di Salvatore Sechi
I lettori, quando sono anche piccoli risparmiatori, debbono essere tenuti informati su che cosa può accadere quando si avvalgono di banche ed assicurazioni. Non importa che non casualmente esse si auto-celebrino per la trasparenza e la fiducia.
Vorrei integrare un episodio che ha trovato ampio rilievo nell’inserto del quotidiano Il Sole 24 Ore, Esce ogni sabato, si chiama Plus24. Lo dirige un giornalista, Gian franco Ursino, che a differenza del direttore, Fabio Tamburini, non è un accademico, cioè non ricopre titoli che lo abilitino all’ insegna mento nelle università.
Ursino riesce ad offrire ogni settimana ai lettori un prodotto di qualità, direi il migliore dell’autorevole
organo della Confindustria, per insegnare ai risparmiatori a sapersi regolare nella selva italiana ed europea della finanza. Informazioni, commenti e analisi non hanno nulla di compiacente verso le grandi banche ed assicura
zioni. Com’è noto contano molto, anzi moltissimo, in un mondo di corporazioni qual è quello italiano. E, a dire il
vero, neanche nei confronti del sovranismo che ha ormai contagiato lo stesso universo dei risparmiatori.
A imitazione della politica essi vengono assunti come l’unico protagonista che meriti di essere rappresentato e
difeso. Mi pare possa dirsi che l’ostilità verso il mondo delle imprese si scorge anche da questo versante
Ursino ha arricchito il suo settimanale di una Posta del risparmiatore in cui si possono chiedere consigli oppure
esporre lamentele o denunciare anche comportamenti disdicevoli di istituti di credito e assicurativi.
Le lettere vengono ospitate in maniera anonima e quasi sempre con la replica dell’istituto o della persona oggetto di critiche. Direi che questi ultimi, cioè gli accusati, hanno l’ultima parola e quindi possono giocare con una performance migliore sul piano dell’immagine.
Nel fascicolo di questa settimana (18 novembre) viene ospitata una vicenda cha ha per riferimento un docente
dell’ateneo bolognese di 86 anni e lo staff dell’istituto di credito Fineco presso la città del Cardinal
Legato, guidato dal signor Marco Lorenzoni.
Il cliente della banca espone una vicenda che può essere stata vissuta da chiunque investa, o abbia investito, i propri risparmi. E’ la testimonianza di come possa essere gestita una pensione o qualche liquidazione. Sono in gioco circa un milione di euro (970 mila per essere precisi). A marzo-aprile col varo della politica daziaria di Donald Trump i corsi azionari presero a fibrillare. Ad un certo punto il montante del capitale del docente gestito da Fineco arrivò ad accumulare una perdita di circa 60 mila Euro.
In preda all’ansia (l’importo serviva ad acquistare la proprietà dell’immobile che da decenni occupa), egli
chiede che si proceda ad investire una parte del proprio capitale in oro, franchi svizzeri, Etf e azioni dedicate alla produzione di opere per sicurezza, difesa ed armi.
Il Sole 24 Ore informa i lettori dei forti incrementi di valore che questi investimenti stanno realizzando.
Vengono offerti i grafi ci di Rheinmetal, Saab, Thales, Rolls Royce, Bae Systems e dell’’italiana Leonardo ecc.
Gli ordini del professore non vengono accolti dal consulente. Eppure servirsi di questi titoli difensivi è una
prassi elementare per arginare le cadute in Borsa.
Con grande disappunto, ripensando ai lunghi anni in cui è stato cliente di Fineco, gli si staglia nella memoria un
aspetto che aveva lamentato, ma trascurato. Si rende conto che rifluiscono in basso, nel suo pacchetto
azionario, anche le soluzioni ideate dalla controllata Fineco Asset Management.
Non si tratta di poco conto. Infatti quasi la metà del suo capitale gli agenti locali Fineco lo hanno concentrato in questi prodotti spiccatamemente aziendali. Come mai?
