di Leonardo Raito .
Presidente, venga a visitare Matteotti a Fratta Polesine. Lettera aperta al Presidente Mattarella
Egregio Signor Presidente,
il capo dello stato è sempre stato un simbolo di unità nazionale e di rappresentatività di tutti i territori che compongono il nostro splendido paese. Personalmente ritengo che stia svolgendo il suo alto compito, oltre che con indubbia competenza, anche con stile ed equilibrio, denotando una sensibilità molto significativa nel toccare, con la sua presenza, quelle periferie e quei luoghi che magari soffrono una certa distanza dai centri di potere.
La sua partecipazione costante e attenta a molte manifestazioni e iniziative che ricordano la storia e le storie italiane, ci spiegano con chiarezza quel senso di unità e attestano che il paese che siamo è stato frutto di un lungo percorso, fatto anche di sacrificio, passioni, sofferenze, ma anche di impegno, coraggio, e slancio ideale.
Ha avuto l’accortezza di visitare Civitella, luogo di un brutale eccidio nazifascista; Argenta per commemorare Don Giovanni Minzoni, vittima dello squadrismo; Basovizza, per non dimenticare la pagina drammatica delle foibe; ma poi ancora la Carnia e tanti altri luoghi dove ci sono tracce tangibili di quei sacrifici e di quel coraggio.
Riteniamo fondamentale che non manchi di visitare, nel centenario del suo brutale assassinio, la città natale di Giacomo Matteotti, Fratta Polesine, dove riposano le sue spoglie mortali. Matteotti è stato uno degli esempi più luminosi di martire civile capace di immolare la propria vita per i valori che stanno alla base della nostra attuale Costituzione. Si oppose quasi da solo, consapevole di quanto stava rischiando, alla degenerazione totalitaria del fascismo. Nel nome e sotto l’egida del martire, migliaia di persone hanno combattuto la resistenza per affrancare il paese e per restituirgli la democrazia. La sua visita, signor Presidente, sarebbe fondamentale per noi polesani ma anche per l’Italia intera e fisserebbe una nuova pietra miliare nella straordinaria storia della nostra Repubblica.
La aspettiamo. Grazie.
Leonardo Raito

