- Di Edoardo Crisafulli
Leopoli-Lviv, giovedì 6 luglio: ore 2.36, notte fonda, buio pesto – tremendo, il boato: tremano le finestre di casa mia. Dormivo come un sasso, accidenti!, mi capita così raramente dacché è deflagrata questa guerra maledetta e, dopo una pausa italiana, sono rientrato in Ucraina – un anno fa, in questa città. È un missile russo, un Kalibr, che m’ha dato la sveglia. Non avevo sentito l’allarme antiaereo. Sì, si vive così in Ucraina. Lo sapete dove mi trovo? A un tiro di schioppo dall’Unione Europea: a settanta chilometri c’è la frontiera polacca. Leopoli è la capitale della Galizia, regione occidentale dell’Ucraina, un tempo parte dell’Impero asburgico. Mitteleuropa: cuore pulsante dell’Europa. Stupende, le sue chiese e i suoi edifici barocchi, alcuni progettati da architetti italiani; Italo Svevo vi soggiornò brevemente: Trieste, anch’essa ex asburgica, dista circa 1.200 chilometri. Tristissimo, il computo delle vittime: dieci morti, tutti civili, il più giovane un ragazzo di 24 anni. Poteva essere mio figlio. Quarantadue i feriti, fra cui alcuni bambini. Negano, i russi. Eppure le prove ci sono: uno dei missili intelligenti ha sventrato un condominio. Decine gli appartamenti distrutti.
I nostri servizi di sicurezza, efficientissimi, mi chiamano subito, mi ingiungono di andare nel mio garage, un seminterrato sicuro che funge da rifugio. Ore 2.46 sto scendendo le scale – l’ascensore potrebbe bloccarsi –, BOOOM, è arrivato l’altro missile, lanciato, a quanto pare, da una nave russa nel Mar Nero. Il botto è ancor più fragoroso. La puzza appesta l’aria linda di Leopoli: è intensa, nauseante: plastica e legno e forse anche benzina che bruciano. L’ululato lugubre della sirena si spande per la città sonnolenta, come se un lupo gigante ci volesse svegliare da un bosco vicino. A quante centinaia di metri sono scoppiati questi missili assassini? Non lo voglio sapere, né lo direi se lo sapessi: meno informazioni si danno al nemico e meglio è. Quel che posso dire: è terrorismo puro, questo. Il messaggio è diabolicamente cristallino: possiamo colpirvi nelle retrovie, quando e come vogliamo, dove ci pare e piace. Gli ucraini hanno la scorza dura, non si faranno intimidire.
Nel rifugio sbadiglio più per l’ansia che per la stanchezza, osservo i miei vicini assonnati – signore anziane, bimbi in braccio alle mamme, i bambini più grandicelli che giocherellano poco convinti. Mi viene in mente ciò che disse il leader socialista Mitterand, all’epoca delle manifestazioni per la pace dei primi anni Ottanta, cui, ahimè partecipai anch’io come figiciotto (giovane comunista) di belle e ingenue speranze: ‘i pacifisti sono a Ovest; i missili sono a Est’. Nel 1987, resomi conto che quel pacifismo puzzava di resa incondizionata ai sovietici – lo finanziava l’URSS tramite il Partito comunista italiano –, e folgorato dal governo Craxi, entrai nel partito socialista. Sono passati ben 36 anni. Pazzesco come in Italia cambi così tanto in superficie, e pressoché nulla in profondità: c’erano i finanziamenti occulti dall’URSS quella volta, ci sono quelli segreti dalla Russia dispotica oggi; c’erano i “pacifinti” allora, e ce ne sono a bizzeffe tuttora (coloro che denunciano solo gli americani e gli israeliani); c’erano i giustizialisti che tiravano le monetine a uno statista che aveva difeso la sovranità d’Italia (Sigonella) e la libertà occidentale (Craxi volle la Biennale del dissenso, a Venezia; e diede il via libera ai Pershing e Cruise in Italia, visto che i sovietici non facevano marcia indietro sui loro SS20), e ci sono i loro eredi. Si rispecchiano in un quotidiano, Il Fatto Quotidiano, che demonizza Craxi e il PSI per le tangenti prese durante la Guerra fredda, ma fa mille sconti a un leader, Putin, che viola con violenza il diritto internazionale. C’era, infine, l’ipocrisia allora e c’è oggi: il riarmo, in Occidente, si chiamava deterrenza, a fini pacifici. Per l’URSS, che mirava a ‘finlandesizzare’ l’Europa occidentale, era uno strumento di ricatto. Ecco cosa scriveva in quegli anni lo scrittore russo Iosif Brodskij, premio Nobel per la letteratura: “la corsa agli investimenti militari non è pazzia: è il migliore strumento disponibile per condizionare l’economia del tuo avversario, e al Cremlino l’hanno capito a meraviglia.” Noi pacifisti, nelle piazze italiane, inveivamo contro la NATO mentre la Russia sovietica invadeva l’Afghanistan e, al tempo stesso, infiammava la Guerra fredda dispiegando appunto i nuovi missili tattici SS20. Oggi, di nuovo, i russi invadono, aggrediscono e gli eredi quei pacifisti – io, almeno, mi sono ravveduto – chi accusano, bava alla bocca? Di nuovo: la NATO e i perfidi ‘amerikani’.
