Le ultime elezioni regionali in Emilia Romagna ed Umbria premiano il centrosinistra che si conferma nella prima e riconquista la seconda persa dolorosamente cinque anni orsono. Ci sono ragioni per gioire ma anche riflessioni importanti da fare per evitare voli pindarici, fughe in avanti, ma anche errori futuri.
Per prima cosa, il vertiginoso calo degli elettori non autorizza a dormire sonni tranquilli. Vero è che stiamo parlando di un processo difficilmente reversibile frutto anche del crollo della qualità politica delle democrazie occidentali, ma è vero anche che oggi ci sono maggioranze invisibili che non si sentono rappresentate e che delegano a minoranze le scelte strategiche che riguardano i governi dei territori. Non è un bel segnale.
Il secondo punto, che pare chiaro, è che le alternative alla destra di governo non possono che essere imperniate sul Pd. Il Partito Democratico, tanto vituperato e criticato, alla fine è l’unico partito che riesce a reggere e a mantenere pilastro indissolubile di qualsiasi coalizione avversa a Meloni e company. Impossibile non tenerne conto. Attorno a questo pilastro, però, diventa importante capire il tipo di coalizione da costruire, evidenziando scelte programmatiche su cui coagulare i compagni di viaggio.
Il terzo elemento interessante è che le due regioni sono state vinte da candidati presidenti che erano sindaci, e in questo si può cogliere una certa qualità di classe amministrativa che i partiti di centrosinistra, e il mondo civico che vi collabora, riescono ad avere sui territori. Non è un passaggio da poco.
Ci sono stati ambiti in cui il Pd si è opposto ai suoi amministratori poco ligi alle direttive di partito. Sovente, poi, sono stati gli amministratori ad avere la meglio. Sarà opportuno tenerne conto, se si vuole arginare una deriva verso destra che, fino a una settimana fa, sembrava inevitabile.
Leonardo Raito


1 commento
La crescita elettorale del PD ne rafforza indubitabilmente il ruolo nell’ambito della sinistra, ma rischia nel contempo di diventare una criticità, o suppergiù, per tale versante politico, dal momento che le altre sue componenti potrebbero sentirsi marginalizzate, piuttosto che sentirsi parte di una coalizione, e fatico a pensare che in detto “sbilanciamento” numerico i compagni di viaggio possano influire sulle scelte programmatiche, visto che le ultime urne sembrano aver premiato la politica del PD, e non so fino a che punto il riunirsi “attorno a questo pilastro” possa condurre a percentuali tali da configurarsi come alternativa al centro destra (se gli elettori delle componenti “minoritarie” dovessero ad esempio astenersi dal voto).
A meno che intervenga il fattore ideologico a fare da collante, funzionasse cioè la chiamata ad unirsi tutti contro il “pericolo” rappresentato dal centrodestra, indipendentemente dai rispettivi programmi o concezioni programmatiche, e io non escluderei che possa verificarsi una siffatta eventualità allorché leggo parole del tipo “arginare una deriva verso destra”, espressione che, salvo l’averla fraintesa, sembrerebbe lasciar intendere una sostanziale condivisione dell’idea che la destra va osteggiata a prescindere (anche da parte delle componenti della sinistra convenzionalmente definite moderate), anziché incalzata e contrastata opponendole proposte che costituiscano una oggettiva e realistica alternativa.
Il fattore ideologico può in effetti rappresentare un punto di forza, o valore aggiunto, oggi assente o quasi sull’altra sponda politica, dal che potrebbe derivare anche una certa qual debolezza per il centrodestra, nonostante lo stesso possegga le caratteristiche e potenzialità proprie delle coalizioni, per il sostanziale equilibrio al proprio interno, ossia tra le sue componenti, ma non scarterei del tutto l’ipotesi che anche il centro destra possa imboccare una strada dai tratti ideologici, insistendo ad es. sulla tesi che occorre difendere e salvaguardare la nostra identità, e il nostro patrimonio di valori e tradizioni, non cedendo al pericolo di una “deriva nichilista”, secondo il significato che viene dato correntemente al termine nichilista.
Paolo Bolognesi 07.12.2024