ALCUNI APPUNTI PER UN DIBATTITO SUL FUTURO DEI RIFORMISTI
L’ obiettivo di una nuova Casa per tutti i riformisti costituirà non solo un momento utile per riflettere sul ruolo che abbiamo avuto per il passato, ma anche e soprattutto occasione per delineare i cambiamenti necessari per fare fronte alle sfide che i mutamenti profondi della realtà politica, sociale, culturale e istituzionale, oggi ci propongono.
Non dobbiamo ridurre il nostro ruolo a testimoni della storia del Paese, ma vogliamo tener vivo e permanente il legame che ha unito i riformisti durante la loro militanza. Per questa ragione il Movimento Socialista Liberale deve accrescere la sua capacità di dialogo, di confronto e di iniziativa con le nuove generazioni
Da questa capacità dipende in larga parte la nostra possibilità di contribuire ad arricchire l’esperienza delle nuove generazioni e di esserne, a sua volta arricchita.
Il terreno fondamentale su cui occorre sviluppare il dialogo, è il confronto e la nostra iniziativa sul ruolo del Parlamento, sulla sua centralità nell’architettura istituzionale italiana, sulla sua efficace rappresentatività della sovranità popolare, sul suo essere garante della dignità, del rispetto, della autonomia e della libertà della funzione parlamentare.
Perché ciò sia possibile, è necessaria, innanzitutto, una forte iniziativa politica e culturale per sgombrare il campo del confronto dall’idea che la passata storia politico-parlamentare italiana possa essere ridotta a storia di una “casta” preoccupata soltanto di garantirsi privilegi e prebende, addirittura a fenomeno di corruzione.
Dobbiamo far crescere la consapevolezza che confondere responsabilità penali individuali della classe dirigente, pur sempre molto marginali, e responsabilità politiche, ha come unica conseguenza un grave indebolimento della legittimità del Parlamento e quindi del suo ruolo e della sua funzione attuale.
Altrettanta consapevolezza e altrettanta capacità di iniziativa e di proposta, dobbiamo avere di fronte a tutto ciò che insidia il ruolo dell’istituzione parlamentare e dei parlamentari.
L’impossibilità dei cittadini di scegliersi direttamente i propri rappresentanti; la riduzione del numero dei parlamentari tale da introdurre eccessive e incostituzionali soglie di sbarramento che escludano dalla rappresentanza milioni di cittadini; l’introduzione di forme di democrazia diretta in aperta contrapposizione al Parlamento ( il Premierato ); l’indebolimento delle garanzie costituzionali ed economiche poste a presidio della funzione parlamentare; lo stravolgimento degli equilibri istituzionali attraverso la lesione dei principi di autonomia e indipendenza del potere legislativo, esecutivo e giudiziario; le oscure manipolazioni dell’opinione pubblica rese possibili da piattaforme informatiche prive di qualunque forma di controllo democratico; costituiscono pericoli nei confronti dei quali il nostro Movimento deve reagire con iniziative e proposte concrete sulle quali sviluppare il dialogo, e il confronto.
Altrettanta attenzione deve essere posta al rapporto tra Parlamento e sistema delle autonomie regionali e locali, da un lato e, dall’altro, al ruolo del Parlamento nella prospettiva del processo di costruzione dell’Unità europea.
Lo sviluppo e il rafforzamento delle Autonomie regionali e locali non possono andare a detrimento della coesione e dell’unità nazionale, né possono essere fonte di discriminazione tra i cittadini di diverse Regioni nell’accesso e nell’esercizio di diritti fondamentali.
La crisi della democrazia europea e la crisi della democrazia italiana rendono difficile il rapporto tra le rispettive istituzioni e la reciproca sussidiarietà, che è la condizione per la loro efficienza.
Per questo è necessaria una espansione della democrazia politica oltre i confini dello Stato nazionale, superando il deficit di legittimazione democratica che oggi caratterizza le istituzioni europee.
A causa dei processi di globalizzazione che hanno spostato la ricchezza mondiale verso i gruppi dominanti del lontano Oriente e fatto crescere in Occidente disuguaglianze a danno delle classi lavoratrici e delle classi medie, il nesso tra democrazia e sviluppo economico e sociale si è fortemente indebolito.
