di Francesco Losito, Avvocato specializzato in Diritto Internazionale, Fallimentare e Societario
Proprio oggi, 12 febbraio 2026, ricordiamo un anniversario particolare: sono trascorsi 222 anni dalla scomparsa del grande filosofo dell’illuminismo.
Diventa quasi automatico pensare al finale della Critica della Ragion Pratica (1788) e ad una delle pagine sacre della letteratura filosofica di ogni tempo ancora oggi necessarie per la nostra interiorità.
La chiave di lettura del passo è l’antinomia. L’infinitamente grande inconsapevole (il cielo stellato) e l’infinitamente piccolo consapevole (io invisibile e la sua legge morale):
«Due cose riempiono l’animo di ammirazione e di venerazione sempre nuove e crescenti, quanto piú sovente e a lungo si riflette sopra di esse:
(la prima); il cielo stellato sopra di me, (la seconda), la legge morale dentro di me.
Non si tratta di due cose che io debba cercare o semplicemente supporre come se fossero avvolte nelle tenebre, o situate nel trascendente al di là del mio orizzonte; io le vedo dinnanzi a me, e le congiungo immediatamente con la coscienza della mia esistenza.
La prima comincia dal posto da me occupato nel mondo sensibile esterno, e allarga la connessione in cui mi trovo in una ampiezza sconfinata, con mondi e mondi, sistemi e sistemi, e inoltre nei tempi illimitati del loro movimento periodico, del loro principio e della loro durata.
La seconda comincia dal mio «io invisibile», dalla mia personalità, e mi rappresenta in un mondo che ha la vera infinità, in cui soltanto l’intelletto è in grado di penetrare, col quale io mi riconosco in una connessione non contingente come la prima ma universale e necessaria.
La vista di una molteplicità innumerevole di mondi riduce e in un certo modo annulla la mia importanza di creatura animale che deve restituire nuovamente al pianeta, un semplice punto nell’Universo, la materia di cui è formata, dopo essere stata dotata per breve tempo, e non si sa come, di forza vitale.
L’altra vista, invece, innalza infinitamente il mio valore, come proprio di un’intelligenza attraverso la mia personalità in cui la legge morale mi rivela una vita indipendente dall’animalità e anche da tutto il mondo sensibile».
Per l’odierna cultura – che sembra dominare la vita di ognuno di noi – ha una sola direzione: quella orizzontale (cioè riguarda la natura e la storia dentro le quali ci ritroviamo inseriti e che ci trasportano in avanti come un interminabile tapis roulant) e che la dominante morale è solo una convenzione per le masse finalizzata a non farsi troppo male a vicenda, ma non ha nulla a che fare con la logica della vita, la quale, esattamente al contrario, compie la sua vera natura nell’infrangerla.
Senza dimenticare un pensiero di Hanna Arendt:
«Dunque ciò che ci salva dall’annientamento o dall’essere un semplice puntino nell’infinità dell’Universo, cioè ciò che ci salva dalla paura radicale del nulla, è questo “io invisibile” capace da solo di contrapporsi all’Universo infinito».
Sono solo considerazioni, ma varrebbe la pena tenerle bene a mente.

