L’assemblea del Partito Liberaldemocratico di sabato scorso e gli interventi successivi di Marattin e Calenda evidenziano un’urgenza comune: costruire un polo riformatore credibile, stabile e autonomo dai populismi, sia di destra sia di sinistra. Ma da soli, i liberal-democratici ed Azione rischiano di mancare di quella dimensione sociale e progressista che il socialismo liberal-socialista può portare: un’attenzione reale alle disuguaglianze, ai diritti civili, alla giustizia sociale e a un’idea moderna di welfare.
Il socialismo liberal-socialista, come delineato nei 10 punti di Montegrotto, rappresenta la sinistra riformista, democratica e liberale che storicamente ha unito libertà civili, progresso sociale e modernizzazione dello Stato. La nostra alleanza federativa potrebbe:
- difendere le libertà: dalla parola alla stampa, dalla religione alla parità di genere, contro ogni forma di populismo e autoritarismo;
- promuovere giustizia sociale: attenzione ai più vulnerabili, ai giovani, alle donne, alle nuove povertà e ai ceti medi in crisi;
- riformare lo Stato e le istituzioni: favorire trasparenza, meritocrazia (quella vera), partecipazione popolare e innovazione tecnologica al servizio dei cittadini;
- costruire una politica internazionale etica e solidale: sostenere i popoli in lotta per libertà e diritti, rafforzando un’Europa unita e autonoma;
- integrare pubblico e privato nella giusta misura: rinnovando scuola, sanità e welfare, senza ideologismi e con efficacia concreta.
L’alleanza tra liberal-democratici e socialisti liberali creerebbe un polo riformista completo, credibile, stabile e autonomo capace di guardare avanti senza subire condizionamenti esterni.
O per lo meno ci proverebbe.
È la casa… pardon (pardon, questa parola è stata momentaneamente scippata assieme alla parola “riformista”, che fa parte della nostra cultura e anima da oltre quarant’anni).
… Una dimora quindi di chi vuole costruire un futuro che coniughi libertà e giustizia, metodo e passione civile, progresso sociale e merito.
Oggi i cittadini non chiedono peró solo sfaccettature di ideologia: ma chiedono esausti e con tanta concretezza: sicurezza, buste paga più vicine agli standard europei e servizi più efficienti, dai trasporti alla sanità, fino alla scuola. La nostra sfida è costruire una politica che sappia rispondere a queste esigenze reali, senza rinunciare ai valori di libertà, equità e progresso che ci contraddistinguono.
Firmato: un operaio.


1 commento
Caro Direttore,
condivido la convinzione che con il Partito Liberal-Democratico si possa e si debba aprire un confronto serio, orientato alla costruzione di iniziative comuni e di un’agenda riformista condivisa. Allo stesso tempo, però, ritengo che l’ipotesi di un “terzo polo” equidistante da centrosinistra e centrodestra non rappresenti la prospettiva adeguata per l’area socialista liberale.
Noi socialisti non siamo – e non possiamo essere – equidistanti tra destra e sinistra. La nostra storia e la nostra cultura politica ci collocano nel campo della sinistra democratica e riformista. E soprattutto, l’esperienza recente dimostra che un terzo polo neutrale rispetto ai grandi blocchi non ha la forza necessaria per incidere realmente nei processi politici nazionali.
È nel centrosinistra che esiste oggi uno spazio vuoto per un’ala riformista forte, moderna, laica e liberal-socialista. Uno spazio che va organizzato e rappresentato con determinazione, perché è decisivo per l’equilibrio e la direzione dell’intero campo progressista. Uno spazio che noi socialisti dobbiamo colmare.
In questo senso, il progetto Avanti per l’Italia promosso dal PSI merita di essere valutato senza pregiudizi. Certo, non avrebbe alcun senso che si riducesse a un semplice rebranding del PSI. Ma se, come appare nelle sue linee guida, si configura come una piattaforma federativa capace di unire partiti e associazioni di ispirazione socialista (PSI, PSDI, Associazione Socialista Liberale, Socialisti in Movimento, Critica Sociale, ecc.) e di aprirsi ai riformisti di altre tradizioni (radicali, liberali, cristiano-sociali, repubblicani, laici), allora può rappresentare la base per un nuovo soggetto riformista plurale, moderno e competitivo.
È evidente che all’interno del mondo socialista non manchino diffidenze reciproche, individuali o di gruppo. Ma la politica, come ricordava Nenni, non si fa con i sentimenti, figuriamoci con i risentimenti.
Oggi serve uno scatto politico collettivo. L’idea socialista e il Paese meritano questo sforzo.
Grazie.
Antonio Zurlo