Per le Molinette non si tratta certo di una “prima volta”. Ma adesso l’inchiesta, che coinvolge il decimo miglior ospedale d’Italia e il 151esimo al mondo (analisi del marzo 2023), riguarda ammanchi e crediti mai riscossi. Non sarà di certo un buon Natale per i 250 medici delle Molinette che adesso dovranno rispondere dell’allegra gestione delle loro visite private.
Ma non si tratta solo di questo: a finire sotto esame della Magistratura sono i conti degli ultimi cinque anni. L’esposto è stato presentato dal Collegio dei revisori dei conti delle Molinette, riportando una “poco trasparente e scarsamente veritiera” formulazione e gestione dei bilanci. Bilanci che risulterebbero gravati da crediti scaduti e mai incassati, comprese le quote di libera professione dei medici ospedalieri. Chi ha gestito i conti, insomma, ha tentato di far apparire minore il disavanzo iscrivendo a bilancio anche crediti ormai prescritti o inesigibili.
Il processo farà il suo corso, e le responsabilità saranno accertate. Le magistrature, ordinaria e contabile, quantificheranno i danni dopo aver analizzato tutti i conti dal 2018 ad oggi. Reato ipotizzabile: falso ideologico in atto pubblico relativo al bilancio. A coordinare la maxi inchiesta sarà il PM Giulia Rizzo, e dovrà risolvere almeno due questioni fondamentali: la prima è quella dei camici bianchi che non avrebbero versato la quota della parcella per visite, operazioni chirurgiche e ricoveri in regime intramoenia. La seconda riguarda circa 3.700 fatture aperte, accumulatesi con le gestioni precedenti. E ancora una volta nell’occhio del ciclone ci finisce il direttore generale Giovanni La Valle, già protagonista di vicende poco edificanti, che la sua nomina nel 2020 a commissario della ASL Città della Salute di Torino, la più grande azienda ospedaliera universitaria del Piemonte, non ha saputo risolvere nessuno dei tanti problemi gestionali, economici e finanziari pregressi.
Le Molinette, che rientrano nella più ampia galassia della Città della Salute, contano 2200 posti letto, 9500 dipendenti e un rapporto dipendenti/posto letto di 4,31. La Regione Piemonte ha da poco trasferito alle Molinette oltre 156mila euro a posto letto. Difficile spiegarne le ragioni, ma di certo parliamo di un’azienda che sarebbe già fallita da tempo se ogni anno non fosse intervenuta proprio la Regione a ripianare almeno in parte la situazione debitoria, sottraendo risorse al resto della sanità piemontese.
Sulla base dei dati del consuntivo 2021, l’AOU CSST – Molinette ha la maglia nera italiana nel rapporto tra fatturato per prestazioni effettuate e contributi ricevuti. Cirio, presidente della Regione, e Icardi, assessore della Sanità, dovranno pur saperne qualcosa. Non che non abbiano mai provato a rimediare all’andazzo: nel 2019 l’incarico di advisoring tecnico ad alcune società super-esperte di risanamento finanziario per l’efficientamento delle Molinette costò oltre cinque milioni di euro alla Regione Piemonte.
Ma buone notizie ne abbiamo? Sì: in soli 4 giorni dalla notizia dell’esposto, quei 250 medici che non restituivano all’ospedale la quota dovuta di incasso per le visite in intramoenia hanno iniziato a pagare, sperando così di non essere denunciati per peculato. Ad oggi sono entrati 300mila euro, e siamo solo all’inizio. Spetterà alla magistratura vagliare le singole posizioni, e valutare se e per chi continuare il procedimento o chiederne l’archiviazione.
È opportuno ricordare che in base alla Legge Balduzzi è previsto il versamento del 5% della parcella di ogni prestazione fatta in intramoenia, per rimpinguare un fondo destinato allo smaltimento delle liste d’attesa. Da qui il buco di circa 7 milioni di euro di cui si sarebbe dovuta occupare, nella questione specifica, l’azienda sanitaria torinese. L’ammanco andava messo correttamente a bilancio (rubricato nei costi relativi al personale e alla manutenzione degli uffici, magari). Ma così non è stato.
Inquietante un documento arrivato in Procura, relativo a una riunione dei vertici della ASL avvenuta lo scorso 20 novembre; nella riunione si parlò di una “perdita di 1,2 milioni per il 2022” che però “si poteva azzerare, frazionandola in un arco temporale di dieci anni, e quindi individuarla come «ricavo» nel bilancio del 2022“.
Il collegio sindacale, che si è appena rivolto alla magistratura, parla di “una libera interpretazione dei principi contabili”. Noi, che non amiamo gli eufemismi, parliamo di gravi fatti che vanno al più presto chiariti. Nel rispetto di quei cittadini che continuano ad affidarsi alla Sanità e non sanno più a che Santo votarsi.

