Simone Marassi rilancia la sua iniziativa benefica: una raccolta collettiva di giochi per i giovani pazienti dell’ospedale Gaslini di Genova. Entro il 27 novembre.
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Nel 2017 Simone Marassi riuscì in un’impresa che scaldò il cuore di molti: acquistare una roulotte usata per donarla a una famiglia che aveva perso tutto nel terremoto. Come? Attraverso il crowdfunding, quella forma di solidarietà dal basso che permette a tanti piccoli contributi di diventare qualcosa di straordinario. Oggi quella stessa filosofia del “basta poco” torna con un nuovo obiettivo che commuove: portare gioia e speranza ai bambini e ai ragazzi ricoverati all’Istituto Gaslini.
A differenza delle tradizionali raccolte fondi, il progetto “Regala un sorriso, basta poco” chiede un contributo diretto e personale: scegliere, acquistare e donare un gioco. Chi partecipa non sta semplicemente dando denaro, ma sta personalmente scegliendo un regalo per un bambino o un ragazzo che non conosce ma a cui vuole regalare un sorriso. È un atto più intimo, più personale, più toccante.
Il meccanismo è semplice: acquistare un gioco nuovo e sigillato adatto a bambini e ragazzi dai 6 mesi ai 17 anni, contattare Simone Marassi via email per coordinarsi sulla consegna e donarlo entro il 27 novembre. Non possono essere accettati peluche né giochi usati per ragioni igienico-sanitarie.
Pensare a tutte le età: dai supereroi ai mappamondo
Un aspetto che tocca il cuore dell’iniziativa è l’attenzione all’intera fascia pediatrica, compresi gli adolescenti, spesso dimenticati nelle raccolte benefiche. Immaginate un bambino di tre anni che stringe tra le mani la sua prima action figure di Spiderman, o una bimba di quattro anni che finalmente può giocare con la principessa Elsa che tanto ama. Pensate a costruzioni colorate che si trasformano in castelli e astronavi, a giochi in scatola dove anche dal letto d’ospedale si può diventare protagonisti di avventure straordinarie.
Per i più piccoli, un album da disegno con i colori può diventare una finestra sulla fantasia, un modo per esprimere ciò che le parole non sanno ancora dire. Un puzzle da completare pezzo dopo pezzo insegna la pazienza e regala quella soddisfazione unica quando l’immagine finale prende forma. E perché no, anche un piccolo flipper che con le sue luci e i suoi suoni porta un angolo di sala giochi tra le corsie dell’ospedale.
Man mano che l’età cresce, cambiano i desideri: un mappamondo per sognare i viaggi futuri mentre si è costretti in una stanza, giochi da tavolo complessi per ragazzi più grandi, romanzi young adult che offrono evasione dalla realtà ospedaliera, rompicapo sofisticati che sfidano la mente e tengono vivo il desiderio di scoperta.
Quando il gioco sospende il tempo della malattia
Il personale del Gaslini conosce bene il valore terapeutico del gioco, e soprattutto il suo potere straordinario: quello di sospendere il tempo della malattia. Quando un bambino è immerso in un gioco, quando costruisce, colora, risolve un puzzle o muove un personaggio, accade qualcosa di magico. Per quei preziosi momenti, il tempo dell’ospedale si ferma. Non ci sono più orari delle terapie, camici bianchi, aghi e paure. C’è solo il presente del gioco, dove si può essere semplicemente bambini.
Il gioco aiuta a elaborare emozioni difficili, mantiene vivo un legame con la normalità, distrae dal dolore, favorisce la socializzazione. Ma fa anche di più: crea una bolla temporale dove la malattia non esiste, dove il corpo può riposare dalla lotta e la mente può respirare. È in questa sospensione che avviene la vera guarigione dell’anima, quella che accompagna e sostiene la guarigione del corpo.

Un gioco non è solo un passatempo, è uno strumento terapeutico, un ponte verso la normalità, un messaggio d’amore che dice “non sei solo, qualcuno pensa a te”. È un modo per restituire ai bambini e ai ragazzi ospedalizzati quel diritto fondamentale che la malattia sembra aver tolto: il diritto di vivere il proprio tempo, non quello scandito da diagnosi e cure, ma quello fatto di scoperta, gioia, meraviglia.
