Si chiama Mike Maignan, di professione fa il portiere di calcio, è francese, è nero e gioca nel Milan.
Ieri ha pubblicato sul suo profilo instagram una foto con questa didascalia molto forte.
Ce n’est pas le joueur qui a été attaqué. C’est l’homme. C’est le père de famille.
Ce n’est pas la première fois que ca m’arrive. Et je ne suis pas le premier à qui ca arrive.
On a fait des communiqués, des campagnes de publicité, des protocoles et rien n’a changé
Aujourd’hui, c’est tout un système qui doit prendre ses responsabilités
Les auteurs de ces actes, parce que c’est facile d’agir en groupe, dans l’anonymat d’une tribune.
Les spectateurs qui étaient dans la tribune, qui ont tout vu, qui ont tout entendu mais qui ont choisi
de se taire, vous etes complices
Le club d’Udinese, qui a seulement parlé d’une interruption de match, comme si de rien n’était, vous
etes complices
Les instances et le procureur, avec tout ce qu’il se passe, si vous ne faites rien, VOUS SEREZ VOUS
AUSSI COMPLICES
Je vous l’ai déjà dit et s’il faut le répéter encore : je ne suis pas une VICTIME. Et je veux dire merci à
mon club I’AC Milan, à mes coéquipiers, à l’arbitre, aux joueurs de l’Udinese et à tous ceux qui mont
envoyé des messages, qui m’ont appelé, qui m’ont soutenu en privé et publiquement. Je ne peux pas
répondre à tout le monde mais je vous vois et on est ENSEMBLE
C’est un combat difficile, qui va demander du temps et du courage. Mais c’est un combat qu’on gagnera.
(Non è il giocatore ad essere stato attaccato, ma l’uomo e il padre di famiglia. Non sono il primo e non è la prima volta che mi accade. Sono stati fatti comunicati, campagna pubblicitarie, regolamenti, ma nulla è cambiato. È tutto un sistema che deve prendersi le sue responsabilità. Gli autori dell’atto, nascosti nella folla di una tribuna. Gli spettatori che hanno visto, sentito e taciuto sono complici. La società dell’Udinese che ha minimizzato è complice. La federazione e i procuratori se non fanno niente sono anch’essi complici. Lo dico e lo ripeto, non sono una vittima e ringrazio il mio club, i miei compagni, l’arbitro, i giocatori dell’Udinese e tutti quelli che mi hanno mostrato solidarietà in privato e pubblicamente. Non posso rispondere a tutti ma vi vedo e siamo insieme. È una lotta difficile, ci vuole tempo e coraggio ma la vinceremo.)
Purtroppo non é la prima volta che succede ma i fatti di Udine, di sabato sera, riportano sulla ribalta un problema che evidentemente non scompare, resta sopito, ma galleggia come melma in acque chiare.
I “buu”, gli insulti razzisti, sono l’effetto di gente che vive chiaramente in stato di sub-cultura.
Ma non basta per dare una spiegazione.
Si tratta di livelli di abbrutimento che sono esaltati anche dai comportamenti di personaggi che sono di riferimento nella società e che sono oggetto di emulazione.
Ma secondo voi anni e anni di battaglie contro la immigrazione, unico mantra e messaggio politico che è stato lanciato, volete che non abbia ingenerato certi sentimenti e non abbia trasformato le idee (sbagliate) espresse e diffuse contro il fenomeno dell’immigrazione in convinzioni, diffuse tra la gente, contro o gli immigrati e i neri?
I razzisti che occupano alcune fasce sociali non sono solo ignoranti e stupidi ma sono anche aizzati dalla interpretazione (distorta) che danno a parole, dichiarazioni e informazioni che ascoltano di continuo sui media.
Si tratta di condizionamenti indubbiamenti incisivi ma la radice è comunque chiaramente culturale.
Di persone che non sanno che il genere umano nasce nero e viene dall’Africa e poi alcuni si sono scoloriti in territori più freddi, e non nasce bianco che nei paesi caldi ha subito genetiche abbronzature.
Di persone che fanno la prima comunione, che si sposano in chiesa, che a Natale e Pasqua andranno pure a messa, ma che dimenticano che Jesù era scuro di pelle e di quei neri era cugino neanche tanto lontano; ma soprattutto che è morto in croce per dire, diffondere e difendere idee che si pongono all’opposto dei loro comportamenti.
Di persone che non sanno che frasi e disprezzi, simili ai loro comportamenti, le hanno subite i loro nonni e bisnonni quando, a cavallo tra l’800 e il 900, emigravano all’estero.
E non bastano le scuole, nelle quali comunque si può e si deve fare ancora molto per insegnare certi valori e cancellare certi disvalori, ci sono le famiglie alle quali tutti, ma proprio tutti, quelli che contano, che vanno sui media, che fanno opinione, devono dare dei messaggi di solidarietà, di fratellanza e tolleranza verso chiunque sia per cultura, religione o solo per colore della pelle diverso da noi.
Ma soprattutto arrivino messaggi di ferma condanna di fronte ad atteggiamenti o comportamenti razzisti.
Perché solo così si educano anche certi adulti che ahimé a scuola ormai non vanno più.
Solo così può e deve crescere la società.
Negli anni ‘80, se questo paese era la V potenza mondiale era dovuto anche all’alto livello culturale e di civiltà della nostra popolazione che i segnali di razzismo li reprimeva al suo interno e gli autori venivano isolati, emarginati, umiliati, costretti a vergognarsi di quel che dicevano o facevano.
Si era razzisti con i razzisti. Sembra un paradosso ma funzionava così. E funzionava anche il paese.
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Vice Direttore. Nato nel 1956, studi classici e poi laurea in giurisprudenza, oggi è avvocato nella sua città, patria di Ovidio e Capograssi: Sulmona. Da bambino, al seguito del padre ingegnere, ha vissuto, dall’età di 6 sino ai 12 anni, in Africa, tra Senegal, Congo, Ruanda, Burundi, rimanendo anche coinvolto nelle drammatiche vicende della rivolta del Kivu del 1967. Da pochissimi anni ha iniziato a cimentarsi nell’arte della letteratura e ha già pubblicato quattro romanzi: “La Foglia d’autunno”, “L’ombra dell’ultimo manto” "I leoni siamo noi" (a quattro mani con la giornalista Francesca Di Giuseppe) e "Virgilia". Quest'ultimo vincitore del premio letterario internazionale Ovidio edizione del 2024. Giornalista pubblicista è anche opinionista del Riformista, di Mondoperaio, del Nuovo Giornale Nazionale. Impegnato in politica è attualmente membro del movimento Socialista Liberale.


1 commento
Ottimo articolo. Complimenti. tuo Giovanni Crema