Nella Roma occupata dai nazisti, il carcere di Regina Coeli aveva il triste privilegio d’avere un braccio interamente occupato dai condannati a morte in attesa dell’esecuzione. Erano giorni in cui le fucilazioni si susseguivano quasi quotidianamente e la fine della guerra sembrava ancora molto lontana.
Tra loro c’erano anche due futuri presidenti della Repubblica: Sandro Pertini (1896-1990) e Giuseppe Saragat (1898-1988). I due esponenti socialisti riformisti erano stati arrestati il 18 ottobre 1943 e subito rinchiusi nella stessa cella del carcere romano.
La serenità e l’autorevolezza dimostrate, pur in simili difficili condizioni, da Pertini sorpresero e affascinarono gli altri prigionieri politici. In carcere incontrarono altri due eroi della resistenza: Leone Ginzburg, torturato e poi morto d’ infarto, e don Morosini, torturato e poi fucilato.
Saragat ci ha fornito a tal proposito la sua personale testimonianza circa la personalità e il contegno tenuto da Pertini in quelle circostanze: “Volle subito il vestito da galeotto, lo pretese. I secondini di Regina Coeli avevano di fronte a lui un complesso di inferiorità, perché conosceva il regolamento meglio di loro. Diffondeva attorno a sé una serenità che sosteneva i prigionieri in attesa di fucilazione perché anche in carcere si comportava come se fosse stato a casa sua. Voleva che gli abiti fossero stirati bene: metteva i pantaloni da galeotto sotto il materasso, in modo che al mattino la piega fosse perfetta. Aveva l’eleganza del duca di Edimburgo”.
I socialisti romani, guidati da Giuliano Vassalli e attivi nella lotta clandestina, studiarono nei minimi particolari un piano d’evasione dei loro compagni, approntando documenti falsi. Quando fu tutto pronto, grazie anche alla complicità di alcuni agenti carcerari e del medico di Regina Coeli dott. Alfredo Monaco, Pertini si rifiutò di uscire senza gli altri cinque compagni arrestati con lui e Saragat.
Fu così che la sera del 24 gennaio 1944, grazie ad un altro piano molto più sofisticato di documenti e permessi falsi, riuscirono a evadere tutti e sette gli antifascisti ( Luigi Allori, Luigi Andreoni, Carlo Bracco, Ulisse Ducci, Torquato Lunedei), che ripresero immediatamente l’attività clandestina in varie zone di Roma. Il piano d’evasione fu organizzato da Vassalli e Gracceva, comandanti partigiani in clandestinità, con l’aiuto di Massimo Severo Gianni e l’agente di custodia Ugo Gala. Dall’interno del carcere dal medico Monaco, sua moglie e dall’avvocato Fippo Lupis.
Con la fine dell’occupazione tedesca della capitale, nel giugno del 1944, Pertini riuscì a raggiunse l’Italia del Nord per poi entrare nel CLN. Quando Dollman e Kappler appresero la notizia dalla “Voce dell’Italia” della BBC britannica andarono su tutte le furie. Aprirono immediatamente una inchiesta ma dovettero constatare che tutto l’iter per il rilascio era stato formalmente autentico, tranne la firma sul mandato di scarcerazione.

