La politica, ormai lo abbiamo detto in ogni modo, è diventato una campo di battaglia fra opposte tifoserie. Ha perso il senso proprio dell’analisi e conseguente proposta per caratterizzarsi come semplice “commentario”. Tutto ciò in perfetta analogia con l’era dei social e dei like che richiede solo condivisione ed apprezzamento ma rifiuta la comprensione e l’analisi approfondita. Un elogio della superficialità! Prendiamo il discorso della ministra Roccella. Di questo ci si è limitati a commentare la frase “le gite ad Auschwitz” piuttosto che analizzare il ragionamento fatto. Eppure nell’analisi che lei fa vi è una riflessione che merita attenzione. In sostanza lei si chiede a cosa sono servite le “gite” (questo è il termine fuori luogo!) nei campi di concentramento se oggi l’antisemitismo riaffiora con tutta la sua forza ideologica. Si chiede ancora se dietro questi momenti di conoscenza vi fosse o vi sia stata più la volontà di definire l’antifascismo piuttosto che comprendere il senso della “caccia all’ebreo”. Ebbene non è coerente porsi la domanda sul perché da queste visite non sia emerso con forza il germe dell’avversione all’antisemitismo visto che oggi, in molti cortei, in molte proteste, in molti comportamenti si usa un linguaggio indegno contro Israele e gli ebrei in generale e che ciò coinvolge in larga parte i giovani di oggi accanto ad ex giovani di ieri? Queste domande, oltre una marcata strumentalizzazione, dovrebbero far riflettere correttamente sul grado di formazione politica e culturale del nostro Paese. Perché è indubbio che l’antifascismo è diventato esso stesso una ideologia. Anzitutto sin dall’immediato dopoguerra lo si è voluto catalogare come identità di una singola parte politica espungendo il fattivo contributo di aree politiche e culturali diverse. Singola parte che si è autoproclamata esclusiva “elargitore di caratteri puramente antifascisti” delineando un contesto per cui se non eri di quella parte politica allora automaticamente diventavi fascista! Ma questa impostazione ha caratterizzato la vicenda culturale, ha contaminato la crescita di generazioni. Fior di intellettuali che, talvolta anche solo per rifarsi di una personale verginità, si sono erti a sacerdoti dell’antifascismo. Eppure la domanda posta da Roccella andrebbe seriamente analizzata per comprendere e non banalizzata con il commento di chi si sente sempre e solo dalla parte “giusta”. Altre domande che ne sono una logica conseguenza: perché nelle scuole il dibattito non è stato approfondito analogamente sull’invasione russa dell’Ucraina e sulla mattanza del 7 ottobre 2023? Perché si erge a simbolo di pace una scellerata rappresentante Onu che si permette di bacchettare il sindaco di Reggio Emilia reo di aver chiesto la liberazione degli ostaggi israeliani o, sempre peggio, si permette di bacchettare con linguaggio greve una donna come la senatrice Liliana Segre. Una donna cioè interprete “carnale” dell’abominio del ventesimo secolo contro gli ebrei? Ecco perché mi sento controcorrente! Non mi interessa di partecipare al dibattito “ha ragione, ha torto” a proposito della Roccella, ma piuttosto nella necessità di approfondire quella riflessione. In quell’analisi trovo molti elementi che rappresentano una stortura ideologica della nostra recente storia che continua a caratterizzare ipocritamente il dibattito di oggi. Una stortura con cui dovremmo riuscire a fare i conti per collocare la storia nell’ambito di un sano e costruttivo momento di crescita collettiva. Abbiamo bisogno di tornare all’analisi, al confronto ed alla proposta. L’urgenza del commento ci stabilizza in un insulso presentismo!
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Aldo Repeti
Autore. nato a Livorno nel 1968 esperto in materia di sicurezza sul lavoro, lavora presso una azienda di smaltimento rifiuti. Socialista riformista. Ha ricoperto la carica di Segretario Provinciale del PSI della Federazione livornese, in due periodi dal 1994 al 2002 e poi dal 2013 fino al 2023. Già Segretario Regionale della Toscana e più volte membro del Consiglio Nazionale e della Direzione Nazionale. Ha svolto fino al 2022 anche il ruolo di arbitro di calcio prima ed osservatore arbitrale poi.

