Da Elisabetta Zamparutti
Ieri, a #ReggioEmilia, nella visita all’Articolazione tutela salute mentale (#ATSM) del carcere, abbiamo visto persone che vivono una doppia prigionia: quella della malattia mentale e quella della reclusione. Una sofferenza che, dietro le mura del carcere, rischia di diventare ancora più profonda, perché alla malattia si aggiungono isolamento, solitudine e spesso abbandono.
Ma ieri abbiamo avuto anche la possibilità di ascoltare una voce che stringe il cuore: quella dei genitori dei detenuti malati di mente.
Nel bel convegno “ABOLIRE IL CARCERE, CIMITERO DEI VIVI” organizzato dopo la visita al carcere sono stati proprio loro a raccontare il dramma quotidiano di chi si trova ad affrontare la malattia mentale del proprio figlio o della propria figlia, senza strumenti, senza risposte adeguate e spesso nella più dolorosa solitudine.
Genitori lasciati soli a gestire un problema più grande di loro, più grande del bene che possono volere al loro figlio. Famiglie che soffrono insieme ai propri figli e che spesso diventano invisibili quanto loro.
Anche per questo attribuisco una valore particolare a chi si è iscritto a Nessuno tocchi Caino ieri come l’avvocato Antonietta Cozza, il dottore Salvatore de Franco e Antonio Righetti insieme a Manuela Bellelli, Ombretta Reversi, Alfreda Incerca e Francy Tenorio.

