“Penso che Zelensky sia il più grande venditore tra tutti i politici mai esistiti“. Questo lo ha detto Donald Trump lo scorso 16 giugno parlando davanti ai suoi sostenitori a Detroit. Solo un mese fa rispetto alla telefonata che invece ha fatto ieri a Kiev.
Cosa è successo in un solo mese, a parte il proiettile che in Pennsylvania gli ha sfiorato un orecchio e ucciso un uomo? A Detroit Trump aveva anche detto:
“Ogni volta che viene nel nostro Paese, se ne va con 60 miliardi di dollari. E poi torna in patria e dichiara che ha bisogno di altri 60 miliardi. E così via. Non finisce mai. Mi occuperò di questo”.
A conclusione di quel comizio, il Tycoon aveva anche promesso di cessare i pagamenti multimiliardari “infiniti” all’Ucraina nel caso di una sua vittoria alle elezioni di novembre. E non è la prima volta che sostiene di essere in grado di fermare il conflitto in Ucraina appena tornato alla Casa Bianca. Cosa che puntualmente ha rifatto ieri, subito dopo aver messo giù la cornetta con Zelensky.
Infatti, in uno dei suoi soliti post sui social Trump ha ribadito che “metterà fine alla guerra” e che “entrambe le parti saranno in grado di riunirsi e negoziare un accordo che metta fine alla violenza” ma (ovviamente) si è guardato bene dallo spiegare i termini esatti di questo eventuale accordo.
Da parte sua Zelensky, che dall’ultimo G7 è tornato a casa con in tasca l’impegno di Biden a sostenere l’Ucraina per altri dieci anni, ha pure lui consegnato ai social le proprie impressioni post-telefonata. Dopo aver ribadito l’importanza del sostegno degli Stati Uniti all’Ucraina, ha aggiunto:
“io e Trump abbiamo concordato di discutere in un incontro personale quali passi possono rendere la pace giusta e veramente duratura”.
Da mesi Donald va in giro sostenendo che chiuderà il conflitto in Ucraina molto rapidamente, appena tornato al potere. Ma i suoi frequenti elogi a Putin, così come le sue critiche agli altri paesi membri della NATO, non aiutano di certo a sciogliere la matassa dei dubbi a proposito. E i tempi di Pratica di Mare, quando Silvio accoglieva lo Zar con ballerine e champagne, sono molto lontani.
Ad oggi, comunque, gli USA di Joe Biden sono di gran lunga il maggior donatore di aiuti militari a Kiev, e una vittoria di Donald Trump potrebbe mettere a repentaglio qualsiasi aiuto futuro, e quindi indebolire la posizione dell’Ucraina sul campo di battaglia.
Eppure i media riportano che nella telefonata di ieri Zelensky si sia congratulato col miliardario per la candidatura presidenziale. “Ho sottolineato il sostegno vitale di entrambi i partiti e di entrambe le camere del Congresso degli Stati Uniti per proteggere la libertà e l’indipendenza della nostra nazione“. Che magnifico equilibrismo.
E nell’ultima sua conferenza stampa a Kiev, ieri sera, Volodymyr ha pure annunciato:
“se Donald Trump diventerà presidente, lavoreremo insieme. Non ho paura”.
Paura di cosa, esattamente, lo scopriremo solo vivendo. Comunque, Mister Trump, se è proprio convinto di poter risolvere tutto non appena riconquistata la Stanza Ovale, mi chiami: a dicembre ho una riunione condominiale, e terrei molto al suo intervento.


1 commento
Trovo simpatico l’accenno alla riunione condominiale, perché in effetti ci sono Assemblee di Condominio piuttosto complesse e tribolate, ma anche lì può succedere che esca da qualcuno dei partecipanti una proposta in grado di mettere d’accordo tutti o quasi.
Passando a questioni di altra e ben maggiore portata, con implicazioni ed impatti di vario genere, e di grande rilievo, anche sul piano internazionale, possono casomai esservi iniziative assunte da personalità politiche e capaci di favorire intese e soluzioni.
Pratica di Mare del 2002, ad opera del Cav., può esserne un esempio, e anche il Segretario socialista ebbe in tal senso intuizioni molto significative, il tutto politicamente dimenticato ogni qualvolta sul Belpaese è spirato un forte e gelido vento “forcaiolo”.
Paolo Bolognesi 20.07.2024.