di Umberto Costi, Segretario Nazionale di Socialdemocrazia (SD).
Le sanzioni economiche contro Cuba costituiscono una violazione della dignità umana e devono cessare immediatamente. Queste misure, iniziate su alcuni prodotti nel 1960 e rese totali dall’amministrazione Kennedy nel 1962, hanno aggravato una crisi che dura da decenni e colpisce ormai la quasi totalità della popolazione, lasciando indenne solo la ristretta casta al potere. C’è anche da evidenziare però che “El Bloqueo” è diventato l’alibi dietro cui si nascondono le responsabilità di un sistema comunista che ha soffocato per decenni la libertà di un popolo. Non si tratta di una valutazione soggettiva: le agenzie delle Nazioni Unite, come il World Food Programme e i report dell’Osservatorio Cubano dei Diritti Umani, descrivono un Paese allo stremo con oltre l’88% della popolazione in condizioni di assoluta povertà . Ho sempre condiviso il pensiero di Benedetto Croce, per il quale la storia è l’unica vera sede della verità e del giudizio. Ed è proprio l’evidenza storica che mostra che il comunismo, ovunque si sia insediato, ha prodotto i medesimi risultati: povertà, degrado e illibertà. Cuba non fa eccezione. Non siamo di fronte a un esperimento “fallito” — poiché l’elenco di tali fallimenti sarebbe fin troppo lungo — ma all’esito inevitabile di una dottrina che annulla l’individuo massificandolo. La storia, emanando sentenze inappellabili, certifica oggi il crollo dell’isola attraverso dati drammatici: secondo la Banca Mondiale, l’aspettativa di vita è precipitata dai quasi 78 anni del 2019 ai 71,7 anni del 2025. Un regresso che riflette il fallimento totale di un sistema.
Nel 1959, l’insurrezione guidata dal Movimento del 26 luglio, M-26-7, sotto la leadership di Fidel Castro, abbatté il regime di Fulgencio Batista; un regime militare corrotto e violento, sostenuto dagli Stati Uniti e noto per la ferocia della sua polizia politica, il BRAC, e del servizio di intelligence militare , tristemente celebri per la sistematica repressione dei dissidenti. Castro, che prima dell’insurrezione non fu mai comunista, scelse un’adesione ideologica al marxismo-leninismo per garantire al proprio potere protezione e soldi dell’Unione Sovietica. Assumendo il titolo di Líder Máximo, egli sancì l’inizio di un’era in cui le libertà del popolo cubano e la democrazia furono le prime ad essere abolite. È noto come fotografie di Fidel Castro e di Ernesto “Che” Guevara siano esposte in molte sedi di partito e circoli “culturali”, talvolta vicine a quelle di Turati, Matteotti e Nenni, legittimamente sia chiaro, seppur la realtà documentata dall’Archivo Cuba e le testimonianze di chi combatté al loro fianco, come il colonnello Dariel Alarcón Ramírez ,nome di battaglia Benigno, ci consegnano i due leaders cubani come figure dominate da una cultura del sospetto quasi patologica. “Benigno” ha riferito come Guevara considerasse il dubbio o la pietà come debolezze controrivoluzionarie intollerabili. D’altronde, era lo stesso Guevara a teorizzare la necessità di trasformare il combattente in una “fredda macchina per uccidere”, anteponendo l’odio ideologico a qualsiasi sentimento di umanità verso il singolo: queste assurde e sanguinarie teorie sono verificabili nel suo “Messaggio alla Tricontinentale”. Il terrore e la violenza, eredità di quel periodo post-rivoluzionario, non sono rimasti semplici mezzi tattici del passato, ma tuttora rimangono gli strumenti necessari per la stessa “elevazione morale” del popolo. Davanti a questo imperativo etico di Stato, il dubbio critico e la teoria del Cigno Nero — quei principi di falsificabilità che Karl Popper ha posto a fondamento della “società aperta” — rappresentano l’idea di civiltà e società che prevede il dissenso, a cui noi, geneticamente democratici e libertari, tendiamo. Per annichilire il pensiero libero e ogni forma di aggregazione contraria al regime, questo adotta lo stesso apparato di sorveglianza capillare che riscontrai personalmente nell’Unione Sovietica di Brežnev, tra il 1979 e il 1980: negli hotel, ogni piano era presidiato dalla cosiddetta dežurnaja cioè da una sorvegliante , incaricata di monitorare ogni ospite e il personale delle pulizie.
