Di Angioletta Massimino
Non ritengo possa continuare questa barbarie dei festeggiamenti per l’8 Marzo, poiché non c’è alcunché da festeggiare fino a quando esisterà il problema della violenza sulle Donne, quindi qualcosa deve necessariamente cambiare.
L’8 Marzo dev’essere per noi Donne “Un giorno di lotta e di orgoglio. Un grido di battaglia contro la violenza, la sopraffazione e la tortura psicologica, da qualsiasi genere esse provengano. Una battaglia di civiltà”.
Un tema, questo della violenza sulle Donne, che mi sta molto a cuore e che impegna giornalmente la testa e il cuore di chi, in quanto Donna, si sente violentata per ogni notizia di violenza su una Donna, o perché torna alla memoria tutta la violenza subìta personalmente negli anni da chi, vivendo in famiglia, benché psicopatico violento da internare in qualche struttura psichiatrica, sfogava giornalmente la sua ira malata sulla sua vittima prescelta.
È importante che noi tutti ci si interroghi e si rifletta su quella che ormai è diventata una vera “mattanza”, una piaga sociale incancrenita, e tutti insieme dobbiamo assolutamente porvi rimedio, perché da soli siamo tutti piccoli, Uomini e Donne, ma assieme possiamo diventare GRANDI e fare GRANDI COSE!
Dobbiamo riuscire, in qualunque modo, ad incidere sul tessuto sociale, sia per far sì che si riesca a prendere coscienza della gravità del problema che ancora sussiste, sia per portare le vittime di violenza a non sentirsi più sole e quindi a trovare il coraggio di condividere il proprio problema, il proprio dolore, la propria sofferenza, arrivando così all’abolizione di retrograde tradizioni e dannosi schemi del passato, legati all’omertà e quindi al SILENZIO.
Il SILENZIO e la cultura del SILENZIO, ammannita per secoli ad intere generazioni, è il problema più grave che abbiamo, specie in Sicilia, e contro cui dobbiamo fortemente lottare.
Come disse qualcuno, “l’unica paura che ci è concesso di avere è solo quella di aver paura”!
Il SILENZIO sulle violenze subìte è una gravissima forma di mancanza di rispetto per se stessi, che abilita gli altri, nella loro perversa “forma mentis”, a continuare a mancarci di rispetto, il che ci rende complici di chi ci fa del male e corresponsabili della violenza subìta!
Il problema, purtroppo, è innanzitutto culturale, in Sicilia e ovunque, e parte sempre da una condizione di subcultura, di violento arcaismo che autorizza lo scempio e la brutalità nei confronti delle Donne.
Sarebbe necessario, però, che anche gli Uomini, quelli dotati di un minimo di intelligenza e cultura necessari per avere rispetto delle Donne, si rendessero conto che per primi devono porsi in una condizione di ribellione nei confronti della violenza usata e perpetrata da ‘uomini mancati’ sulle Donne.
Dai signori Uomini ci aspettiamo una presa di coscienza riguardo al degrado in cui l’essere umano di genere maschile sta portando, eticamente, se stesso.
Se all’interno delle famiglie, questi criminali che usano violenza contro un familiare vengono protetti dal resto della famiglia, per paura di affrontare il giudizio dell’opinione pubblica (il cosiddetto ‘occhio sociale’), e quindi la vergogna, anziché dare giustizia, onore e rispetto a chi la violenza l’ha subìta e magari si ammala per questo, in Italia, e soprattutto in Sicilia, potrà cambiare ben poco.
Certo ne è passato di tempo e di cambiamenti ce ne sono stati rispetto all’evento datato 1965 quando Franca Viola di Alcamo rifiutò, a chi l’aveva rapita, il famoso matrimonio riparatore. Il suo è un nome da non dimenticare: quell’episodio, infatti, si collocò al centro di un decennio in cui si diffuse anche l’idea che la maternità non era un obbligo, ma una scelta.
Questo importante cambiamento era dovuto al mutamento dei costumi sessuali, al diffondersi degli anticoncezionali, all’inizio della battaglia abortista.
Oggi la volontà, l’impegno, la pertinacia, la lotta per le cause giuste, possono cambiare anche tutto ciò che sembra immodificabile.
E qui in Sicilia l’immodificabilità è una cultura, è un ‘modus vivendi’, è rassegnazione gattopardesca!
È tempo di finirla, però, con questo modo di pensare e di essere, è tempo di tirare fuori il nostro orgoglio, la nostra dignità, il nostro onore di Donne Siciliane, per batterci da vincitrici per i nostri sacrosanti diritti, primo fra tutti il diritto al rispetto e alla nostra integrità fisica!
È tempo di svegliarci e di denunciare ad alta voce tutte le storture, le violazioni dei nostri diritti, le illiceità, le mafiosità, i soprusi, i ricatti, le minacce, le prepotenze, i compromessi propostici.
SVEGLIAMOCI DONNE! E DICIAMO BASTA AL SILENZIO!
Le famiglie diventano luogo dove Donne e bambine corrono grandi pericoli, proprio in quell’ambiente che dovrebbe essere il luogo per loro più sicuro.
Per molte, la casa diventa il luogo della paura e della violenza, violenza esercitata da mariti, compagni, padri, fratelli; ‘uomini mancati’ verso i quali se fossero Uomini veri e mentalmente normali, si dovrebbe poter avere un sentimento di piena fiducia.
