Più si avvicina la data dei referendum, più la campagna elettorale diventa sguaiata ed ideologizzata. Fra i sostenitori dei due fronti ormai si raschia il fondo della peggiore “cappellata”.
Si dice che sostengono il NO gli amici dei delinquenti che mettono a ferro e fuoco le città durante manifestazioni pubbliche. Peraltro si conia che a votare NO siano “le persone oneste”, che è anche peggio che sostenere che a votare SI siano gli “indagati, i massoni deviati o fascisti”. Un crescendo, appunto, di cappellate in cui il merito non interessa!
Chi sostiene il SI, da subito ha ricercato e manifestato la volontà di rimanere nel merito della riforma per spiegarne il senso e le opportunità. Ben sapendo che non si trattava di un voto politico sul governo Meloni. Basti considerare che a favore si sono espresse illustri personalità innegabilmente riferimento per la sinistra e non imputabili di “intelligenza col nemico”.
Ma sbandierare il pericolo del “fascismo di ritorno” è là confort zone sempreverde, l’occasione “della spallata” è un piatto appetitoso. Salvo non comprendere la differenza fra “tagliata” e “bistecca di tofu”!!
Lo spessore della politica odierna, ormai da diverso troppo tempo, non accetta un confronto libero di idee, ha bisogno di continuare ad arare il campo della faziosità. Ha bisogno del “sangue” come al tempo dei gladiatori. Oggi la politica è contrapposizione di due curve di ultras, i cui leader (capi ultras) esattamente come nel calcio, voltano le spalle al campo di gioco, disinteressandosi di ciò che accade su di esso, intenti a dettare i tempi, a galvanizzare ed aizzare la propria curva, in un crescendo di offese e slogan contro l’altra curva.
Ed il campo di gioco simboleggia il Paese! Proprio come i capi ultras voltano le spalle al campo di gioco, i leader voltano le spalle al Paese. Non curanti dei problemi veri e di cosa ci sia necessità e bisogno. Solo intenti ad esaltare l’identità.
Ovvero coltivare un recinto tanto più identitario quanto più esclusivo. Un recinto che, tutte le ultime tornate elettorali stanno lì coi numeri a dircelo, si fa sempre più ristretto perché molti non stanno a questo gioco e non vanno allo stadio (non vanno al voto!). Quindi anziché capire i motivi del crescente astensionismo, si continua imperterriti con gli editti identitari, con professione di una superiorità morale di cui, francamente si è perso il vero senso apparendo più come un menu a là carte, adattabile a seconda della stagione.
Questa la miseria della politica oggi! Un tempo i partiti avevano intellettuali che riuscivano a fare elaborazioni culturali, cui le classi dirigenti davano sostanza politica attraverso confronti, discussioni, dibattiti anche laceranti. Oggi gli pseudo intellettuali sono veline-portavoce, di cui si sfrutta la credibilità, magari maturata in altri ambiti, per fargli fare il veicolo di slogan stereotipati e far passare il messaggio standard, magari vogliosi di una ribalta parlamentare per domani. Non conta più il merito, ma il chi lo dice: “se lo dice lui allora è vero!”. Un approccio che è la contraddizione piena del confronto e del dibattito. “L’ha detto lui” quindi da sola questa considerazione garantisce legittimità a qualunque cosa quel “lui” sostenga. E pazienza se dice castronerie storiche, immagina cose che non sono fattuali, se contraddice cose che lui stesso un paio d’anni prima ha sostenuto con la stessa prosopopea con cui oggi sostiene l’opposto. “L’ha detto lui”! dunque, diventa patente “di verità”!
La sinistra in questo è diventata maestra. Si prende un personaggio e lo si erge a riferimento solo perché disponibile a sostenere il messaggio che si vuol far passare prescindendo dalla verità dei fatti o dal merito della questione.
Ma di cosa meravigliarci. Abbiamo preso la Salis, incriminata ed incarcerata in Ungheria (paese amico della Meloni) e la si è eletta a simbolo contro il “fascismo di ritorno”. Pazienza se in Italia ci sono cittadini semplici che stanno in galera anni per poi essere scarcerati perché innocenti. Ricordo solo il cittadino sardo rimasto in carcere 33 anni da innocente. Lui non è il simbolo di malagiustizia ci mancherebbe! Mica è stato oggetto di una malagiustizia di destra. Quindi che simbolo può essere! Si prende Soumahoro, lo si elegge deputato perché simbolo del sindacalismo che difende i deboli. Bada lì se poi tanto cristallina la sua vicenda non è. Bada lì se poi addirittura rischi di vedertelo soffiare dalle truppe di Vannacci!! La coerenza, questa sconosciuta, ha lasciato ampio spazio all’ipocrisia.
Insomma la politica diventata esaltazione di simboli vuoti ed incoerenti, dimostra la propria pochezza culturale. La politica che costruisce una visione ed il consenso su questa, è diventata la politica che cerca il consenso purché sia! Oggi serve sostenere una tesi in chiave anti Meloni? allora giù duro tutto va bene e pazienza se significa sostenere cose opposte a quanto fino a pochi mesi prima si sosteneva. Un vuoto totale preoccupante, ma che non preoccupa. E non preoccupa perché l’obiettivo è conquistare il governo contro la destra e pazienza se questo non significa automaticamente governare. Che c’entra, sono leader che aizzano gli ultras mica si pongono l’esigenza di dare una visione al Paese. Ormai la politica è in un circolo vizioso in cui non sin riesce a comprendere che mentre si accusa di fascismo gli altri, si finisce per caratterizzare il “proprio” antifascismo come fascismo moderno!
Una miseria totale, che avvicinandoci al 22/23 marzo darà ancor più prova di ipertrofia sterile. Della serie ne vedremo ancora delle belle! Quindi non facciamoci domande all’apparenza inutili; ma quanti si astengono vale la pena recuperarli? Capire perché si astengono e dare una risposta è inutile? E’ inutile pensare che sia necessario riconquistare i voti di chi oggi si è spostato a destra o li si considera tutti dei neofascisti? La riforma dell’ordinamento giudiziario, in cui si afferma concretamente che il giudice debba essere terzo in un processo, non è un valore di civiltà. D’altronde se siamo nell’agone dei gladiatori è sufficiente un pollice verso per affermare la verità.
Riflettere sarebbe da alta politica, ma dove sono oggi in Italia, ma anche in Europa ad onor del vero, quei grandi leader del passato che hanno fatto la storia del nostro Paese e dell’Europa? I più sono fisiologicamente morti, quelli vivi sono ultra ottuagenari e quelli “nuovi” sanno solo fare i capi ultras.
Non resta che rassegnarci(?!) e lasciar “passare a nuttata”. Ma quante macerie rimarranno sul campo?
Ma quanta amarezza in chi crede che la politica sia un valore positivo!

