è l’ultimo romanzo di Francesca Di Giuseppe, giornalista, scrittrice, operatrice culturale, conduttrice radiofonica nella città di Pescara dove è nata e vive.
Chissà se qualcuno si è mai chiesto per quale ragione quella sfera di cuoio che rotola sull’erba, inseguita da ventidue ragazzotti in mutande, sia diventata una passione talmente forte da aver cancellato qualunque confine e non solo geografico.
Del resto non c’è parte del mondo dove non ci sia una piazzetta nella quale ci sono bimbi che si sentono Pelé, non c’è curva di uno stadio nella quale le emozioni del tifo uniscono ragazzi e ragazze mescolati in una ghirlanda di canti e colori.
E ti ritrovi così a scoprire che pure nel mondo dei libri c’è chi racconta storie che accarezzano il cuore e inumidiscono gli occhi nate tra un rimbalzo e l’altro della sfera di cuoio.
Questa è volta è Dada, affettuoso diminutivo di Diletta, o di Francesca, che racconta una storia di sé in uno scenario ambientato nel mondo del calcio.
La lettura scivola con la stessa delicatezza con la quale le piccolissime onde del calmo adriatico si adagiano sul bagnasciuga. E le parole danno la stessa sensazione di quiete che provi quando quella spumetta garbata ti bagna i piedi mentre il tramonto di una sera di giugno pennella di rosso il tuo cammino lungo il tratto di una spiaggia qualunque.
È la protagonista che ti parla, non della sua vita, non delle sue imprese sul rettangolo di gioco, ma di sé. E già perché le storie dei suoi esordi da giovane calciatrice, dei suoi amori, sono soltanto gli scenari che ti prendono per mano e ti accompagnano per scoprire il profondo mondo delle emozioni di Dada come fosse un complesso cammino iniziatico.
La vera trama è quella, non le imprese della maglia numero 8, non i mesti commiati dai sentimenti per Antonio o per Falco, non gli entusiasmi per i nuovi successi non più come calciatrice ma come donna di calcio.
La vera storia è quel tormento che, al bivio tra scegliere un amore per un ragazzo o quello per il pallone, la porta all’abbandono, forse anche di sé stessa, ma per poi risorgere prepotente da quella incredibile magia della palla che rotola e di un piede che la doma.
Una passione che relega “le passeggiate sul mare, i sorrisi complici di chi si comprende senza dirsi nulla, le delicate carezze e i baci pieni d’amore puro e sincero” a teneri ricordi, forse con qualche rimpianto. Forse.
E già perché c’è anche il mare, un altro degli amori impersonali di Dada.
Quel mare, “l’unico a cui confidava i suoi tormenti” amico e rifugio che riappare ogni tanto come un mantra a cui l’autrice lega il suo destino.
Del resto lo dice con chiarezza quando narra di una “primavera e l’estate che sembrarono volare tra mare e allenamenti”.
E il libro è la storia di un tormento senza quiete che la accompagna per anni e che si cheta solo quando ormai, adulta e lontana dalla verde erba del campo, ritrova un suo grande amore.
Un incontro che questa volta non la obbliga a una scelta.
Ma non per la forza del sentimento. Piuttosto perché l’interesse è comune, perché la vita di Dada e quella di Falco li porta ad occuparsi di una cosa che appassiona entrambi: ancora di calcio, anche se da dietro una scrivania.
“Quei sorrisi parlavano di una cosa sola: amore”, dice Dada, parole che sembrano intendere che questa volta il sentimento trionfa.
Forse no.
Un amore si suggella con un bacio, non con un “caffè con cornetto per festeggiare l’accordo raggiunto”.
Perché il vero tema della storia è nella risposta che indirettamente Dada rivolge ai toni irridenti di due spettatori: “Ma giocano pure le femmine?! Mah…”.
Sono parole fiere quelle della protagonista che non ammettono sconti: “Sono una calciatrice, amo il calcio e me ne vanto”.
E forse sono il vero senso del romanzo.
Il romanzo è edito da Poderosa Edizioni ed è in vendita a €.15,00.

