Era ampiamente prevedibile quanto e’ accaduto, nei mesi scorsi, in Armenia. Ci riferiamo alle manifestazioni di protesta contro il Primo Ministro Nikol Pashinyan con la richiesta delle sue dimissioni. Cio’ dopo la guerra lampo con l’ Azerbaijan che era costata l’ occupazione e la perdita dell’ autonomia per la Repubblica indipendente del Nagorno- Karabakh, dopo la decisione di Pashinyan di arrivare ad un accordo con gli azeri troppo superiori militarmente, anche grazie all’ aiuto turco, . Questa scelta , fatta a malincuore, era stata anche favorita dal ritiro delle truppe russe che dovevano costituire una sorta di cuscinetto al confine che impedisse l’ invasione di Baku poi avvenuta. Inoltre si era verificata una sorta di silenzio assenso da parte di Stati Uniti e Unione Europea che , a parte dichiarazioni di principio a favore di Yerevan , non avevano mosso un dito in suo favore. Ci si era messa di mezzo anche la situazione geopolitica internazionale e soprattutto la guerra in Ucraina. Da una parte Putin non voleva inimicarsi il Presidente turco Erdogan, alleato degli azeri, che però aveva una posizione autonoma rispetto all’ invasione russa di Kiev e contraria alle sanzioni occidentali contro Mosca. Dall’ altra proprio per questo motivo Usa e Europa preferivano non intervenire per tenere la Turchia all’ interno della Nato e mantenere l’ accordo con Ankara per il blocco delle migrazioni clandestine . Nikol Pashinyan era rimasto sostanzialmente solo nella contesa con l’ Azerbaijan e non gli era rimasto che fare buon viso a cattivo gioco. Ma le manifestazioni dei giorni scorsi hanno preso lo spunto dalla nuova intesa tra Yerevan e Baku sulla delimitazione dei confini . L’ opposizione ha accusato Pashinyan di aver ceduto quattro villaggi all’ Azerbaijan nella regione di Tavash che ,dopo il crollo della Repubblica Socialista Sovietica Azera , dagli anni 90 erano sotto il controllo dell’ Armenia. Il movimento di protesta era guidato dal leader della diocesi di Tavash della Chiesa Apostolica Armena e dagli ex Presidenti Kochsryan e Sargsyan. e ha definito illegale e incostituzionale l’ accordo. Piu’ di duecento attivisti sono stati arrestati dalla polizia: i manifestanti hanno bloccato strade ed autostrade intorno alla capitale. Si sono registrati vari feriti anche se per il momento non si hanno notizie di vittime. Il 26 maggio si e’ svolta una grande adunata degli oppositori , anche extraparlamentari, in piazza della Repubblica nella capitale. Da parte sua il Premier Pashinyan ostenta sicurezza e ottimismo anche in virtù del sostegno dell’ Unione Europea al suo operato. L’ intesa sui confini e’ considerata da Bruxelles un passo fondamentale per la normalizzazione e la pacifica convivenza in un’ area che ha conosciuto nella storia lunghi periodi di guerra e tensioni e odi laceranti. Nei sondaggi piu’ recenti tuttavia il gradimento di Pashinyan e’ sceso al 12%, sempre comunque maggiore di quello dei capi dell’ opposizione. Solo il 10% degli armeni ritiene che debba essere sottoposto a impeachment da parte del Parlamento. La gran parte della popolazione, ben l’ 82% , si e’ dichiarato indecisa e questo, nell’ attuale intricata situazione, gioca a favore del Premier. Vi e’ poi un altro elemento che merita di essere valutato attentamente e che chiarisce il ruolo della Russia. Infatti, dopo aver ritirato le sue truppe ed essere stata determinante per la sconfitta di Yerevan, oggi Mosca appoggia le proteste contro Pashinyan e il suo Governo. Lo testimonia chiaramente l’ enfasi con cui i media russi hanno descritto le proteste ingigantendone il numero dei partecipanti ed esaltandone le motivazioni. Un chiaro segnale contro Usa e Unione Europea che hanno difeso l’ operato del Premier armeno. Un voltafaccia quello di Putin non certo contro Erdogan e gli azeri ma solo a fini di un indebolimento e se possibile della defenestrazione di Nikol Pashinyan, colpevole di essersi allontanato definitivamente dall’ influenza di Mosca. , che continua a giocare sulla pelle degli armeni. Frattanto l Azerbaigian approfitta ulteriormente di queste debolezze armene . Il Presidente Ilham Aliyev ha organizzato significativamente in Nagorno -Karabakh un vertice dell’ OTS , organizzazione degli stati di lingua turca, per controllare l’ Asia centrale. Una chiara dimostrazione di volere cementare un’ unità operativa destinata ad allargare il suo potere e la sua influenza.