Anche la consumata retorica sui “servizi gratuiti”, figlia di un certo pregiudizio ideologico che ignora l’evidenza, è smentita dalla realtà. Come Giovanni Porzio riporta in un bell’articolo su La Repubblica dello scorso 2 aprile e confermato dall’editoriale di febbraio 2026 di The Lancet, la situazione è drammatica: ospedali al buio per venti ore al giorno e interventi chirurgici sospesi. Persino i gruppi elettrogeni alimentati a gasolio talvolta non possono entrare in azione. E poi a che serve, ci si chiede, parlare di accesso alla cultura o ai libri, pur importante, se il sistema è impostato sul controllo totale dell’insegnamento e lo stomaco è vuoto? Peraltro anche la distorsione strutturale del sistema paese influisce pesantemente sul quotidiano dei cubani. La realtà economica è infatti imperniata sul Peso Cubano , la moneta nazionale con cui lo Stato paga i salari ma che rifiuta di accettare nei propri negozi meglio forniti; in questi ultimi si esige la MLC, Moneta Liberamente Convertibile, esclusivamente elettronica alimentata solo da valuta straniera. Un sistema veramente artificioso e subdolo : un medico, colui che dovrebbe essere il pilastro dei “servizi gratuiti”, guadagna in pesos l’equivalente di circa 40 euro mensili, mentre una confezione di un comune antidolorifico o un prodotto per la casa al mercato nero può costarne anche tra i 15 e i 20 .
Il quadro finanziario delinea un Paese in bancarotta, con un debito estero stimato vicino ai 30 miliardi di dollari. Russia e Cina emergono come i principali creditori, riscuotendo il debito contratto dall’Avana attraverso concessioni portuali, acquisizione di vasti territori e controllo energetico, attuando di fatto una vera e propria colonizzazione del paese. Per fare cassa, il regime si vede costretto a favorire la partenza di migliaia di professionisti sanitari all’estero, soprattutto infermieri, per ottenere valuta pregiata, come avvenne ad esempio durante il Covid. A questa emorragia di competenze si aggiunge quella, ben più vasta e tragica, di chi non vede più un futuro sulla propria terra. Anche i problemi legati alla sicurezza sono in aumento. Secondo l’Osservatorio Cubano di Audit Cittadino, i crimini nel 2025 sono raddoppiati. Il degrado urbano e la mancata raccolta dei rifiuti favoriscono la proliferazione di virus come Dengue e Oropouche. In questo scenario apocalittico, la fuga rimane l’unica via d’uscita. Moltissimi scappano per pura disperazione, affrontando lo Stretto della Florida su mezzi di fortuna come le camere d’aria dei camion ; molti annegano o finiscono tragicamente pasto per gli squali nel tentativo di raggiungere gli Stati Uniti. In questo orrore, non si può non provare profonda vergogna pensando ad analoghe situazioni lungo le rotte del Mediterraneo: sebbene le latitudini e le ragioni geopolitiche siano diverse, l’urlo di chi affoga in cerca di speranza è lo stesso. Proprio a fronte di questo scenario non possono più esistere alibi o motivazioni geopolitiche. L’immoralità delle sanzioni emerge oggi con un’evidenza che non ammette dubbi. È dunque urgente che l’Occidente, e in particolare l’UE, compiano uno scatto di orgoglio e di autonomia nei confronti degli USA, puntando sulla propria forza morale ed economica affinché le drammatiche restrizioni che colpiscono da decenni i beni di prima necessità e l’approvvigionamento energetico, siano rimosse immediatamente. Non si può attendere oltre: la comunità internazionale attui un piano d’emergenza straordinario per i circa 10 milioni di cubani prigionieri di questa doppia morsa: regime comunista e sanzioni. Tuttavia devono essere gettate le basi di un radicale cambiamento interno. È infatti parimenti urgente che la leadership cubana prenda atto dell’insostenibilità della situazione e della crescente espressività sociale del dissenso. L’assalto ad alcune sedi del Partito Comunista da parte di cittadini esasperati è forse un prodromo di guerra civile che non può essere ignorato: è necessario un patto sociale che conduca a libere elezioni e al ripristino di una democrazia non formale ma di fatto. Anche a questo livello l’UE può, e anzi deve, svolgere un ruolo deciso di mediazione e di persuasione. Solo a fronte di una reale transizione democratica, infatti, la comunità internazionale potrà impegnarsi in una ristrutturazione profonda o nell’annullamento del debito. È tempo che la parte ricca del mondo sposti parte delle spese militari alla lotta contro la fame e le malattie. In questa aspirazione di pacificazione universale, la visione socialdemocratica si pone come alternativa allo “Stato etico”, proprio per restituire all’individuo la sovranità sulle proprie scelte. Rifiutando ogni tutela ideologica o economica da parte di chicchessia, Cuba potrebbe forse considerare la via della “Neutralità Attiva”. Attraverso un processo di “Finlandizzazione” l’isola uscirebbe finalmente dalle logiche militari dei blocchi. Soluzione assurda e poco praticabile? Forse, ma è una ipotesi senza dubbio innovativa e realizzabile se diventasse una priorità diplomatica dei paesi più illuminati. L’Italia e l’Unione Europea hanno il dovere di farsi promotrici, nel pieno rispetto, ripeto, della sovranità e dell’autonomia del popolo cubano, di una valutazione seria di questo modello presso le Nazioni Unite. Popolo cubano al quale vogliamo molto bene.


1 commento
Invece ai Palestinesi non vuole bene nessuno. Ahimè. Eppure il Lodo Moro lo abbiamo inventato noi…. Ah, latitudine che vai, politica che trovi. Già.