Giovanni Crema é sempre in movimento. Riunioni, telefonate, mail e messaggi tutto il giorno. E’ il regista dell’operazione Manildo. Almeno per quanto riguarda i socialisti e non solo. Giovanni, già deputato e senatore, e prima consigliere e assessore regionale, e prima ancora sindaco della sua Belluno, é uno di quelli che la politica ce l’ha nel sangue. E la politica se é un virus che hai contratto a 18 anni é un male inguaribile. Se la malattia l’hai vissuta a partire dai cinquant’anni passa subito come l’influenza. Lui, come me, ha cominciato da ragazzo nella Fgsi, ma ai tempi del disastro del Vajont e ricorda le vittime di quella tragedia ancora con commozione. Gli chiedo subito perché é venuta fuori la candidatura di Manildo, un amministratore, sindaco di Treviso, non un dirigente del Pd, figura dunque più tecnica che politica. E perché i Socialisti liberali hanno deciso di appoggiarlo.
“Noi Socialisti liberali”, esordisce il leader socialista, “abbiamo sostenuto che fosse il Pd ad esprimere il candidato alla presidenza della Regione nell’ambito di una coalizione di centro-sinistra aperta, ma che fosse il risultato della sintesi delle diverse culture della coalizione. Manildo ë un riformista, un cattolico, ma anche un laico. Questa coalizione é atipica. Non é il campo largo. Parte dalle posizioni più moderate e riceve anche l’appoggio di Rifondazione comunista. Dimostra che nel Veneto c’é voglia di un’alternativa all’egemonia leghista. Partiamo dal presupposto che il Veneto bianco é divenuto leghista e il 65% registrato dal suo candidato nelle scorse elezioni, frutto di una pluriennale egemonia del potere (quindici di presidenza Zaia e quattro di vice), non si é mai verificato ai tempi della Dc.”
Ma Zaia non é più il candidato alla presidenza. C’é un nome nuovo, Stefani, un giovane.
Il candidato del centro-destra é persona gentile e si esprime con un linguaggio mite, ma nella sostanza la pensa come il suo padrino Salvini e non é mai stato nelle grazie di Zaia. Da qua la reazione di Zaia che si propone capolista in tutte e sette le province e ha agevolato la formazione di un’ altra lista con il simbolo della vecchia Liga veneta.
I Socialisti liberali fanno parte di una lista per Manildo con, sotto, tre simboli, tra i quali quello di Avanti che il Psi utilizza per le regionali. Cedimento nostro o loro?
Noi abbiamo tenuto un comportamento coerente con il documento approvato a Montegrotto. E cioè con l’indicazione di riunire le tendenze riformiste. La lista si ispira a Manildo ma non è la lista del presidente. Il candidato presidente l’ha assecondata e sorretta, ma la lista é composta da Più Europa, da Italia Viva, dopo perplessità sul nome avendo proposto il simbolo della Toscana e cioè di Casa riformista, non accolto dagli altri, da Azione, dopo orientamenti anche contrari, e dai socialisti, uniti nel simbolo Avanti. Devo rimarcare la disponibilità all’accordo del segretario regionale del Psi Pietro Lotto, che ha dovuto superare difficoltà interne.
Ma come siamo messi coi candidati?
E’ stato detto che sotto il simbolo di Maraio si presentano tutti i suoi socialisti. Nel Veneto non é così. C’é stato un accordo politico paritario e la maggioranza dei socialisti nella lista Avanti appartiene al nostro movimento. Facciamo i nomi dei nostri candidati? Presto fatto. Abbiamo due candidati capilista a Rovigo e a Belluno, della lista per Manildo voglio dire. E sono il giovane Giuseppe Toscano, già segretario a Vicenza e fondatore del Circolo Matteotti a Rovigo che si candida anche a Vicenza, e l’avvocato Giorgio Azzalini a Belluno, dove é candidata anche Alessandra De Bettin. A Verona si candida il consigliere comunale Giacomo Piva e candidata é anche Nicoletta Scrivo. A Vicenza, oltre a Toscano, è candidata Ilaria Storti e è candidato il segretario regionale della Fgs Andrea Comberlato, a Padova sono candidati Valentino Pittarello e Ilaria Storti.
Riesci a trovare tre proposte specifiche dei Socialisti liberali per il Veneto.
Certo. Grazie alla mia lunga esperienza nel settore delle autonomie suggeriamo innanzitutto il riordino delle province, non fotocopia delle vecchie napoleoniche, ma suddivise in aree nuove in base alle ragioni socio economiche del territorio, e così il ripristino delle comunità montane, che in Veneto, regione attraversata dalle Alpi e terra delle Dolomiti, hanno particolare attinenza. Poi uno studio donato al presidente, frutto dell’Associazione degli ex parlamentari del Veneto, da me presieduta, sulla situazione socio economica della nostra regione. Dieci anni fa il Veneto era dentro le prime cento regioni d’Europa. Adesso c’é solo la Lombardia. Invecchiamento e denatalità corposi, mancanza di manodopera, laureati che emigrano all’estero sono i tre fattori della crisi veneta.
Ricordo un bel convegno sulla sanità che riuscì felicemente.
E questo é il terzo punto. Quel convegno mise in risalto che la sanità in Veneto non era più quella di prima. Non parlo del personale medico che é al top. Non c’é programmazione. Noi siamo per decentrare la sanità sul territorio. Un errore chiudere i piccoli ospedali, occorreva e occorre utilizzare quelle strutture con compiti particolari e
sostitutivi dei servizi dei grandi ospedali con la sanità di base, sollevando la ormai insopportabile pressione sui pronti soccorsi. Al posto degli ospedali chiusi si é aperta la sanità privata come in Lombardia
Per finire uno sguardo su Azione, il nostro punto di riferimento nazionale. Vero che esisteva una divisione tra chi intendeva fare la scelta del centro-sinistra e chi preferiva schierarsi dall’altra parte e che noi, in particolare te, abbiamo contribuito a risolvere?
In questa campagna abbiamo migliorato i rapporti coi dirigenti di Azione. In un primo momento Azione non partecipava agli incontri del coordinamento del centro sinistra e anche grazie a noi c’é stata una svolta. Trovato é stato l’uomo giusto per tenere i rapporti con loro. Un pezzo di Azione intratteneva trattative personali con la Lega, é vero, e Calenda aveva deciso di negare il simbolo a ciascuna delle due parti. Il presidente regionale di Azione Nicolò Rocco era per il centro-sinistra e poi anche il segretario regionale Carlo Pasqualetto ha partecipato agli incontri. Noi, coi nostri contatti, abbiamo favorito la ricompattazione di Azione. Ma sì, dai. Abbiamo unito i socialisti e dato una mano ad unire anche i nostri alleati.


1 commento
Gentile Direttore,
in merito all’articolo intitolato “Perché abbiamo scelto Manildo”, desidero precisare che il simbolo “AVANTI” non è riferibile ad una generica lista di ispirazione riformista o liberale, ma è il simbolo ufficiale del Partito Socialista Italiano (PSI), come presentato e comunicato pubblicamente dal Segretario Nazionale Enzo Maraio per le prossime elezioni regionali.
Il simbolo rappresenta e identifica coloro che si riconoscono nei valori e nella linea politica del PSI, nel solco del socialismo riformista europeo.
Si ritiene pertanto opportuno evitare ogni ambiguità circa l’utilizzo e l’attribuzione del simbolo stesso.
🔗 Comunicato ufficiale PSI – “Avanti per le regionali”:
https://www.partitosocialista.it/avanti-per-le-regionali/