Di fronte a delle semplici rimostranze, il consulente finanziario fa una mossa teatrale. Comunica le dimissioni
dall’incarico ricevuto diversi anni prima. E fa scattare un’azione che ha tutta l’aria beffarda di una rivalsa. Si priva, infatti, di ogni assistenza un vecchio cliente dichiarando che la sede bolognese di Fineco non dispone di personale. Allucinante, ma vero. A questo punto si ha la rottura. Il pensionato decide il trasferimento di ogni titolo e bene detenuti da Fineco presso la Banca Privata Cesare Ponti (gestita dalla Banca Popolare dell’Emilia Romagna in via Venezian, sempre a Bologna). Ne deriva la scoperta di un altro aspetto inedito di questa banca avanzata, tecnologica, trasparente, cioè che l’operazione di spostare fondi e titoli richiede circa tre mesi. Il patrimonio investito presso la controllata Fineco Asset Management molti di più, circa il doppio.
In realtà dopo una lunga attesa il cliente di Bologna si vede costretto a fare un’operazione che comporta diversi
oneri, vale a dire a rendere liquidi i fondi di origine Fineco, cioè a venderli. Successivamente, potrà riacquistarli o
modificarne la composizione. Il che comporta nuove spese, cioè il raddoppio, e altre perdite di tempo.
Non è improbabile che nel corso di tutto questo tempo il cliente sia stato tenuto a pagare anche gli importi relativi alle commissioni per la gestione, alle imposte di bollo ecc. malgrado ogni attività fosse stata sospesa definitivamente.
Le tensioni si inaspriscono quando il pensionato si rende conto che le due carte di credito che il team bolognese gli ha fornito (senza chiedergli di liberarsi della prima in versione unica) non vengono accettate dai ristoratori e
dai market nei dintorni di piazza Maggiore (dove si espone a stressanti figuracce). E quando cerca di operare
sugli sportelli per un prelievo gli viene addebitata una somma come commissione anticipo contanti.
Fineco si difende alzando la bandiera dell’ego-centrismo:
cioè il primato della “reciproca fiducia” tra cliente e consulente e soprattutto respingendo, sulle colonne
di Plus24, “l’accusa di nascondere l’esistenza di commissioni per il prelievo di contante tramite carta di credi to”.
Per la verità questa è una difesa senza senso, dal momento che la “commissione per anticipo contante”
dopo molti mesi è stata rimborsato da Fineco al loro cliente.
Il mistero era facilmente risolubile ed evitabile. Infatti le carte di pagamento Debit coprono fino all’intero importo
disponibile in conto corrente, mentre la carta Credit contabilizza le spese fino a quindici giorni dopo il mese
successivo.
Il capo del personale bolognese di Fineco non sembra essere stato in grado di spiegarlo. Eppure basta andare su
Internet o chiederlo ai servizi più semplici dell’intelligenza artificiale.
Il lettore non smetta di leggere. Deve, infatti, sapere che malgrado sia avvenuto il trasferimento dei ogni titolo da
Fineco alla Banca privata Cesare Ponti, il conto corrente del professore non viene sospeso. Resta sempre in vigore,
bello esposto nel sito su Internet, pagando imposte di bollo e commissioni varie.
Questi oneri vengono giustificati col fatto che il fondo di investimento Usa Yupiter non risulta venduto.
In realtà l’ordine di liquidarlo risaliva a marzo-aprile. Ma fino a metà ottobre all’esterrefatto cliente bolognese
vengono addebitati spese e oneri di ogni tipo. Non solo. Aveva un credito di 7\9 Euro e anche questo
modesto peculio viene incamerato da Fineco.
Un particolare finale: a Bologna presso la Banca Fineco non si trova una copia del Sole 24 Ore. Riceviamo da
Milano gli articoli ritenuti interessanti, è la risposta.

