Diciamolo subito: non è questa la sinistra. O almeno, non la sinistra riformista e liberale che amiamo. Non sono queste le convinzioni di Nenni, o di Turati. E nemmeno Pertini sarebbe contento di simili dichiarazioni. “Chi entra in una casa disabitata prende senza togliere a nessuno, se non al degrado, al racket e ai palazzinari“: a dirlo non è Robin Hood, ma Ilaria Salis, neoeletta eurodeputata al Parlamento europeo nel partito di Fratoianni. Parole che l’insegnante ha affidato a un social per giustificare la sua adesione ai movimenti per la casa, in aperto contrasto con le richieste di Aler, l’ente che gestisce gli alloggi popolari in Lombardia.
“Aler reclama un credito di 90.000 euro nei miei confronti come indennità per la presunta occupazione di una casa in via Borsi” – continua Salis – “basandosi esclusivamente sul fatto che nel 2008 sono stata trovata al suo interno. Sebbene nei successivi 16 anni non siano mai stati svolti ulteriori controlli per verificare la mia permanenza, né sia mai stato avviato alcun procedimento civile o penale a mio carico rispetto a quella casa, Aler contabilizza tale credito“.
No, non siamo in un romanzo di Kafka. E nemmeno in una commedia degli equivoci. Parla una eurodeputata, per giunta di sinistra. E continua: “a Milano le case popolari sfitte sono più di 12mila, dunque un quinto delle case popolari non è assegnato“. In lista per avere alloggi popolari ci sono 10 mila famiglie, ma negli ultimi tre anni le abitazioni effettivamente assegnate sono state circa 2.800. Come ultima giustificazione al suo atto di coraggio, perché così vuol farlo passare, la Ilaria nazionale sostiene che “le case non assegnate che vengono occupate di solito sono in condizioni fatiscenti e sono abbandonate da anni, quindi essere occupante vuol dire abitare questo spazio precario e faticosamente trasformarlo in un luogo che si possa chiamare casa, cercando di sistemarlo coi pochi mezzi a disposizione che si hanno“.
Per Salis si tratta di “uno stigma sociale“. Ne consegue, seguendo il suo ragionamento, che “i movimenti di lotta per la casa agiscono per aiutare il prossimo, come baluardo di resistenza contro la barbarie della nostra società“. Ma siamo lontani anni luce dalle lotte per l’affermazione dei diritti civili. Qui non si tratta di chiedere l’applicazione della giustizia, ma di farsi giustizia da sé. Più che di Sinistra, si tratta di Anarchia. E non certo quella di grandi anarchici come la D’Andrea, o Tresca o Borghi, per carità. Se vogliono raccogliere voti pur di superare il 3%, scegliessero bene a cosa ridursi. Il rischio di finire nel ridicolo è alto, e stiamo vedendo quanto
Secondo Salis “Il movimento di lotta per la casa ha sempre agito con la forza della legittimità data dal semplice principio che tutte e tutti dobbiamo avere un tetto sulla testa“. C’è un pò di confusione etica e normativa che qualcuno dovrebbe cercare di dipanare. I fatti riportano che Salis avrebbe abitato abusivamente da 16 anni in un appartamento di 40 mq dell’Aler in via Borsi 14 – zona Navigli – a Milano. Salis fu identificata dalla polizia nel dicembre del 2008, e la cosa fu registrata insieme alle altre 4 condanne per resistenza a pubblico ufficiale durante uno sgombero. Il suo avvocato, Eugenio Losco, dichiara che la sua assistita “non pagherà, non deve 90mila euro, non ha mai ricevuto l’ingiunzione di pagamento e sicuramente non sono dovuti. Risulta solo una condanna per occupazione, punto e basta“. Tutti sereni allora? Manco per niente.
Nella Costituzione italiana il diritto all’abitazione sic et simpliciter non esiste. Ma il diritto all’abitare è affermato in impegni internazionali ratificati dal nostro Paese e anche indirettamente dalla nostra Corte Costituzionale, che nella sentenza n. 49/1987 afferma: “è doveroso da parte della collettività intera impedire che delle persone possano rimanere prive di abitazione“. L’art. 25 della Dichiarazione universale dei diritti umani riporta: «Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo (…) all’abitazione». La Carta sociale europea, entrata in vigore nel 1999, sancisce all’art. 31 che “tutte le persone hanno diritto all’abitazione”.
Nessuna di queste norme giustifica o incoraggia l’occupazione di un immobile. Nessuna legge avvalora il diritto a occupare un alloggio. Infatti si chiama occupazione “abusiva”.
L’errore di Salis sta nel manipolare un diritto piegandolo alle proprie velleità. Un errore grave, perché suscettibile di essere emulato da altri come lei. Lei, che meglio farebbe a istituire il partito surreale della nuova anarchia, piuttosto che avvolgersi nella bandiera di una sinistra che mai dovrebbe assecondarla.
