di Francesco Ruvinetti.
SCHLEYN, CONTE, LANDINI: se il futuro della sinistra italiana è questo
Osservate questa foto: i progressisti d’Italia se la ridono felici: finalmente insieme contro il fascismo; il resto seguirà. Due di questi si sono opposti (Landini da subito) alla fornitura di armi per la difesa dell’Ucraina. Senza quelle armi ora il popolo ucraino sarebbe sotto una spietata dittatura fascista impegnata a cancellarla dal novero delle nazioni libere e indipendenti e a sradicarne la memoria a suon di campi di concentramento e rieducazione (una pratica comune ai regimi ex comunisti e comunisti come la Cina). Landini e Conte combattono contro il fascismo in Italia, ma senza le armi dell’Occidente, quel fascio-nazismo sarebbe oggi saldamente al potere in Ucraina.
Ancora una volta i socialisti riformisti e liberali sono chiamati ad una lotta per la libertà come fecero contro l’Unione Sovietica dal 1956 al 1989, con Budapest e Praga in primo piano. La storia, seppure sotto forme diverse, si ripete e gli smemorati di ieri cercano di ritornare sotto le non nuove vesti del pacifismo. Quel pacifismo del “meglio rossi che morti”, che Craxi, Mitterand e Smidth sconfissero negli anni ottanta con l’installazione degli euromissili. Oggi, come allora e forse più di allora, l’Occidente è sotto scacco e c’è bisogno di un grande impegno per sostenere l’Europa unita per la libertà dell’ Ucraina. La libertà è una per l’Ucraina e per l’Italia e non si spezza a seconda dei popoli.
Un’Europa unita con l’America, come vorrebbero i “finti” europeisti della sinistra radicale di oggi. Perchè senza l’America saremmo alla mercè del tiranno russo, il nuovo Pietro il Grande, con l’aggiunta di 6.500 testate nucleari. Magari qualcuno dirà che è presto per trarre conclusioni. Io penso invece che, data la natura del pericolo, sia bene essere preparati per prevenire il pericolo di una Italia nella quale l’unico sostegno all’Occidente all’Ucraina sia lasciato nelle sole mani di Giorgia Meloni.