Queste Donne vivono una tale sofferenza psicologica e fisica, da renderle incapaci di difendersi, di prendere decisioni, autonomamente, che tutelino loro stesse e i loro figli, ma soprattutto incapaci di chiedere aiuto.
I loro diritti vengono umiliati e le loro vite vengono messe a rischio dalle continue minacce e dalle azioni violente subìte, le loro speranze e il loro futuro compromessi per sempre, le loro vite spezzate.
La violenza, al contrario di quanto si possa pensare, è solo segno di debolezza.
Dietro questa violenza c’è spesso una fragilità che non si riesce a riconoscere.
Nella stragrande maggioranza dei casi, c’è un’incapacità di stare nella relazione, di gestire conflitti, solitudini, paure d’abbandono, oppure paura di confrontarsi e di sentirsi inferiori, paure che sfociano in gravi complessi d’inferiorità, che per essere superati si ritiene l’unica strada possibile sia mostrare una propria superiorità fisica, usandola nel modo più basso e infimo possibile: la violenza!
Citiamo, a questo punto, i primi due articoli della tanto disattesa “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo” (ONU 1948):
ART.1. – TUTTI GLI ESSERI UMANI NASCONO LIBERI ED EGUALI IN DIGNITÀ E DIRITTI. ESSI SONO DOTATI DI RAGIONE DI COSCIENZA E DEVONO AGIRE GLI UNI VERSO GLI ALTRI IN SPIRITO DI FRATELLANZA.
ART. 2. – COMMA 1. – AD OGNI INDIVIDUO SPETTANO TUTTI I DIRITTI E TUTTE LE LIBERTÀ ENUNCIATI NELLA PRESENTE DICHIARAZIONE, SENZA DISTINZIONE ALCUNA, PER RAGIONI DI RAZZA, DI COLORE, DI SESSO, DI LINGUA, DI RELIGIONE, DI OPINIONE POLITICA O DI ALTRO GENERE, DI ORIGINE NAZIONALE O SOCIALE, DI RICCHEZZA, DI NASCITA O DI ALTRA CONDIZIONE.
Il 17 dicembre 1999 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò la risoluzione 54/134 con cui scelse la data del 25 novembre per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le Donne, in omaggio alle sorelle Mirabal, che ebbero il coraggio di lottare per la libertà politica del loro paese, la Repubblica Dominicana, opponendosi ad una delle tirannie più spietate dell’America Latina, quella del dittatore Rafael Leònidas Trujillo, giunto al potere nel 1930 attraverso elezioni truccate.
I più fondamentali diritti, quali la vita, la libertà, l’integrità corporea, la libertà di movimento e la dignità della persona, vengono violati giornalmente a discapito delle Donne.
La violenza sulle Donne non è un’emergenza, quindi, ma un fenomeno strutturale in una società che pone Uomini e Donne in una condizione di disparità, dove la Donna è vittima in una situazione di dominio, di possesso e d’inferiorità.
L’Italia è gravemente in ritardo riguardo alla prevenzione, protezione delle vittime e punizione dei colpevoli, infatti è solo nel 2013 che si è giunti alla formulazione di una legge conosciuta come ‘Legge sul Femminicidio’, n. 119/2013, dopo la ratifica della Convenzione di Istanbul, e ancora nel 2019 la legge n. 69 sul ‘Codice Rosso’, la quale prende il nome dal colore del codice d’emergenza usato per segnalare i casi di violenza di genere.
Il suo obiettivo principale è quello di contrastare la violenza contro le Donne, migliorare la protezione delle vittime e rendere più efficace l’azione delle forze dell’ordine, introducendo diverse misure significative per affrontare la violenza di genere, come la formazione delle forze dell’ordine, modifiche al codice di procedura penale e incremento delle pene.
La violenza sulle Donne va contrastata, però, soprattutto con il cambiamento radicale di una cultura e di una mentalità inadeguate, con la rappresentanza appropriata delle Donne in ogni ambito della società, con un uso non sessista delle immagini, con un intervento fermo e repressivo da parte delle Istituzioni nei confronti degli ‘uomini mancati’ che commettono questi reati.
Diventa, perciò, indispensabile che il tema venga affrontato, proprio per la gravità che riveste, facendo ricorso a molteplici strumenti, quali programmi di educazione dei sentimenti e formazione sui ‘diritti e doveri di maschi e femmine’, azioni positive per l’uguaglianza di genere, l’introduzione di modelli positivi fin dalla Scuola materna.
Il proseguimento e il potenziamento delle buone pratiche realizzate in molte realtà, dovrebbero essere portate a sistema nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale, per alleviare e prevenire comportamenti violenti.
Necessario risulta, quindi, il mantenimento di risorse per i Centri antiviolenza e i programmi di tutela e reinserimento nella società e nel mondo del lavoro delle Donne maltrattate, nonché il sostegno agli Enti locali e alle numerose associazioni di volontariato, che intervengono quotidianamente.
Per questa ragione Donne e Uomini devono dare il loro contributo, perché senza una vera partecipazione delle cittadine alla cosa pubblica avremo sempre una democrazia imperfetta.
Non possiamo più stare in attesa di tempi migliori, dobbiamo unirci per organizzare il nostro impegno, iniziando a trasformare le idee in azioni.
Abbiamo bisogno di un linguaggio comune per poter cominciare a parlare, pianificare ed agire!

