Reporter senza frontiere ha svelato i ritratti di 29 giornalisti e operatori dei media ucraini detenuti dalla Russia. Arrestati per la maggior parte nei territori occupati, sono stati presi di mira per aver documentato l’invasione russa in modo indipendente, senza piegarsi alla propaganda del Cremlino. RSF ne chiede il rilascio immediato e incondizionato.
Detenzione in isolamento, lavoro forzato, privazione delle cure.: la macchina repressiva del Cremlino è da sempre determinata a far tacere le voci indipendenti ucraine. Questa feroce repressione rende ora la Russia la terza prigione più grande al mondo per i giornalisti e la prima per gli ucraini. Ventinove di loro sono attualmente detenuti in Russia o nei territori che essa occupa. Il loro “crimine” è quello di aver documentato, sui media ucraini o attraverso i canali Telegram locali, le conseguenze dell’invasione russa dal 2014 e dal 2022, senza mai piegarsi alla propaganda del Cremlino.
In occasione della Giornata nazionale dei giornalisti in Ucraina, occorsa il 6 giugno, RSF ha pubblicato una galleria dei ritratti di questi giornalisti e dei loro collaboratori oggi detenuti dalla Russia. Diversi casi sono stati documentati grazie alle informazioni raccolte da organizzazioni ucraine, come l’Institute of Mass Information (IMI), partner di RSF, e la Media Initiative for Human Rights.
Commenta Paolina Maufrais, funzionario di area ucraina presso RSF: “Vladimir Putin è ora uno dei principali carcerieri di giornalisti al mondo, con 50 operatori dei media imprigionati dalla Russia. In prima linea in questa repressione ci sono gli ucraini: 29 sono detenuti, alcuni da quasi dieci anni, isolati, sottoposti a trattamenti disumani. In Russia e nei territori occupati, l’informazione libera porta al carcere, a volte alla morte.
RSF, che ha intrapreso un’azione legale per combattere l’impunità dei responsabili di questi crimini di guerra, rende omaggio al coraggio di questi giornalisti e chiede alla comunità internazionale di agire immediatamente per garantire la loro liberazione”.
La detenzione in Russia può costare la vita. In un’indagine congiunta con l’agenzia di stampa ucraina Slidstvo.info, RSF ha raccontato gli ultimi mesi della giornalista Victoria Roshchyna, detenuta in condizioni disumane nel carcere di Taganrog, una città nel sud-ovest della Russia. Dichiarata morta nel settembre 2024, il suo corpo mutilato e reso anonimo è stato restituito all’Ucraina solo nel febbraio 2025. Fin dall’inizio, Mosca è rimasta in silenzio.
Nei territori ucraini occupati la Russia mette sistematicamente zittito tutte le voci indipendenti. Nel terzo anniversario dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina, RSF ha organizzato una protesta a Parigi per chiedere il loro rilascio. L’organizzazione ha anche presentato la sua nona denuncia alla Corte penale internazionale (CPI) e al procuratore generale dell’Ucraina, denunciando la deportazione illegale di giornalisti ucraini. Già nel dicembre 2024, RSF ha esortato gli Stati membri dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) ad agire per il loro rilascio.

