È dai tempi di Achille, feroce predatore sulle bianche spiagge di Troia, che le guerre sono state una sorta di partite a scacchi.
Una sequela di mosse prima dell’uno poi dell’altro con la differenza che sino a un centinaio di anni fa ogni mossa comportava un enorme e macchinoso dispiegamento di uomini e mezzi sul territorio, oggi basta premere il tasto di un computer.
Infatti è dagli anni 50 che i più fidi, tra gli accompagnatori dei leader mondiali, sono quei grigi “uomini con la valigetta” che solo a pensare a Giulio Cesare seguito da un pretoriano con la “pergamenetta” mi vien da ridere.
E la storia si ripete.
Nel giorno in cui l’Ucraina annuncia di aver utilizzato i missili americani a lungo raggio contro la Russia, dopo il via libera degli Stati Uniti, il Cremlino rivedere la “dottrina nucleare”.
La chiamano “dottrina” per dargli un tocco di eleganza intellettuale
In verità sono le regole di ingaggio dell’armamento nucleare.
Cioè quando e in quali occasioni utilizzarle.
E ovviamente la nuova “dottrina” russa non è nel segno del disarmo. Anzi!
Dalle parti di Mosca, infatti, Putin e ha deciso che per lanciare un paio di testate nucleari al momento basta che sia necessario “agire in risposta ad aggressioni contro la Russia da terra e dal cielo, da Paesi che dispongono del nucleare o no, e dei loro alleati”.
Della serie: basta che mi guardi storto e ti anniento.
L’atomica quindi per Mosca non è più “un mezzo di deterrenza come misura estrema e ultima risorsa” a scopo di difesa, in caso di attacco al territorio della Russia o della Bielorussia, come prevedeva il decreto del 2020.
In pratica hanno armato la pistola.
E Medvedev gongola.
Che poi da alzare il cane della colt a premere il grilletto ce ne vuole ma intanto l’avvertimento è lanciato e lo sguardo di John Wayne che sfida il nemico, mentre con la mano accarezza la fondina, vale più di mille parole.
Il tutto perché le forze ucraine hanno colpito per la prima volta il territorio russo con i missili balistici Atacms.
Si tratta di quelli a lungo raggio (fino a 300 chilometri) forniti dagli Stati Uniti, e che Kiev può adesso usare contro il territorio russo.
“Ma solo in chiave difensiva” sentenzia la Casa Bianca.
E, dopo il via libera arrivato domenica da Washington, sono state colpite strutture militari vicino a Karachev, nella regione di Brynsk, a 130 chilometri dal confine con l’Ucraina.
Dopo l’annuncio del via libera Usa, Mosca ha accusato Biden di “gettare benzina sul fuoco” nella guerra in Ucraina e ha promesso “risposte appropriate”.
Per il Cremlino, l’impiego degli Atacms in Russia potrebbe innescare “una nuova significativa escalation” del conflitto.
E se l’Unione Europea critica la mossa della Russia, gli Stati Uniti si dichiarano “non sorpresi”.
Da Londra, il premier britannico Keir Starmer accusa Putin di fare una “retorica irresponsabile” rispetto alla “minaccia nucleare” nel conflitto in Ucraina.
Il clima teso trascina le Borse europee in campo negativo: Milano fa peggio di tutte (-1,2%).
Zelensky ieri, in videocollegamento con il Parlamento europeo nella sessione plenaria sui 1000 giorni dall’inizio dell’invasione russa, ha lanciato un appello: “Kiev, l’Europa e i partner in America: insieme siamo riusciti a evitare che Putin si prendesse l’Ucraina e a difendere la libertà di tutti gli europei. Anche se ha dalla sua parte la Corea del Nord, Putin resta piccolo rispetto all’Europa unita. Non dimentichiamo quanto si può raggiungere assieme”.
È tornato anche a chiedere missili Taurus alla Germania. Deciso il rifiuto del cancelliere Olaf Scholz: “La mia posizione non cambia. Non sono favorevole alla consegna di queste armi perché comporterebbe una partecipazione della Germania. Allo stesso tempo, ribadisco il pieno sostegno: non lasceremo sola l’Ucraina”.
A Francia e Gran Bretagna tocca decidere: finora hanno proclamato la necessità di autorizzare Kiev a usare le armi fornite dall’Occidente contro il territorio russo, ma adesso devono decidere se farlo per davvero.
Non pochi guardano agli Usa e a quel che farà Trump dopo l’insediamento.
Le sue promesse di mettere fine al conflitto al più presto confliggono con le ultime scelte di Biden.
Lo stesso Zelensky si è detto convinto che “con Trump la guerra finirà prima”.
Ma anche da Mosca arriva un appello al tycoon: “Se sarà pronto ad ascoltare le preoccupazioni della Russia e a capire le ragioni per cui sta agendo in questo modo, sarà possibile un dialogo” altrimenti come si direbbe dalle mie parti: son cazzi.
Uomo avvisato mezzo salvato.
Forse.

