La Kuliscioff e Turati non erano solo una coppia, ma un leader. Un leader politico e culturale del socialismo delle origini. Un leader con inclinazioni e sensibilità diverse, ma un leader unico. Antonio Labriola al momento della fondazione del partito scrisse che “l’unico uomo che esiste nel Psi é una donna”. Quanto Anna influenzasse Filippo e quest’ultimo Anna non si può dire. Ma Anna non sempre fu d’accordo con Filippo. Ad esempio, quando gli propose di estendere il diritto di voto anche alle donne e lui recalcitrava perché pensava che il sesso femminile fosse a quei tempi troppo condizionato dalla Chiesa, o quando, nel 1920, gli consigliò di farla lui la scissione del Psi e di fondare un Partito del lavoro che potesse creare un governo democratico coi popolari e i liberali progressisti e sbarrare la strada al fascismo. Aveva ragione lei nell’uno e nell’altro caso. Anna nacque in Russia a Sinferopoli, e si chiamava Anna Moseevna Rozenstein, nel 1855. Era dunque di due anni più anziana di Turati. Morì a Milano il 27 dicembre del 1925. Ricorre dunque quest’anno il centenario della sua scomparsa. La battaglia per i diritti alla donne fu il suo principale obiettivo. Scrisse libri, articoli, fondò un’associazione, tenne centinaia di conferenze. Le sue lotte sulla parità anche di comportamento si scontrarono con l’uomo dal quale ebbe la figlia Andreina, Andrea Costa. E da una lettera a lui indirizzata emerge la mentalità di una donna dei tempi nostri nei confronti di un uomo dell’Ottocento, che le rimproverava di vedersi un po’ troppo spesso con Carlo Cafiero: “Ciò che é lecito per gli uomini sia lecito per le donne”. Anna aveva dovuto studiare all’Università di Zurigo perché in Russia non era consentito alle donne l’accesso universitario, prima ingegneria, poi medicina. Tornò in Russia, ma venne espulsa perché sovversiva anarchica. Fu a Parigi e lì incontrò Costa al quale fornì sollecitazioni per passare dall’anarchismo al marxismo. Nel 1885, dopo la separazione con Costa, incontrò a Napoli (dove si laureò in medicina specializzandosi in ginecologia) Filippo Turati e con lui si accompagnò trasferendosi a Milano, in un appartamento di Portici della galleria 18, portando con sé la figlia Andreina. La casa divenne salotto di intellettuali, poeti, giornalisti (Luigi Maino, Ersilia Maino Bronzini, Ada Negri) e lî nacque nel 1891 la rivista Critica sociale della quale Anna divenne, con Filippo, codirettrice. Nel frattempo la Kuliscioff si recava nei quartieri popolari ad esecitare gratuitamente la propria professione e i milanesi la battezzarono “la dottora dei poveri”. Scrive Carlo Silvestri: “Il migliore cervello politico del socialismo italiano fu realmente quello della soave e fiera donna, innanzi alla quale non vi fu mai chi non si chinasse deferente e ammirato, Mussolini compreso”. Si può dire che il contributo recato dalla Kuliscioff alla fondazione del Partito dei lavoratori, nato a Genova nel ferragosto del 1892, fu il più prezioso. Presiedette il congresso, orientò la preparazione dello statuto e del programma. Come é noto gli anarchici e gli operaisti costrinsero i socialisti ad abbandonare la Sala Sivori, a ritrovarsi a sera nel ristorante della Discesa pollaioli e la mattina dopo nella sala dei carabinieri (ma il congresso, per il gran caldo, si svolse all’aperto). Il contributo di Anna al partito, divenuto Psli al congresso dell’anno dopo svolto a Reggio Emilia, e poi Psi, al congresso di Parma del 1995, svolto in forna semiclandestina a causa della repressione crispina, fu notevole. Tanto che, nel 1898, dopo i moti di Milano e le fucilate di Bava Beccaris, fu arrestata assieme a Turati per il reato di opinioni sovversive. Rimase nelle patrie