Ma non per il pastrocchio del semestre filtro, lo strumento di selezione per la facoltà di medicina pensato dalla Bernini per sostituire i malefici test di ammissione.
Non per questa trappola mortale che lei stessa ha ammesso avere “almeno due errori” (figuriamoci gli altri)
Non per le gravi difficoltà in cui sono stati messi quasi 55.000 studenti, con tutte le loro famiglie, che rischiano di perdere un anno della loro vita da studenti: roba che non è uno scherzo.
Non per una gestione del Ministero dell’Università che è una somma di errori, e non è poca roba.
Se ne deva andare perché un Ministro, rivolgendosi a dei giovani che gridano la loro disperazione e raccontano le loro difficoltà, non può rispondere come ha fatto la Bernini con le sprezzanti parole: “siete dei poveri comunisti”.
Tra le altre cose pronunciandole dal palco di una festa dei giovani e dedicata ai giovani.
I comunisti non ci sono mai piaciuti, è noto (ma neanche i fascisti anzi), ma non si possono vedere i comunisti dappertutto.
Se le cose vanno male e il popolo arranca è giusto che la gente cominci a incazzarsi e non la si può liquidare con la frase “sono i soliti comunisti”.
In primo luogo perché dividere gli italiani in due sole categorie, quelli che ti applaudono che sono bravi patrioti e quelli che si lamentano che sono contestatori comunisti, è da idioti.
“O sei con me (e mi applaudi) o sei contro di me e sei comunista”.
Ma che roba è? Bernini noi siamo contro di te eppure non siamo comunisti!
In secondo luogo perché in un paese in cui vanno a votare la metà degli aventi diritto c’è una gran fetta della popolazione che non è di destra né di sinistra e quindi, per dirla alla Bernini, non sono né comunisti né neo fascisti.
In terzo luogo perché un personaggio politico quando diventa Ministro assume l’onere di rappresentare tutto il paese, tutti gli italiani, e non solo una parte.
Un Ministro è una figura istituzionale e non una figura politica e chi assume quell’incarico dovrebbe smettere la propria casacca di partito per fare gli interessi della intera popolazione e non solo di quella della sua parte, e men che meno bollare chi la contesta con frasi odiose come quella pronunciata dalla Bernini.
Dovrebbe mettersi ad ascoltare soprattutto gli scontenti perché possono diventare presto dei disperati è chi è stato mandato al governo ha il dovere di recepirne i bisogni e risolvere i problemi, e non certo rivolgersi con epiteti aggressivi e sprezzanti.
Nessun Ministro della prima Repubblica si sarebbe mai permesso di rivolgersi a dei suoi contestatori con atteggiamenti simili.
Ma quello era un altro mondo diverso da quello che dobbiamo sopportare, intriso di personaggi di una mediocrità cosmica e non solo sul piano politico ma anche su quello della cultura generale.
Ecco perché la Bernini se ne deve andare: ha dato prova di non poter fare il Ministro per la sua mentalità faziosa e di parte.
Ha dato prova di essere una figura totalmente inadeguata a ricoprire il ruolo che le è stato assegnato, e sulla sua preparazione culturale stendiamo un velo pietoso.


2 commenti
Un articolo lucido, netto e soprattutto necessario. Carugno centra il punto senza indulgere né nel livore né nell’equivoco: qui non è in discussione solo un errore amministrativo, ma il senso stesso delle istituzioni e del loro linguaggio. La critica alla ministra è ferma, argomentata, ancorata a un’idea alta della funzione pubblica che oggi sembra smarrita. Colpisce, in particolare, il richiamo alla responsabilità di rappresentare tutti e non una tifoseria, e il confronto implicito con una classe dirigente che, pur con mille limiti, conosceva il peso delle parole. Un pezzo che difende i giovani, la dignità del dissenso e, in fondo, la serietà della democrazia.
Ma Lei non è della prima repubblica.
Appartiene a coloro che seguirono Berlusconi, che iniziò la sua carriera con un grosso tomo “contro i comunisti” distribuito gratuitamente nelle case degli italiani.
Lei ha ancora nel cuore la grazia del battesimo.