È una fiera della vanità quella che dalle parti della destra stanno mettendo in piedi a favore di Giorgia Meloni.
Un valzer i cui volteggi passano dalle stanze un po’ obsolete di facebook a quelle più attuali di instagram per finire alle nuove avanguardie di tik tok e similari.
È un fiorire di osanna che a confronto, quello del celebre film Jesus Christ Superstar, è un balletto “il coccodrillo come fa” da festa dell’asilo.
E, dietro parole da “culto della personalità” di facce improbabili di parlamentari sconosciuti, cui non si è sottratta l’on. Baubau, tale Augusta Montaruli ormai più nota per quella colossale figura di merda che per la sua pesante condanna penale, è evidente il tentativo mediatico di costruire il mito della superdonna con una collezione di bugie, mistificazione, falsità.
Un coro a cui non è sfuggito nessuno, neanche il ram-pollo d’oro per eccellenza della hight society italiana, (assieme a Emanuele Filiberto di Savoia), che a favore della Meloni ha detto una sonorità di cazzate.
“Il governo Meloni è il migliore d’Europa”.
Ma chi, ma dove?
Con Giuli che non conosce l’italiano, con Lollobrigida che ferma i treni, con Delmastro che spara a capodanno e ferisce uno della scorta, con Sangiuliano che si è fatto mettere in piazza per il bondage, con la Santanché che mette il tacco 12 sullo scranno da ministro?
Ma dai su.
Berlusconcino o è un ram-pollo, molto pollo e poco ram , o aveva bevuto.
Certo molto lontano dall’intervento da statista della sorella Marina di qualche mesi fa.
E in questo coro di santificazione, la perla, l’arma vincente, è la copertina del Time che ha letteralmente scatenato
gli entusiasmi del destronzismo italiano.
“La prima donna italiana ad apparire sulla prestigiosa rivista americana”, e vai giù con un bouquet di peana da leccaculismo cronico.
Peccato, dico peccato, che i destronzetti italiani la intervista poi non se la siano andata a leggere.
E già perché non è che sia tutto rose e fiori.
La prima parte è l’intervista vera e propria.
Non è il giornalista che parla ma ripete quello che la Meloni dice di sé.
E quindi tutto il vangelo della sua vita, dal padre latitante come capofamiglia, e come uomo, all’incendio della casa, dalla Garbatella ai primi passi in politica e poi la crescita del partito, il successo, il premierato, la ribalta internazionale e via via tutta la sua storia.
Ma al termine della Melonissea poi ci sono le considerazioni dell’editorialista.
E qui i nodi vengono al pettine.
“In patria Meloni ha adottato una linea più dura”, dice l’articolista sottolineando le differenze con l’immagine di conservatrice moderata che vuol darsi in Europa.
“Ha cercato di espandere i poteri del Primo Ministro e ha approvato una legge sulla sicurezza che limita alcuni tipi di proteste ed espande la punizione per altri. Sta cercando di “riformare” il sistema giudiziario attraverso una serie complicata di mosse che espanderebbero il controllo del Primo Ministro sulle azioni penali. Lo scorso ottobre, l’Italia ha codificato la sua opposizione di lunga data alla maternità surrogata, mettendo fuori legge la procedura all’estero, una mossa denunciata dai sostenitori dei diritti degli omosessuali. Ha attaccato i media indipendenti, facendo più volte causa a giornalisti e organi di stampa per diffamazione”.
In un altro passo si afferma che: “la posizione di Meloni è stata quella di reprimere l’immigrazione clandestina. I tribunali hanno bloccato gran parte di ciò che ha cercato di fare, tra cui una costosa disavventura in cui ha pagato 67,5 milioni di euro per costruire e mantenere una struttura in Albania in cui trattenere i migranti, solo per far sì che fosse considerata una violazione della legge. I sostenitori dei diritti umani hanno scoperto che gli immigrati senza documenti che sono stati intercettati e riportati in Libia in un programma sostenuto da Meloni sono stati in alcuni casi torturati”.
E poi ci va giù ancora più duro: ”Meloni vuole un sistema con un potere esecutivo più forte, e sostiene un modello democratico che possa accogliere i partiti di estrema destra invece di tenerli sotto controllo. Personaggi come Vance hanno sostenuto che farlo è il modo migliore per proteggersi dal crescente autoritarismo. Ma c’è un’altra possibilità. Mettendo insieme la schiera di blocchi di destra in Italia, i critici dicono che Meloni potrebbe scatenare forze che la sua nazione e l’Europa nel suo complesso hanno a lungo combattuto per tenere sotto controllo”.
Meloni dice che i suoi critici hanno invocato il suo passato di estrema destra come arma contro qualsiasi politica che adotta. Ma gli attacchi la infastidiscono e lei, mentre passeggia per Palazzo Chigi dice:”Non sono razzista. Non sono omofoba. Non sono tutte le cose che hanno detto”.
Ma ci sono molti membri del suo partito che ancora nutriscono una nostalgia per il fascismo. Uno dei suoi dirigenti più vicini e autorevoli, Ignazio La Russa, tiene un busto di Mussolini nel suo appartamento.
Alla domanda su quale tipo di nazionalismo abbraccia, Meloni risponde che il suo è “principalmente un modo per difenderci da una globalizzazione che non ha funzionato”.
Un attimo dopo, tuttavia, cita con ammirazione il nazionalista francese del XIX secolo Ernest Renan, un influente antisemita.
Insomma né rose né fiori, nulla a che illudersi quanto a prestigio internazionale, se si approfondisce il testo e non ci si ferma alla copertina.
Ma la destra ormai vive di illusioni, le fa proprie e le dispensa alla gente.
Si chiama demagogia.
Del resto è nello stile dei capi della destra e non solo della Meloni.
In maniera più cafona lo fa ancor di più Salvini.
Un concetto che si compendia nel seguente aforisma.
“L’arruffapopolo ripete, il giorno dopo, quel che la gente dice il giorno prima, spacciandolo per le sue idee. Il leader racconta le sue idee alla gente con la speranza che le faccia proprie”. (anonimo di San Marino del III millennio.)
Per chi lo volesse leggere.
Qui il link dell’articolo integrale su Time.


1 commento
Grazie per questo articolo di verità.