Segue da qui Oggi ho fatto qualcosa di catartico, ho preso in mano la rubrica del telefono e ho cancellato tutti i numeri secondo i criteri che seguono, in ordine di priorità decrescente. Sono rimasti 138 contatti. Tutti veri, reali, presenti nella mia vita. Che non mi sembra poi così male, dipende dalla prospettiva, una rubrica telefonica non è un social.
1 – gente che mi deve stare su dal cazzo 2 – gente che non ricordo chi sia 3 – gente che non sento da una vita con cui evidentemente non ho un rapporto 4 – gente che magari vedo, ma con cui non ho un rapporto vero personale 5 – gente che conosco in Croce Rossa, ma con cui non ho un rapporto vero personale 6 – gente con cui mi è capitato di lavorare negli anni, ma non ho tenuto i rapporti personali 7 – clienti che mi hanno contattata.
Qualcuno che conosco e stimo tantissimo direbbe che “oggi mi si è scatenato Marte”. E probabilmente non li ho messi nell’ordine giusto in termini di aree di competenza, ma sono 7 come i chakra. Porta pazienza, c’è molto che devo studiare ancora!!
L’ho fatto perché dovevo prendere una posizione netta rispetto ad alcune cose che sono successe di recente. Davvero è necessario e indispensabile alle volte prendere le distanze da persone e situazioni per salvare se stessi. Quale che sia il modo è solo un gesto, uno strumento, un espediente.
Accade che una mattina vedo una persona che conosco e che avrei detto essermi amica, che chiacchera con una delle Bestie Bifronti della combriccola dell’Orco. Alla prima occasione da sole le ho chiesto (sì, è una donna la persona in questione) se sapesse con chi stava parlando. Molto tranquillamente mi risponde “sì, so chi è ci vado a fare le pulizie a casa”. E io basita, ma ancora in buona fede, le faccio presente che appunto fa parte della combriccola, che è qualcuno che mi fa consapevolmente del male, godendoci se le va bene (sì, è una donna anche quella Bestia Bifronte).
Al che con un tono quasi di sfida che non era una sfida, ma semplicemente il suo carattere (è una donna che non riesce ad avere modi gentili nemmeno quando ti fa un regalo) mi dice “se è per questo sono andata a fare le pulizie anche a casa della Contessa e dell’Orco”. Qui sono rimasta qualche istante proprio senza parole. Ultimo mio tentativo conciliatorio “ma lo sai cosa mi hanno fatto, cosa mi fanno”. E arriva l’istante epico, il climax, la più potente delle frasi di amore nei confronti del prossimo che Cristo non so perché si è dimenticato di dire (ma forse era nei Vangeli Apocrifi): “Ma a me non hanno fatto niente”.
Presi questi vari calci nel culo e nell’anima, forse mi è venuta una faccia strana mentre mi saliva il fuoco dentro perché ha sentito la necessità di aggiungere l’assurdità “io non so chi è che ti ha picchiata, se lui se lei…”
A me è semplicemente partito un vaffanculo cosmico e le parole “vergogna, vergognati”. Ho alzato il tono di voce che per me non è urlare perché ho un timbro che sembra un soffio. Ma volevo farmi sentire, mi doveva sentire bene. Mentre me ne andavo ho aggiunto concludendo che d’ora in poi qualunque violenza avesse visto su una donna, doveva ricordarsi che lei non può permettersi di stare al di qua, dalla parte di quelli che si indignano: lei sta dalla parte di là, di quelli la violenza la fanno.
Inutile che mi venga a dire “ho bisogno di lavorare” ne abbiamo bisogno tutti, ma non tutti siamo disposti ad andare letteralmente in casa di criminali (sia chiaro intendo pregiudicati, almeno una sentenza è già in definitivo) per guadagnarsi da vivere. Non tutti siamo disposti a scendere a patti con noi stessi e comunque chi lo fa diventa una piaga per sé e per gli altri.
La cosa che mi ferisce di tutto questo e che non mi era così chiara fino ad ora è la seguente: la cronaca mostra che non solo non ci sono azioni coordinate consapevoli e condivise da parte degli Operatori per garantire la sicurezza alle donne, non solo non ci sono pene e detenzioni carcerarie adeguante anche per i più atroci delitti che possano ripristinare un minimo di giustizia sociale, ma nemmeno la gente normale poi isola questi delinquenti. I rei, i criminali, questi delinquenti rimangono tranquillamente inseriti nel tessuto sociale.
