima. E che sarà fortemente messa in discussione nel momento in cui gli stessi non saranno più colleghi, ma uno parte processuale, l’accusa, e l’altro terzo giudicante.
9.- Ci consenta una domanda politica: questa riforma è stata indiscutibilmente adottata dalla destra che ne rivendica anche la primogenitura risalendo addirittura a Berlusconi. Noi pensiamo che la esegesi corretta ponga la sua genesi nella cultura del riformismo socialista.
La penso esattamente così, non a caso ho aderito da subito al Comitato Vassalli per il Si, rivendicando la primogenitura di questa visione, realmente garantista. Secondo il Dna dei socialisti sin dal 1892.
10.- Una domanda fuori tema ma a nostro avviso pertinente. Sia Gratteri che Davigo sono contrarissimi ai cosiddetti “tribunali minori”. Nell’agenda di governo c’è il riordino dei criteri delle norme che portarono alla soppressione di numerosi tribunali. In molti casi furono soppressi uffici che lasciarono sguarniti territori importanti. La giustizia è di prossimità o deve per forza essere come una azienda legata ai numeri di produzione?
Da dirigente politico e poi da parlamentare ho difeso con forza il mantenimento dei Tribunali minori, sopprimerli significa rendere più difficile l’accesso alla giustizia da parte dei cittadini. E i servizi pubblici si giudicano per la qualità resa, non per il peso dei costi. Ho smesso i panni della politica attiva ma non per questo ho smesso di credere in queste idee.