La matematica della solidarietà
Un gioco educativo costa circa 15-20 euro, l’equivalente di due pizze o una settimana di caffè. Una cifra piccola che può regalare immensa gioia. Se cento persone donano un gioco da 20 euro, sono 2.000 euro di valore in giochi. Se fossero duecento, 4.000 euro. Non servono benefattori milionari, ma tante persone comuni che contribuiscono con poco secondo le proprie possibilità.
Questa è la forza del crowdfunding: distribuire l’impegno su tante persone in modo che diventi sostenibile per tutti e trasformativo nell’insieme. E ogni partecipante diventa ambasciatore dell’iniziativa, diffondendo il messaggio sui social, coinvolgendo amici e colleghi, creando un effetto domino di solidarietà che scalda il cuore.
Le storie invisibili che ci commuovono
Dietro ogni gioco donato ci sarà una storia che probabilmente non conosceremo mai, ma che vale la pena immaginare. Un bambino di tre anni che durante una chemioterapia troverà conforto stringendo il suo supereroe preferito, e per qualche prezioso minuto si sentirà forte come lui, dimentico del tempo che passa lento in ospedale. Una bambina di cinque anni che con i suoi colori nuovi disegnerà non l’ospedale, ma la casa dove tornerà presto, il giardino dove giocherà, i fiori che sbocceranno in primavera, sospesa in un tempo tutto suo fatto di immaginazione e colori.
Una ragazza di dodici anni che dopo un intervento difficile passerà le ore costruendo un puzzle complesso, ricostruendo pezzo dopo pezzo non solo un’immagine ma anche la propria fiducia nel futuro, perdendosi nel gesto ripetitivo che allontana ogni pensiero alla malattia. Un adolescente che nei momenti di sconforto più profondi farà girare il mappamondo con il dito e sognerà tutti i luoghi che visiterà quando starà bene, perché quel gioco gli ricorda: c’è un mondo intero là fuori che ti aspetta, e questo momento passerà.
Non conosceremo i nomi, non sapremo quale gioco finirà nelle mani di chi, non riceveremo ringraziamenti diretti. Ma questo rende il gesto ancora più puro e autentico: è generosità disinteressata, il tipo di solidarietà che costruisce comunità e ci ricorda la nostra umanità condivisa, quella capacità di prenderci cura gli uni degli altri che ci rende davvero umani.
La scadenza è vicina: 27 novembre. Mancano pochi giorni per fare la differenza nella vita di un bambino che soffre. Oggi stesso, in questo momento, si può entrare in un negozio di giocattoli o fare un acquisto online, scegliere con cura e con il cuore quella principessa, quel set di costruzioni, quell’album da disegno, quel gioco in scatola che può illuminare la giornata di qualcuno. Verificare che sia nuovo e sigillato, scrivere a simone.marassi@yahoo.it per organizzare la consegna.
Ogni giorno che passa è un giorno in meno per raggiungere più bambini e ragazzi, ogni gioco in più può illuminare la giornata di qualcuno che sta vivendo il momento più difficile della sua vita. L’iniziativa si concluderà presto, ma il suo impatto durerà a lungo. I giochi accompagneranno bambini e ragazzi nelle loro degenze, diventeranno ricordi luminosi in giorni bui. E forse, anni dopo, quando saranno adulti, ricorderanno con gratitudine che durante la malattia qualcuno si è preso cura di loro. E faranno lo stesso per qualcun altro, creando una catena di solidarietà e amore che attraversa le generazioni.
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COME PARTECIPARE
Contatto: simone.marassi@yahoo.it
Scadenza: 27 novembre
Cosa donare: giochi nuovi e sigillati per bambini e ragazzi dai 6 mesi ai 17 anni
Non accettati: peluche, giochi usati
Idee di giochi: supereroi e principesse, costruzioni, giochi in scatola, mappamondo, album da disegno con colori, flipper, puzzle, giochi da tavolo, libri young adult
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Simone Marassi ha dimostrato nel 2017 che quando una comunità si unisce con il cuore può compiere piccoli miracoli. Oggi chiede di farlo di nuovo, per i bambini e i ragazzi del Gaslini che hanno bisogno di sentire che non sono soli. Perché il vero crowdfunding non misura solo ciò che si raccoglie, ma i sorrisi moltiplicati, le lacrime di gioia, le speranze rinnovate. E ogni sorriso, in un reparto ospedaliero dove un bambino sta combattendo per la vita, può davvero cambiare tutto.

