La storia, stupenda ed indispensabile materia del necessario sapere umano, ricorda una politica italiana fatta di Ideali, Partiti, e nomi come Matteotti, Berlinguer, Moro, e perfino di chi non aveva troppo a simpatia la costituzione come Almirante. Gente che muoveva masse popolari e i loro pensieri mirando ad una crescita della società. Oggi la politica italiana dovrebbe essere fatta di nomi come Salis o Vannacci? Qualche sera fa, ‘’sfogliando la TV’’, imbattevo in un’intervista a Flavio Briatore, personaggio più che discutibile ma che, come tale, può essere curioso ascoltare. Il Sig. Briatore parlava del sistema giuridico fallimentare italiano, confrontandolo con quello americano. In Italia, dove oggi i fallimenti sono all’ordine del giorno, fallire significa entrare in una black list che ti taglierà fuori da ogni meccanismo di sviluppo professionale e sociale. In America, nel caso in cui un soggetto fallisce, ha poi la possibilità di presentare un progetto allo stato e, se apprezzato, verrà finanziato in maniera ricca e più semplice del solito. ‘’Fallire è una fortuna che può portare meriti’’ diceva Briatore. La cosa più allarmante è la mano delle banche italiane a capo di quasi tutti i fallimenti. In un paese in cui l’attività primaria di lavoro è l’artigianato e la piccola impresa, un debito di bilancio di poche migliaia di Euro può compromettere l’attività e sentenziarne il fallimento. Sullo stesso piano di aziende private, ci sono le banche, enti che però pure a fronte di debiti miliardari, vengono puntualmente aiutate e salvate. Pol Pot avrebbe certamente apprezzato e condiviso una politica del genere ma, nella finanza moderna e odierna, le banche falliscono nel mondo e lo fanno bruciando tutti i risparmi che il cittadino ci deposita come investimento. In Italia no, qui la sede centrale della banca deve sempre essere un posto di lusso, dagli arredi e dalle opere d’arte milionarie e il risparmio gli va dato perché loro ci facciano i comodi loro per poi proteggerlo le finanze di governo se la banca cadesse. La storia, materia di cui parlavo in apertura, non potrà certo in futuro non raccontare dell’intelligente ondata di privatizzazioni che ha letteralmente dilaniato il nostro Paese ma non potrà neppure non citare l’indifferenza di un popolo sempre più vuoto di idee e sempre più popoletto.
Pierfederico Tedeschini


1 commento
Briatore si è mosso bene in questo mondo, per il suo interesse. Da quello che fa mi pare che il suo mondo sia quello dei “principi settecenteschi” e della servitù della Gleba.