galere otto mesi e il suo compagno Filippo dovette attendere ancora un anno. Fu lei, con la tempra della donna forte, a preoccuparsi intensamente per la tendenza depressiva di lui. Secolo nuovo e nuova vita anche per i socialisti che appoggiano i governi liberali, dopo le nuove repressioni di Pelloux (in carcere in quel ‘99 finì anche l’evangelico Camillo Prampolini). La Kuliscioff elaborò un testo di legge per la tutela del lavoro minorile e femminile che, presentata al Parlamento dal gruppo del Psi, venne approvata nel 1902 come legge Carcano. Anna Kuliscioff, assieme alla sindacalista Maria Goia, ebbe parte attiva anche nella lotta per l’estensione del voto alle donne, tanto che, col suo sostegno, nel 1911, nacque il Comitato Socialista per il suffragio femminile. L’anno successivo, però, una legge Giolitti sull’istituzione del suffragio solo maschile, che estese tra l’altro il diritto di voto anche agli analfabeti che avessero compiuto i trent’anni, continuò ad escludere le donne. Per Anna iniziò un periodo di scoramento, durante il quale anche il rapporto con Filippo si incrinò. La Kuliscioff fu neutralista durante il primo conflitto bellico, ma con Turati non lo fu dopo Caporetto quando l’Italia fu invasa dalle truppe austriache. E alla rivoluzione russa guardò criticamente come allo stesso Lenin che aveva conosciuto a Zurigo. Entrò in contatto con la russa Angelica Balabanoff, che invece fu succube ad un tempo di Lenin e di Mussolini, divenendo l’amante di quest’ultimo quando il futuro duce era alla testa di un Psi rivoluzionario. Ma nel 1946 si convertì al socialismo democratico aderendo alla scissione di Palazzo Barberini del gennaio 1947. Come ho ricordato Anna consigliò a Turati di fondare un nuovo partito riformista che aveva il consenso della gran parte dei deputati socialisti troncando ogni rapporto coi rivoluzionari e i comunisti. Era il 1920 e forse la democrazia la si sarebbe potuta salvare. Il nuovo partito, frutto di una espulsione, venne fondato solo all’inizio di ottobre del 1922, a pochi giorni dalla marcia su Roma. E suo segretario venne eletto Giacomo Matteotti, ucciso da sicari fascisti nel 1924. L’anno dopo si spense Anna e al suo funerale, seguito da una moltitudine di popolo, i fascisti divennero protagonisti di un’indegna gazzarra. La storia la onorerà anche se con qualche lacuna e dimenticanza. La mostra di Milano allestita dalla Fondazione Kuliscioff non può essere l’unico segnale di riconoscimento. Occorre che giornali, televisioni, partiti politici, associazioni riformiste e femministe traccino un programma di celebrazioni in memoria della più grande donna del secolo impegnata in politica, nel socialismo riformista e nelle battaglie femminili. Una donna moderna nata nell’Ottocento.
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Direttore. Nasce a Reggio Emilia nel 1951, laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Bologna nel 1980, dal 1975 al 1993 é consigliere comunale di Reggio, nel 1977 é segretario provinciale del Psi, nel febbraio del 1987 è vice sindaco con le deleghe alla cultura e allo sport, e nel giugno dello stesso anno viene eletto deputato. Confermato con le elezioni del 1992, dal 1994 si dedica ad un’intensa attività editoriale (alla fine saranno una ventina i libri scritti). Nel 2005 viene nominato sottosegretario alle Infrastrutture per il Nuovo Psi nel governo Berlusconi. Nel 2006 viene rieletto deputato nel Nuovo PSI. Nel 2007 aderisce alla Costituente socialista nel centro-sinistra. Nel 2009 é assessore allo sport e poi all’ambiente nel comune di Reggio. Dal 2013 al 2022 dirige l’Avanti online.


1 commento
La Kuliscioff era unica, non omologabile. Di grandi vedute e avanti nei tempi.