È stato presentato in Campidoglio il “Climate city contract”, il Piano Climatico di Roma, che prevede 16 miliardi di euro di investimenti per ridurre le emissioni.
Dice il sindaco della Capitale: “Ad oggi abbiamo raggiunto il 31% di riduzione delle emissioni rispetto al 2003. Per il 56% queste emissioni sono riconducibili agli edifici, per il 33,7% ai trasporti e per il 5% ai rifiuti“. Il documento è stato anche approvato dalla Commissione europea.
Soddisfatto Gualtieri, che afferma: “Questo dimostra come Roma abbia le potenzialità per arrivare a una riduzione delle emissioni pari all’80% rispetto al 1990“.
L’azione di Roma Capitale prende spunto dalle elaborazioni del Piano di azione per l’energia sostenibile e il clima (Paesc), rivisto e aggiornato nel 2023 dall’Amministrazione, che ha alzato il target di riduzione delle emissioni di CO2 al 2030 a meno 66% rispetto al 2003. Roma vuole essere una delle 100 città europee “carbon-neutral and smart cities“.
Dopo l’approvazione, a inizio anno, della Strategia di Adattamento Climatico, è stato definito anche il piano di decarbonizzazione previsto dalla Mission delle 100 città europee “carbon-neutral and smart cities by 2030”. Il programma intende trasformare la città in un motore della transizione verde, e mira a conseguire la neutralità climatica entro il 2050.

A Roma le emissioni di CO2 derivano dai consumi elettrici e termici degli edifici per quasi il 60%, e dai consumi di benzina e gasolio degli autoveicoli per quasi il 34%. Le emissioni derivanti dai rifiuti sono più contenute, e ancora più basse sono quelle derivanti dai processi industriali e dall’agricoltura.
Nel 2022 Roma la Commissione Europea aveva selezionato Roma tra le città europee della “Mission 100 carbon-neutral and smart cities by 2030″, la missione pensata per accelerare e anticipare gli obiettivi di decarbonizzazione.
Da allora il lavoro dell’Amministrazione si è incentrato sull’individuazione di una traiettoria di riduzione delle emissioni di gas serra. Il “Climate City Contract” (CCC), o Piano per il Clima di Roma, è costituito da tre parti: il Piano di Azione (iniziative e proposte condivise), il Piano degli investimenti (analisi puntuale dei costi e delle risorse) e il Piano degli Impegni (obiettivi e strategie).
Il lavoro ha previsto anche il coinvolgimento di 80 stakeholder, cioè attori economici, sociali e istituzionali tra enti pubblici, imprese private, società partecipate dal Comune e dallo Stato, fondazioni, enti di ricerca e università, associazioni del Terzo settore. Tutti loro, nel loro insieme, hanno presentato 493 azioni possibili da perseguire per arrivare alla neutralità climatica.
Tra gli obiettivi primari indicati dal Comune di Roma per arrivare al traguardo delle emissioni zero c’è la creazione o la riqualificazione delle aree verdi. Roma, del resto, è sempre più calda, gli scienziati lo confermano con le loro ricerche.
L’assessore all’Ambiente, Sabrina Alfonsi, dice: “Con i fondi Pnrr destinati alla riforestazione siamo già riusciti a mettere a dimora 115 mila piantine, 513mila lo saranno a breve, e si aggiungeranno ai 18 nuovi boschi urbani. Un lavoro concentrato nelle parti Est e Sud della città dove le diseguaglianze impattano in modo più forte, e anche le isole climatiche e i cambiamenti si fanno sentire di più. Inoltre, 37mila grandi alberi sono stati piantati per consentirci di spostarci all’ombra, soprattutto nelle giornate che superano i 40 gradi, sempre più frequenti in estate“.
Il prossimo passo è accedere al supporto tecnico e finanziario della Commissione Europea e della Banca Europea degli Investimenti, insieme agli stakeholder. Con il Climate city contract il Comune di Roma vuole accelerare gli interventi già messi in campo nel settore della mobilità, nella riqualificazione energetica del patrimonio edilizio, nello sviluppo delle fonti rinnovabili e attraverso il Piano Rifiuti e il Piano Urbano di Mobilità Sostenibile.
Una speranza tutta verde, che potrebbe essere d’esempio anche per altre città italiane.

