Non appena giunse la notizia della morte di Andrea Costa, avvenuta
mercoledì 19 gennaio 1910, presso l’ospedale di Imola, Camillo
Prampolini, suo vecchio amico e ammiratore, gli rese onore sulla Giustizia
settimanale del 23 gennaio 1910 con un commosso e riconoscente
ricordo della sua figura di uomo e di politico. Nel ricordarlo ai lettori del
giornale e ai tanti compagni, Prampolini non si dilungò a descrivere la sua
vita e la sua ricca e sofferta storia politica, ma intese sottolinearne il
carattere, la determinazione e la fede invincibile nel socialismo,
additandolo a tutti come esempio a cui ispirarsi.
Tra i due era corsa, fin dalle origini del movimento socialista, un’intensa
corrispondenza e una solidarietà reciproca, che vide Costa giungere a
Reggio in sostegno di Prampolini nei momenti di maggiore tensione
politica. Proprio Costa aiutò Prampolini, di carattere introverso e timido, a
vincere i suoi timori e cimentarsi nella propaganda orale nelle campagne
della provincia di Reggio. Al coraggio e alla determinazione di Costa
Prampolini si ispirò quando al congresso di Genova del 1892 pronunciò il
suo discorso improntato alla necessità politica e storica di distinguere
nettamente i socialisti dagli anarchici.
Costa non partecipò al Congresso di fondazione del Partito dei Lavoratori
Italiani di Genova, ma vi aderì successivamente. Fu invece presente al
secondo Congresso, quello di Reggio Emilia del 1893, quando il partito
cambiò nome in Partito socialista dei Lavoratori Italiani.
Dopo aver ricordato che ad appena 17 anni Costa abbracciò le idee
anarchiche, diffondendole con tale convinzione e impeto da portare
Bakunin a definire i suoi proclami come “Colpi di cannone”, Prampolini
volle ricordare il suo grande strazio, quando le mutate condizioni politiche
e sociali lo portarono a staccarsi dai vecchi amici anarchici e a proclamare
la necessità di promuovere le idee dell’Internazionale socialista.
Da quelle considerazioni, infatti, nacque nel 1879 la famosa lettera Ai miei
amici di Romagna, pubblicata da La Plebe, organo della Federazione Alta
Italia, che “gli attirò insinuazioni e invettive atroci da parte degli ex
compagni, che giunsero fino al punto di rivolgergli l’accusa di tradimento
e d’essere un rinnegato e un ambizioso”.
Eppure in quella prima parte del suo impegno politico ebbe a soffrire
processi e carcere. Fermo nelle sue convinzioni, nel 1881 Costa diede vita
al Partito Socialista Rivoluzionario di Romagna, che gli consentì di
confluire con i compagni a lui fedeli nel Partito Socialista.
Prampolini non fece cenno nel suo articolo nemmeno al fruttuoso e
intenso rapporto politico e sentimentale con Anna Kuliscioff, dal quale
nacque l’amata figlia Andreina.
La spiegazione forse era riconducibile al fatto che, essendosi Anna ormai
unita anche nella vita con Filippo Turati, Prampolini non intese entrare nei
rapporti personali dei tre, evitando così di urtare involontariamente
sensibilità e sentimenti, che nulla avevano a che fare con la politica.
Costa, nel corso della sua vita politica, collezionò grandi successi politici
ed elettorali, tanto da essere eletto, nel 1882, deputato, divenendo così il
primo socialista della storia d’Italia a essere eletto in Parlamento.
Prampolini chiuse il suo ricordo dell’amico e maestro Andrea Costa con
una significativa considerazione: “Noi, della provincia di Reggio, abbiamo
un particolare debito di riconoscenza verso Andrea Costa: perché fu lui
che, fino dal 1886, promosse fra noi quella propaganda nelle campagne
da cui ha avuto origine il partito dei lavoratori reggiani”.