Lottare per i diritti civili significa fare in modo che tutti, ma proprio tutti, abbiano uno Stato che funzioni. Non si ottiene il diritto all’abitazione occupando le case, ma sollecitando gli organi ad hoc affinché migliorino il proprio operato. Le lotte di classe erano foriere di benessere condiviso, e non di individualismo esasperato, come quello che Salis suggerisce.
Una deriva pericolosa, una corsa all’anarchia più becera che travalica il rispetto della giustizia e ci riporta alla legge del taglione. Non è questa la strada, non è questa la Sinistra.


4 commenti
A me stupiscono queste rivendicazioni adolescenziali di chi si fa giustizia da solo, stile far west perché “io sono nel giusto e voi no”. C’è uno stato di diritto conquistato per noi a carissimo prezzo che queste posizioni ignorano e/o sviliscono.
Il diritto di quanti in graduatoria attendono l’inserimento nelle abitazioni? Non vale secondo questi? E perché? Qual è il metro di giudizio.
Il diritto dei proprietari delle abitazioni, sfitte o no per qualsivoglia motivo. Cosa autorizza a calpestare il diritto di proprietà privata di costoro tramite azioni completamente illegali?
Senza considerare che quegli occupanti “ultimi”, in reale difficoltà e ai margini della realtà sociale, seguendo questi capi popolo nella crociata ideologica hanno come sicura ricompensa l’affibiazione sulle loro teste di un reato, con le conseguenze civili, sociali, economiche del caso. Cioè questi Robin Hood riescono con un solo colpo a creare nuovi potenziali detenuti/debitori dello stato e persone che di conseguenza atomizzano sempre più le loro speranze di emancipazione.
C’è una regressione nell’articolazione del pensiero analitico/funzionale politico che è spaventosa. Soprattutto perché viene a ondate da persone che si autodefiniscono di “sinistra”.
Scusate se insisto su questo, ma questa cosa mi sconcerta. Il rifiuto della complessità nel nome della semplificazione ideologica. Che in pratica è l’anticamera della religione.
Assolutamente nulla di buono ne può scaturire, soprattutto per gli ultimi. Eppure quella è palesemente la china che la prassi politica sta prendendo.
Grazie per l’articolo, come sempre apprezzato.
– C’è una regressione nell’articolazione del pensiero analitico/funzionale politico che è spaventosa. Soprattutto perché viene a ondate da persone che si autodefiniscono di “sinistra”. – Questa sua annotazione è centrale, fondamentale, ineccepibile. Grazie per aver condiviso il suo pensiero!
Grazie a Lei come sempre.
Quando leggo di occupazioni di case, mi vengono alla mente i molti sacrifici fatti da quei piccoli proprietari di un tempo che, vedi ad es. i lavoratori autonomi quali i titolari di negozi di vicinato, investivano i propri e sudati risparmi nell’acquisto di un appartamento per poter integrare la propria pensione una volta che fossero arrivati a percepirla.
Oggi non pochi di quelle abitazioni sono vuote, vuoi perché gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria sono troppo onerosi per le tasche dei proprietari, vuoi perché il darle in locazione espone al rischio di non veder corrisposto il canone, talora con grande difficoltà, se non impossibilità, a poter rientrare nella disponibilità dell’immobile.
Si può semmai aggiungere l’eventualità di dover sostenere pure le spese condominiali, per la parte che competerebbe all’inquilino, e può rivelarsi altresì problematica anche la cessione dell’immobile, ammesso di trovare chi fosse interessato all’acquisto, per la scarsità di quanto ricavabile dalla vendita (stante la perdita di valore del “mattone”)
Assistiamo così al prolungarsi di una emergenza abitativa, per chi non riesce a trovar casa in affitto, ancorché si trovi ad avere un lavoro con reddito tale da consentirgli di poter sostenere i costi del canone, e spese annesse, il che alimenta la richiesta di far nascere nuova edilizia popolare, mentre per converso si vorrebbe arginare il consumo di suolo.
Ci troviamo di fronte ad una sorta di “paradosso”, dal quale non è di certo facile uscire, ma io penso che le forze riformiste dovrebbero investirsi della cosa, avanzando proposte “mediatrici” in ordine alla materia, che tengano conto delle varie esigenze in campo, e se arrivasse casomai a farlo il centrodestra ritengo che gliene andrebbe dato merito.
L’altro dato da considerare, di segno più strettamente politico, a me pare essere il continuo rivolgersi verso sinistra da parte di non pochi riformisti, quando si è ormai abbondantemente constatato che la coalizione di sinistra deve tener conto dell’ampia quota del proprio elettorato che è “ideologicamente” piuttosto lontana dal riformismo..
Paolo Bolognesi 10.07.2024