Periodicamente Reporters sans frontières monitora lo “stato di salute” della libertà di stampa intorno al mondo. Anche dall’ultimo dossier emergono criticità a dir poco allarmanti. Partiamo dalla Palestina. L’accordo di cessate il fuoco firmato tra Israele e Hamas arriva dopo due anni di violentissimi omicidi di massa contro la stampa a Gaza: quasi 220 giornalisti sono stati uccisi, di cui 56 in servizio. Ma il sollievo del cessate il fuoco non deve distogliere l’attenzione dall’urgenza. Dopo aver presentato cinque denunce alla Corte penale internazionale, Reporters sans frontières chiede giustizia per le vittime di questi crimini, con l’accesso immediato all’enclave palestinese per i giornalisti in esilio e la stampa internazionale, e con l’urgente evacuazione dei professionisti dei media che ne facciano richiesta. E anche i giornalisti ancora detenuti da Israele devono essere rilasciati.
Per quanto riguarda la Russia, le cose non vanno affatto meglio. Infatti, la Russia di Vladimir Putin ha notevolmente aumentato il ricorso ai processi in contumacia contro i giornalisti: si tratta di decisioni prese contro una persona in sua assenza, che Mosca utilizza ormai di norma come mezzo di repressione contro i giornalisti russi in esilio, o contro i reporter stranieri. Nell’arco di 44 mesi, 66 giornalisti sono stati presi di mira. All’inizio di ottobre, in sole 48 ore, i tribunali russi hanno processato in contumacia quattro figure di spicco del giornalismo indipendente. Parliamo della vicedirettrice del canale tv Rain, Ekaterina Kotrikadze, e della sua collega giornalista Valeria Ratnikova: sono state “arrestate” il 2 ottobre con l’accusa di aver diffuso “false informazioni” sull’esercito e di aver violato le norme sugli “agenti stranieri” – una misura incongrua, resa possibile dal Codice di procedura penale russo, adottata da un giudice in loro assenza, dato che e due donne sono sià in esilio nei Paesi Bassi. Lo stesso giorno anche la giornalista Anna Mongait è stata condannata a cinque anni di carcere per i suoi post su Telegram. Il giorno seguente il famoso reporter Ilya Azar, residente in Lettonia, è stato condannato a quattro anni di carcere con l’accusa di aver organizzato le attività di una non meglio specificata “organizzazione indesiderata”. E lo zelo delle autorità giudiziarie russe continua: con 15 giornalisti arrestati o condannati nel terzo trimestre del 2025, il totale dell’anno in corso potrebbe addirittura superare quello del 2024, a causa della continua intensificazione della repressione transnazionale.
E anche se non è un ente sovrano, simile repressione è messa regolarmente in campo da Elon Musk, che negli ultimi 12 mesi ha attaccato i media in media quasi tre volte al giorno. A partire dall’aquisizione di Twitter, ribattezzato X, Musk ha continuato ad attaccare giornalisti e organi di stampa tramite la sua piattaforma, dove è seguito da oltre 220 milioni di abbonati.
Le cose non vanno meglio in Libano, dove due anni fa il fotoreporter della Reuters, Issam Abdallah, è stato ucciso dall’esercito israeliano. Un’apposita indagine ha scoperto che Issam Abdallah è stato deliberatamente preso di mira dalle forze israeliane e poi eliminato. Il governo libanese ha da poco incaricato il Ministero della Giustizia di esaminare possibili azioni legali contro le autorità israeliane. E nemmeno in Ucraina c’è serenità tra gli operatori degli organi di comunicazione: aveva 37 anni il giornalista francese Antoni Lallican, ucciso da un drone russo il 3 ottobre 2025. Lallican era un fotografo che ha documentato con coraggio e umanità le conseguenze dell’invasione russa, e ha seguito le devastazioni del conflitto nel Donbass per diversi anni. Il suo lavoro, di rara sensibilità, è stato pubblicato su media del calibro di Le Monde, Le Figaro, Libération, Der Spiegel e Die Zeit. Il suo collega ucraino Georgiy Ivanchenko è rimasto gravemente ferito nello stesso attacco.
Uccidere i giornalisti, nonostante siano protetti dal diritto internazionale, è un crimine di guerra. Dall’inizio della massiccia offensiva del Cremlino contro Kiev nel 2022 quattordici giornalisti sono stati uccisi in Ucraina. Questi crimini devono cessare. E non solo questi.

