Segue da qui Leggo sulla Gazzetta di Reggio di oggi (foto di copertina) che nel Comune di Albinea (RE) si inaugurerà questo sabato una panchina donata dall’Avis. Nell’articolo sulla Gazzetta si parla di una “panchina inclusiva”, in altre fonti tipo Reggionline si legge:
- la panchina è stata progettata per essere accessibile a tutti e favorire la socializzazione;
- per sottolineare l’importanza di questo gesto è stata organizzata una camminata tra due panchine Avis;
- al termine ci sarà un piccolo rinfresco offerto ai partecipanti.
Adesso per favore qualcuno mi spieghi in che modo una panchina segata nel mezzo, con evidente distanza tra chi si siede, possa convogliare un’idea di inclusione, di socializzazione. Accessibile a chi? Chi ha problemi dei deambulazione non ha nemmeno i braccioli. Una carrozzina poteva stare ai lati, non per forza in mezzo. Magari si pensava ad una donna sola e un uomo sconosciuto dall’altra parte… o a un’anziano paraplegico con accompagnatore che viene picchiato e derubato da chi incrocia per strada. E quel vuoto rappresenta in effetti il vuoto delle istituzioni. Semmai perché abbia un senso va considerata un’immagine contraria alla inclusione!
Spiegatemi cosa c’è di così importante in un’iniziativa del genere e cosa mi rappresenta una camminata tra due panchine. E perché il rinfresco, manco fosse una festa privata. Facciamo un BBQ. Celebriamo chi ha avuto questa idea geniale che ci fa passare il tempo in modo diverso dal solito. Un pò come quando andavi a scuola ed era il compleanno di qualcuno che portava le paste, una cosa che ti svoltava la giornata proprio.
Ero riuscita a trattenermi finora circa la sciocchezza delle panchine rosse in contrasto alla violenza sulle donne: l’unica cosa che queste potrebbero davvero rappresentare è l’attesa della disfatta cui si appresta una donna che denuncia, visti i tempi infiniti e l’esito quasi sempre devastante. Siediti tranquilla e muori in silenzio sembrano dire a qualcuna che certe cose le sta vivendo davvero. Solo a persone che non ne sanno e non ne vogliono sapere niente le panchine rosse possono sembrare un simbolo di lotta.
Questa gente è davvero pericolosa. Perchè ha in mano strumenti per fare le cose, ma se ne esce con queste sparate inutili che non offendono solo chi appunto non sa niente delle cose e per questo non si offende. Rimango basita da Avis il cui impegno da sempre onorevole e memorabile non può e non deve essere banalizzato in iniziative così di basso senso e livello.
Immagino, facendo parte della Croce Rossa, che Avis come noi dopo il Covid abbia avuto un calo considerevole da parte dell’impegno della gente, in barba a tutte le rassicurazioni e vaccini cui siamo stati sottoposti, e cerchi di inventarsi modi per sensibilizzare l’opinione pubblica. Il senso di umanità delle persone è davvero cambiato come mai prima. La paura della morte si conferma ancora oggi la leva più profonda da usare per agire sulle persone, che sia dalla medicina o dalle guerre. In questo si è tornati più indietro di Roma o Sparta.
Perchè tutto il trionfo dei millenni in mezzo, il Medioevo di scoperte da riscoprire, l’esplosione di bellezza del Rinascimento, l’affermazione della scienza e dei diritti dal Settecento in poi finisce in un’amministrazione comunale ed un ente, straordinario per impegno umano e civile, che santificano una panchina segata.
Hanno più senso le panchine giganti sulle quali ti siedi e ti senti ancora bambino per tanto che sono grandi: un’esperienza emotiva te la danno, piccola e semplice, ma te la danno.
Basta con queste sciocchezze. Basta pagarvi gli stipendi se questa è la lungimiranza della vostra competenza. La gente chiede risposte serie ai problemi della vista quotidiana, non è più disposta a sedersi ad aspettare.
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