Io Sanremo non lo vedo, non da oggi, ma da decenni pensando, forse in errore, che il festival dei fiori non ha mai rappresentato il meglio della musica italiana che a sua volta, pur quando è stata di qualità, non ha mai rappresentato il meglio della musica mondiale.
La parte interessante di Sanremo sono sempre stati gli ospiti internazionali a partire dallo storico bis che la esigente platea dell’Ariston chiese a Whitney Houston,

rimasto unico nella storia del festival, alle presenze prestigiose di grandissimi interpreti del pop e del rock apparsi di volta in volta sul palco, per finire alla performance dei Queen obbligati alla umiliazione del playback e con Pippo Baudo che accomiatava un tipetto come Freddy Mercury con un laconico “però bravi questi Queen”.

Roba da fucilazione.
E quindi, nel giorno in cui ricorre la scomparsa della grandissima Whitney Houston, mi risparmio di parlare di Angelina Mango della quale stamane ho ascoltato il brano chiedendomi fino a che punto fosse una allocuzione musicata piuttosto che una canzone.
E siccome non voglio attirarmi gli insulti di tutti quelli della generazione Z o Alpha che mi considerano un baby boomer (ma la definizione opposta a questo lemma è forse incompetent?) parlerò, sempre del festival, ma di altro.
Resterà nella storia la colossale figuraccia fatta con John Travolta che poi, come in tutte le cose, quando si introducono elementi di stravaganza vuol dire che manca la sostanza e spesso si scivola in cafonate di provincia.
Ma Sanremo in fondo è spesso così a cominciare da quei cantanti che per sopperire al vuoto di una mediocrità abissale assumono atteggiamenti o comportamenti che vorrebbero essere a sensazione e così prendiamo a calci le rose, o baciamo Fedez in bocca davanti a tutti, o indossiamo un cappello arancione da papera manco fossimo allo Zecchino d’oro.
Del resto da uno che faceva l’animatore in un villaggio turistico c’è sempre da aspettarsi un richiamo alle origini che frantuma una carriera.
Va da sé che la sensazione che si raggiunge con la stravaganza se non è accompagnata ad uno stile e un fondo di classe diventa di un kitsch orribile e deprimente.
Ma la cosa che mi ha colpito di più è la scenografia.
Quando l’ho vista in foto, e poi stamane mentre osservavo la esibizione della vincitrice, ho avuto un inspiegabile senso di angoscia e di timore.
Non ho dovuto riflettere molto su quell’impulso perché subito dopo, sarà che sono scorpione, certe cose le noto immediatamanente e mi è balzato subito agli occhi la ragione del mio turbamento.
Voilà.


Ma mi domando e dico, ma come gli viene in mente.
E mi sono chiesto a quale setta di satanisti appartenesse quel genio che ha disegnato il fondo del palco o se la sua è stata una creazione inconsapevole che mettesse però allo scoperto il suo istinto di figlio satana e magari pure amante dell‘inverno e del freddo.
“Ma sono coincidenze, ma cosa cacchio vai a pensare”, commenteranno in molti, ma come diceva Andreotti “a pensar male è peccato ma spesso ci si coglie”.
E l’unica cosa che si coglie è che Fiorello si è rincoglionito, Amadeus è ora che se ne va a casa che è pure interista, questa ennesima edizione di Sanremo ha continuato a deludere e tra gli sponsor del Festival c’è il “Clan di Kerizan”.
Hai visto mai?


1 commento
GIUSTISSIMO. NON FA UNA PIEGA.