Il caso Ricci non sta veramente in piedi. L’ex sindaco di Pesaro, attuale europarlamentare e ora candidato presidente alla regione Marche, é stato raggiunto da un avviso di garanzia per corruzione. L’accusa é in realtà rivolta a due collaboratori a cui due società promotrici di eventi avrebbero pagato anche spese personali. Lui, Matteo, non ha avuto né un ruolo nell’affidamento dei lavori perché tale incombenza secondo la legge spetta a un dirigente, né un vantaggio “patrimoniale”, ma “un rilevante beneficio in termini di accresciuta popolarità e consenso”. Cioè Ricci avrebbe tratto un vantaggio politico da eventi al cui affidamento diretto non aveva responsabilità e dall’esecuzione dei quali non aveva conseguito vantaggi patrimoniali (cioè soldi). Ben curioso il capo d’accusa. Se io acquisto popolarità e ricavo consenso dall’edificazione di un ponte, di una strada, di un parco, di uno stadio, rispetto ai quali non ho alcun potere diretto di affidamento né ho ricavato da essi risorse personali, ma che mi hanno giovato sul piano elettorale posso essere indagato. In effetti Ricci, dopo essere stato sindaco, é stato anche eletto europarlamentare. In caso contrario, se cioè non fosse stato eletto sindaco e poi europarlamentare, il reato non ci sarebbe perché egli non avrebbe acquisito “un rilevante beneficio in termini di accresciuta popolarità e consenso”. Insomma bisogna essere più deficienti per la Procura, avere pochi voti ed essere battuti per essere considerati onesti e non sottoponibili a inchieste. Rovesciamo la politica. Eleggiamo chi prende pochi voti e inquisiamo chi ne prende troppi. Se così è stabiliamo anche un limite oltre il quale l’indice di popolarità e di consenso non può andare perchè può essere *rilevante*. Una volta, nella mia ultracinquantennale esperienza politica, mi capitò di inserire in lista alle comunali un tale che poi prese zero voti. Gli chiesi perché non si fosse votato nemmeno lui. Mi rispose: “Per non dare nell’occhio”. Forse aveva capito già….
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Direttore. Nasce a Reggio Emilia nel 1951, laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Bologna nel 1980, dal 1975 al 1993 é consigliere comunale di Reggio, nel 1977 é segretario provinciale del Psi, nel febbraio del 1987 è vice sindaco con le deleghe alla cultura e allo sport, e nel giugno dello stesso anno viene eletto deputato. Confermato con le elezioni del 1992, dal 1994 si dedica ad un’intensa attività editoriale (alla fine saranno una ventina i libri scritti). Nel 2005 viene nominato sottosegretario alle Infrastrutture per il Nuovo Psi nel governo Berlusconi. Nel 2006 viene rieletto deputato nel Nuovo PSI. Nel 2007 aderisce alla Costituente socialista nel centro-sinistra. Nel 2009 é assessore allo sport e poi all’ambiente nel comune di Reggio. Dal 2013 al 2022 dirige l’Avanti online.


4 commenti
Di questa magistratura, di queste indagini ad orologeria , non se ne può più
È la storia del non poteva non sapere
Pare anche a me che il teorema del “non poteva non sapere”, cui fa cenno Simona, non dovrebbe trovare mai applicazione, in assenza di altri elementi, ma è comunque sconsolante vedere che tra gli odierni sostenitori di questa tesi, giustamente garantista, vi sia anche chi con convinzione, pure fra i cosiddetti “amici del bar, sosteneva all’epoca, ossia un qualche decennio fa, l’agire di quelle piazze che invocavano a gran voce il ricorso a detto teorema.
Paolo Bolognesi 27.07.2025
Mi ricorda la vicenda di Massimo Rutelli, capo del defunto partito della Margherita. Il suo cassiere, Luigi Lusi, fece man bassa dei fondi del partito e fu indagato per corruzione e appropriazione indebita. E Rutelli? Lui disse di non sapere cosa stava facendo il suo cassiere con i soldi del partito. Che sarebbe un po’ come dire che un ladro ruba a casa mia e io non mi accorgo che sta rubando. Possibile che Ricci non sapesse cosa stessero facendo due suoi stretti collaboratori? Anche avere un vantaggio in termini elettorali è una forma di favoreggiamento. La corruzione non è necessariamente pecuniaria, anche perché le tangenti oggi si chiamano regali, auto, prosciutti, casse di vino pregiato, cene nei ristoranti di lusso. Ma tanto farà come Rutelli: “Io non sapevo cosa stavano facendo i miei collaboratori”. Insomma, chi controlla i controllori?