Cosa si prova in quei momenti, mentre ti bombardano? Me lo chiedono in tanti. Beh, tanta paura – ovvio. Ma un dipendente della Farnesina di stanza in luoghi caldi è corazzato: il pericolo lo mette in conto. Intendiamoci: il nostro Ministero ci assicura eccellenti standard di sicurezza (l’Istituto Italiano di Cultura che dirigo è un ufficio dell’Ambasciata), mica ci spediscono al fronte. Non è piacevole, in ogni caso, esser svegliati da bombe o raffiche di mitra. Serbo un ricordo vivido dei Katiusha che piovevano a Haifa nel 2006 – era la guerra d’aggressione che Hezbollah aveva dichiarato a Israele. La paura svanisce appena ti rendi conto d’essere incolume, ecco che subentra il senso di colpa: ‘sono qui che mi lamento per una notte insonne e un po’ di tachicardia, e…. tutte quelle vite sono state recise, pensa ai ragazzi morti sotto le macerie: è come se avessero calpestato bei fiori appena sbocciati in un’aiuola’. Il sentimento che prevale, a questo punto, è la rabbia; lo sdegno tracima e non lo fermi.
Non sono arrabbiato solo con Putin, il regime dispotico in Russia e gli scherani che lo sostengono. La rabbia – forte, debordante – la provo anche nei confronti dei nemici della società aperta che sgambettano, liberi, a casa nostra. Non ce l’ho con i sottoproletari ingrugniti: capirei l’odio antioccidentale da parte dei perdenti. No, mi riferisco ai radical-chic, i quali, sorseggiando il prosecco agli apericena in via Montenapoleone o ai Parioli, aggrediscono l’Occidente libertario piuttosto che i tiranni aggressori. Fa più figo, evidentemente. L’Occidente democratico è l’ombelico del male, evidentemente. Se leggi certe dichiarazioni quando sei in un rifugio per via dei missili la rabbia ti monta dentro che è una meraviglia. Perché nulla può giustificare gli attacchi premeditati contro i civili. E poi c’è il libero arbitrio: Putin e i suoi consiglieri non ne sono forse dotati? Non odio nessuno, neanche i carnefici russi: non ne sono capace, e odiandoli non risolverei nulla.
Compatisco gli intellettuali che un giorno, se Dio vorrà, si vergogneranno delle loro sparate: Franco Cardini, insigne storico; Luciano Canfora, celebre filologo; Carlo Rovelli, brillante fisico. Carissimi, vi invito qui, a spese mie. Ah, preferite stare a casina vostra, spaparanzati a pontificare sul sofà di un attico o impettiti in una trasmissione televisiva che vi garantisce notorietà? Beh, è facile, e pure conveniente, lisciare il pelo a un pubblico malmostoso, che ha attacchi di bile solo quando vede la bandiera a stelle e strisce. Ed è così nobile battersi il petto recitando i mea culpa per le nefandezze dell’Occidente cattivo: tanto la NATO e gli USA vi proteggono lo stesso! Ah, ed è così esaltante accusare gli altri di ipocrisia, togliendo con un ghigno la pagliuzza dagli occhi altrui, vero? A proposito di Hezbollah: non c’è movimento più eterodiretto di quello: vi militano terroristi-burattini. Che c’entra Hezbollah, movimento sciita libanese, con la causa palestinese? Nulla, assolutamente nulla. Hezbollah è finanziato dagli iraniani in funzione antiisraeliana. E che c’entra, di grazia, l’Iran con la Palestina? Nulla, assolutamente nulla. Gli iraniani non sono neppure arabi! Ebbene, i nemici dell’Occidente sbraitano da ben 500 giorni di guerra per procura in Ucraina, su mandato dei perfidi ‘amerikani’, quando è evidente che gli ucraini difendono la loro terra da una aggressione ingiustificata e ingiustificabile. Mentono scientemente, con malignità, i nemici dell’Occidente che amano le scarpe di Gucci e parlano con la erre moscia o con l’eloquio forbito. Cosa li motiva? L’odio, la frustrazione o il narcisismo? Non di certo la logica: non è forse una guerra per procura – insensata e criminale, peraltro – quella che Hezbollah, nel 2006, dichiarò – a suon di Katiusha sulla popolazione civile – a Israele, Stato democratico che agli sciiti non aveva torto un capello? Io ero lì, ho visitato l’Ospedale Rambam di Haifa, dove curavano ragazzi con arti amputati dai razzi di Hezbollah. I nemici dell’Occidente tacevano allora, e tacciono oggi. Il loro cuore, forse, batte per Khomeini e i Jihadisti – gli USA, l’incarnazione del Grande Satana?

