È sempre più solo, prigioniero della sua ossessione di mostrare al mondo la fermezza e la spietata risolutezza con la quale Israele punisce chi lo attacca, incoraggiato ormai solo dalle folli teorie della destra integralista e fanatica che lo sostiene al governo.
Peccato per lui che ormai anche Israele, o meglio il popolo israeliano, lo sta abbandonando.
leri in migliaia hanno manifestato, con un sit-in durato un’intera giornata, in una lunga manifestazione, per ricordare uomini, donne, giovani e anziani, in ostaggio da ormai cento giorni.
“ll nostro mondo si è fermato il 7 ottobre”, hanno denunciato le famiglie degli oltre centotrenta rapiti da Hamas, ancora nelle mani dei miliziani, durante la manifestazione che, dopo 24 ore di fila, si è conclusa a Tel Aviv, in quella che è stata ribattezzata la “Piazza degli ostaggi”
Hanno preso la parola alcuni familiari dei reclusi ed ex ostaggi, con molti interventi critici nei confronti del governo di Netanyahu, fino alla richiesta di dimissioni.
Tra questi, le parole di Ruby Chen, padre dell’ostaggio Itay, secondo cui “il contratto con il governo si è interrotto il 7 ottobre”.
Quella della piazza è stata la risposta alle dichiarazioni di Netanjahu rese nel fare il punto della situazione a cento giorni dall’inizio del conflitto contro Hamas.
Il premier continua a mostrare la linea dura “Nessuno ci fermerà nemmeno L’Aja (alla Corte internazionale di giustizia è arrivata l’istanza presentata dal Sudafrica, che accusa lo Stato ebraico di genocidio nei confronti del popolo palestinese) o l’Asse del male”, ha detto il premier, riferendosi all’alleanza tra Hamas e l’Iran.
Ha poi aggiunto che “lsraele non scenderà a compromessi”, riferendosi ad un possibile cessate il fuoco, che al momento non sembra possibile, se non con la “vittoria totale nella battaglia contro Hamas”, e ha poi ribadito un concetto che ripete da settimane, “la guerra durerà a lungo, per mesi, Per questo il bilancio statale che stiamo predisponendo ci obbliga a spese per la Difesa molto più pesanti di quanto avevamo previsto.”
Il premier è sempre più solo anche sul fronte internazionale perché l’alleato più fedele di sempre, ai limiti dei paraocchi, si sta allontanando.
Gli Stati Uniti, infatti, che sin dall’inizio, con la visita in Israele di Biden a guerra appena iniziata, avevano dichiarato un sostegno totale “all’alleato colpito dalla violenza di Hamas”, sono sempre più irritati con la linea di Netanyahu e si ripetono i richiami a frenare reazioni scomposte.
“Non commettete il nostro stesso errore, dopo l’11 Settembre”, aveva detto Biden, alludendo alla guerra in Afghanistan.
Ma Netanyahu non vuole fare tesoro dei consigli. Prosegue in una linea di governo dettata dai “falchi”, e a nulla è servita anche la mediazione del segretario di Stato Usa, Antony Blinken, che è alla quarta visita in Medioriente.
E così, riferiscono i media americani tra cui Axios, Biden sarebbe “molto irritato” con Netanyahu e “sta perdendo la pazienza”, perché il premier di Israele “avrebbe rigettato gran parte delle richieste Usa sulla guerra a Gaza”.
Il sito israeliano Ynet afferma che Netanyahu “sta trascinando la guerra per motivi politici e personali” e che il rilascio dei rapiti “non è la sua priorità”.
Accuse, ovviamente, subito respinte dall’ufficio stampa del premier.
Frattanto continuano a pervenire, ormai da tutti, gli appelli alla tregua e i tentativi di mediazione si moltiplicano per “un cessate il fuoco nell’area”. E in diversi chiedono “la creazione di uno Stato di Palestina”, che possa diventare membro a pieno titolo delle Nazioni Unite.
Dopo la rissa nella riunione di governo, siamo ormai a un solo contro tutti, anche contro il suo paese che ha capito che, al di là del diritto di Israele di difendersi e reagire, questa guerra si è trasformata nello strumento per la realizzazione dei disegni, neanche tanto occulti, di Netanjahu e della destra integralista e fanatica israeliana.
- Associazione socialista liberale
- Cose di provincia
- Dai teatri e altro
- Dal mondo
- Economia e Lavoro
- Il Mondo è Bello perché è Avariato
- Giustizia
- Il Corriere della Pera
- In evidenza
- Istituzioni e territorio
- L’editoriale
- L’occhiodelbue
- Non menare il can che dorme
- Parliamo di noi
- Pillole di cultura
- Politica
- Politique d’abord
- Prampoliniana
- Prima pagina
- Redazione
- Route El Fawari
- Sanita
- Sport in pillole
- Storia socialista
- Suffrangetta
Vice Direttore. Nato nel 1956, studi classici e poi laurea in giurisprudenza, oggi è avvocato nella sua città, patria di Ovidio e Capograssi: Sulmona. Da bambino, al seguito del padre ingegnere, ha vissuto, dall’età di 6 sino ai 12 anni, in Africa, tra Senegal, Congo, Ruanda, Burundi, rimanendo anche coinvolto nelle drammatiche vicende della rivolta del Kivu del 1967. Da pochissimi anni ha iniziato a cimentarsi nell’arte della letteratura e ha già pubblicato quattro romanzi: “La Foglia d’autunno”, “L’ombra dell’ultimo manto” "I leoni siamo noi" (a quattro mani con la giornalista Francesca Di Giuseppe) e "Virgilia". Quest'ultimo vincitore del premio letterario internazionale Ovidio edizione del 2024. Giornalista pubblicista è anche opinionista del Riformista, di Mondoperaio, del Nuovo Giornale Nazionale. Impegnato in politica è attualmente membro del movimento Socialista Liberale.