Per raggiungere questi scopi dobbiamo avere una forte interlocuzione con gli eletti delle istituzioni regionali e locali, e con le forze economiche, sociali e culturali del Paese.
Per svolgere le funzioni delineate, il nostro Movimento Socialista deve accrescere la sua capacità di comunicazione verso l’esterno, potenziando gli strumenti di cui dispone ( “La Giustizia” e le chat ufficiali) e offrendo, al tempo stesso, all’opinione pubblica progetti e proposte concrete, collegati ai principali temi di attualità.
A questo scopo, alcuni temi su cui impegnarsi:
- L’attuazione dell’Articolo 49 della Costituzione sulla disciplina dei partiti politici e del loro finanziamento, affrontando senza reticenze di convenienza o falsi pudori la “vexata quaestio” della distinzione tra costi della politica e costi della democrazia.
- Il lavoro per i giovani, l’ aumento dei salari, la lotta alle nuove povertà, la difesa e il miglioramento del Servizio sanitario nazionale per citarne alcuni.
- Il rafforzamento della democrazia rappresentativa attraverso la regolamentazione dei nuovi strumenti offerti dalla rete alla partecipazione politica dei cittadini per esaltare le potenzialità e contrastare i pericoli di manipolazione.
- La definizione di principi generali e di proposte per una legge elettorale che consenta ai cittadini di scegliersi i loro rappresentanti.
- Una riflessione sul ruolo del Parlamento nella definizione della legislazione europea.
Con un programma di lungo respiro possiamo contribuire a dare vita a una nuova Casa per i socialisti, una Casa che non sarà quella di prima, non sarà un SI, uno SDI o un ex Psi allargato ma sarà un partito dei socialisti democratici, dei cattolici democratici, dei liberali riformisti e dei nuovi repubblicani, moderno e libertario dove una nuova classe dirigente potrà contribuire alla crescita del nostro Paese.
E questo con l’indispensabile contributo di tutti i vecchi compagni che ora debbono avere il coraggio di accettare questa dura ma entusiasmante sfida, contro la destra autoritaria e la sinistra massimalista e conservatrice.
On Giovanni Crema 21-4-2026


1 commento
L’analisi di Giovanni Crema conserva oggi, forse più di ieri, una straordinaria attualità. La sua riflessione coglie un punto essenziale: il riformismo non può limitarsi a custodire una memoria, per quanto nobile, ma deve tornare ad essere una cultura di governo, capace di elaborare idee, formare classe dirigente e offrire risposte credibili alle trasformazioni del nostro tempo.
Condivido, in particolare, la difesa della centralità del Parlamento, della democrazia rappresentativa e del diritto dei cittadini a scegliere realmente i propri rappresentanti. Senza istituzioni autorevoli e senza partiti democraticamente organizzati, il rischio è quello di sostituire la politica con il populismo, la competenza con l’improvvisazione e il confronto con la semplificazione.
È proprio per questo che il progetto di una nuova Casa dei riformisti assume un valore che va ben oltre la semplice ricomposizione di esperienze politiche affini. Esso rappresenta l’ambizione di restituire dignità alla politica come servizio, di ricostruire un pensiero riformatore fondato sulla libertà, sulla giustizia sociale, sull’europeismo e sulla cultura della responsabilità.
Saragat ci ha insegnato che il socialismo, quando perde la libertà, tradisce se stesso; Turati, prima ancora, aveva compreso che il progresso sociale non nasce dalle scorciatoie massimaliste, ma dalla paziente costruzione delle riforme, dal rispetto delle istituzioni e dall’elevazione civile delle classi popolari. È in questa tradizione, insieme socialista, democratica e liberale, che deve ritrovare forza una moderna cultura riformista.
Se sapremo raccogliere davvero questa eredità, senza trasformarla in una reliquia e senza disperderla in formule organizzative prive di anima, il riformismo potrà tornare ad essere non la nostalgia di ciò che è stato, ma la speranza concreta di ciò che il Paese ha ancora urgente bisogno di diventare.