Sono almeno quindici i morti per un attacco terroristico jihadista in Burkina Faso avvenuto domenica 25 febbraio. L’attacco è avvenuto contro una comunità cattolica nel villaggio di Essakane durante la celebrazione della messa. Uomini armati hanno assassinato sul colpo dodici fedeli mentre altri tre trasportati in ospedale non ce l’hanno fatta a sopravvivere per le ferite riportate e altri ancora sono in pericolo di vita. Ne ha dato notizia il vescovo della diocesi di Dori monsignor Laurent Bifure Dabire sottolineando come questo sia l’ennesimo attentato contro fedeli cattolici nel Paese, colpevoli solo di voler esercitare la propria fede religiosa. Il Burkina Faso, dopo l’Afghanistan, è al secondo posto nell’attività di gruppi jihadisti legati ad al Queda e lo Stato islamico proprio del Sahel ha fatto il centro delle sue gesta terroristiche e sanguinarie contro la Chiesa cattolica. Stato dell’Africa occidentale senza sbocchi sul mare, fino alla dominazione francese noto come Alto Volta, in meno di tre anni ha fatto registrare due colpi di stato militari da parte di due fazioni dell’esercito che hanno portato oltre alla sospensione dells Costituzione e di ogni forma di istituzioni democratiche la chiusura dei confini e un coprifuoco permanente. Ma la presenza dei militari al Governo anziché anziché rendere meno numerose le gesta criminali dei jihadisti, le ha moltiplicare e rese più cruente. La tolleranza religiosa, un tempo rispettata, ha lasciato il posto anche in larghi strati nella societàFaso, avvelenata dalla propaganda dello Stato islamico, a una progressiva insofferenza e ostilità verso i cristiani spesso accusati anche di essere sodali dei Paesi europei colonizzatori che hanno lucrato sfruttando le risorse naturali del territorio. L’odio religioso che ha gia’ fatto registrare decine di vittime non è stato generato dai musulmani, con cui i cattolici del Burkina Faso convivono pacificamente da tempo, ma da coloro che sono arrivati da lontano e che hanno portato alla radicalizzazione dei rapporti e hanno iniziato la persecuzione dei cristiani. L’epicentro di questa azione terroristica riguarda questo Paese africano ma e’ ormai esteso a tutto il Sahel. In questa preoccupante situazione vi sono anche risvolti di politica internazionale. Uno e’ rappresentato dal ruolo giocato dalla Russia che sta diventando sempre più il punto di riferimento politico di questi Paesi. Mosca se ne frega della libertà confessionale e intreccia nuovi rapporti anche economici che le servono per attutire l’ isolamento e le sanzioni determinate dall’ aggressione all’Ucraina. In Burkina Faso ormai si va in questa direzione. Nella capitale Ouagadougou la nuova Giunta militare al potere dopo aver spodestato i precedenti militari al governo con l’accusa di non aver fatto abbastanza contro il dilagare del terrorismo islamico (i quali avevano con la stessa motivazione eliminata l’Esecutivo legittimamente eletto) getta fumo negli occhi alla popolazione promettendo un rapido ritorno alla democrazia. In realtà a loro interessa solo il mantenimento del controllo politico del Paese anche se questo significa lasciare libero spazio al terrorismo. E così quando accaduto domenica 25 febbraio sara probabilmente’ destinato a ripetersi mettendo in pericolo la vita di coloro che intendono professare la religione cristiana. Papa Francesco lo ha denunciato ripetutamente in recenti interventi che purtroppo non hanno per ora sortito effetto alcuno: il massacro continua .

