Di Paolo Cristoni
Dopo le elezioni regionali del 17 novembre sembra çhe tutto sia facile da spiegare. Vince il PD, perdono tutti gli altri, compreso Fratelli d’Italia hanno perso di brutto. Il nuovo presidente è un galantuomo e la perdente è una professionista troppo colta e signorile da non poter sopportare chi pensa, nel suo campo, a richiamare Vannacci come competitor adeguato a risollevare una destra senza prospettiva, almeno in regione. Ma un problema c e:la maggioranza non è andata a votare. Allora proviamo a capire se la politica può riprendersi il popolo degli anni duemila.
Analizzando i dati viene in mente un vecchio adagio: la paura fa novanta. Dopo la Liguria dove il candidato
Del centro sinistra, non di razza ne simpatico tantomeno capace di aggregare, nella nostra regione Bonaccini ha scelto e proposto il riformismo comunale chiamando il meglio di una generazione di
Amministratori locali conosciuti e in grado di fare collante con un mondo civico non qualunquista e
Rispettoso di partiti associazioni ,mondo imprenditoriale piccolo e grande. A questo è servito al grande elettorato per votare il PD e lasciar un po’ di spazio al cosidetto campo largo. E il risultato è sotto gli occhi di tutti. Contro la paura di avere i salviniani o i meloniani che dipingevano una regione da far nera hanno deciso che il colore riformista era difeso dal PD e gli altri avevano un piccolo spazio molto inferiore a quello naturale. A cominciare da verdi e sinistra, dai grillini alla lista riformista formata in fretta
E caduta su qualche inciampo personale e di candidati ognuno per se .Ma il vero punto è risultato essere la débâcle social: il casa per casa ,il rapporto coi cittadini, la vicinanza col popolo non si è fatta sentire.
Basta confrontare le manifestazioni finali dell’ultimo Bonaccini con quelle del 15 novembre.
Ha ragione il prof Pasquino a ricordare le tre ragioni di una crisi partecipativa .Una parte delle quali e particolarmente cattiva: molte persone volevano andare a votare e non potevano per impedimenti personali. I partiti della regione erano attenti ad assistere anziani e bisognosi aiuto. Li conoscevano e preparavano militanti a questo soccorso. E qui la guerra fra candidati che oggi riempiono i giornali per il numero di preferenze hanno fatta cene, aperitivi e altre iniziative ma poco o niente verso la rivalutazione di una militanza giorno per giorno. Quando si dice tutti uguali o vi fate sentire solo dopo per il voto ci si riferisce proprio a questo. Nei seggi non si sono visti movimenti di azione politica di tipo antico. Salvo casi particolari encomiabili la guerra sulla preferenze non ha portato partecipazione, ma nuovi motivi di scontro.
Invece la nostra regione deve reinvestire sul valore della partecipazione aldilà del terzo settore e dello associazionismo senza simboli: che va bene di fronte alle emergenze-che opportunamente vanno evitate con adeguate politiche giorno per giorno da parte delle istituzioni-ma la politica che ci vuole è quella
Del confronto vero sulle idee. E la costituzione la fissa nei partiti e nelle organizzazioni economiche e civili
Dove lo scontro nasce e si chiude con la ricerca delle soluzioni. E vale per tutti: maggioranze e opposizioni. Valgano le parole e gli insegnamenti del nuovo presidente della regione :appena ha vinto telefona al primo ministro per proporre un patto repubblicano per risolvere i problemi. Sanita, scuola territorio, trasporti e assistenza ai più fragili sono azioni per tutti i cittadini . Cosi si potrà dire che la politica recupera il popolo e frena arroganza e qualunquismo