Se anche viene messo loro un braccialetto elettronico, che penso sia una delle peggiori offese mai fatte in termini di illusione di sicurezza a meno che non ci metti un minimo di carica esplosiva come nel film L’Implacabile, il soggetto rimane libero di agire nell’ambiente circostante, oltre che libero di uccidere. Continua ad avere rapporti, vita pressoché normale, tanto il tarlo gli parte solo con lei. E lei? Mah, magari la strana è lei, lui in fin dei conti “è normale”. Anche questo fattore influisce circa la reticenza delle donne a denunciare, il tessuto sociale che rimane profondamente patriarcale e percepisce te come la causa del problema, come il problema, non il delinquente.
Ma non è finita qui. Sempre per caso vedo questa ex amica parlare con uno che ora ovviamente è anche lui un ex amico. Incontro poi l’ex amico che mi si para davanti con un sorrisino sardonico, mefistofelico – e io già immaginavo il motivo visto lo spoiler – sbofonchiando “ma… secondo te… ma si fa…” ostentando un’arrogante sicurezza che l’alcol che aveva in corpo rendeva puerile. Sono rimasta muta fissandolo negli occhi con una ferocia che me la sentivo addosso io per prima, finché è riuscito a smettere di bofonchiare e dire “non puoi comportarti così”. Ciò inteso ovviamente nel senso che avrei sbagliato io a dire/fare a quella ex amica quello che ho detto/fatto. Ciò inteso ovviamente nel senso senza chiedere nulla a me di cosa fosse successo, la mia versione.
Beh, di nuovo… che si dice a qualcuno che ti sta pugnalando? Niente, chiudi, finisci, te ne vai e lo lasci alle spalle, a quelle spalle che ti sta pugnalando. Lo stile è avere una chiosa. In questo caso è stato un semplice “beh se dici così allora sei uno stronzo pure tu”. Basta, finito. Non vuoi sapere da me, io non voglio sapere da te. Cancellato dalla rubrica anche lui.
Cancellare serve anche perché io non voglio più che queste persone vedano o sappiano quello che faccio, li voglio fuori dalla mia vita perché quello che hanno visto e saputo della mia vita me l’hanno usato contro, non l’hanno usato per portare pace. Quella ex amica non ha capito che questo era il loro intento, usarla per crearmi altra guerra attorno. È già diventata telenovelas se questo ex amico mi è venuto sotto così. E chissà a quanti questa qui sta continuando a parlare… e a dire che cosa, a fare la vittima di che? Ma come diamine si permettono questi di usare il dolore reale di altre persone per giustificare la loro irresponsabilità, la loro mancanza di empatia, di coscienza civica, la loro incapacità e povertà di amore.
Evidentemente anche questa qui è estremamente manipolativa se riesce a mettermi contro qualcuno che nemmeno mi chiede che è successo. D’altra parte deve esserci un motivo se è finita ad avere a che fare con quelle persone. Deve esserci un motivo se quell’ex amico ha fatto tanto presto a tendere l’orecchio. Ma a me dei loro motivi importa proprio zero. Non vedono, non vogliono vedere. Come spieghi a un pesce cosa sono le nuvole?
Non oltre un paio di mesi fa l’Orco ha contattato un mio famigliare come se nulla fosse di tutti questi anni chiedendogli un favore. Ora queste cose secondo voi potranno mai trovare una compensazione in Tribunale? Questa ex amica se fosse chiamata a parlare direbbe quello che ha già detto e che sta andando in giro a raccontare il cui effetto è mettermi persone contro. Sta facendo il loro gioco. Quel mio famigliare ha comunque risposto a telefono. Ha fatto il loro gioco.
E potrei citare molti altri esempi ma significherebbe entrare troppo in dettagli personali e forse questo sarebbe un appiglio per questa gentaglia per farmi contro attraverso questo blog, il coinvolgere soggetti terzi. So che lo leggono da due dettagli nella testimonianza dell’Orco. Devo stare sempre molto attenta a come dico le cose.
Mando sempre i link degli articoli al mio avvocato, dice che li legge, ma commenta solo se gli faccio i complimenti… Sei il numero 1 in Italia, te l’abbiamo detto almeno in tre nel giro di una quarantina di giorni, ci sono numeri e tempi sacri, è prova di realtà reale oltre ogni ragionevole dubbio!!
Mmmm… non so se funziona, non gli ho detto niente di nuovo.
Nell’ultima udienza che c’è stata a fine ottobre è stata sentita la Contessa e nel suo racconto ha cercato di avvalorare la favola dell’Orco con aggiunta di un suo tocco personale, il tutto condito da contraddizioni emerse dalle domande del suo avvocato prima ancora che del mio. La Pubblico Ministero che c’era penso sia la peggiore di tutti quelli visti finora (perché possono cambiare i PM durante un processo come possono cambiare i giudici…) addormentata profonda, scandalosa, non ha nemmeno provato a fare il suo lavoro. Il precedente che ha gestito l’Orco l’ha tenuto sotto un’ora e mezzo proprio perché era ridicolo quel che diceva. Questa qui avrà fatto un paio di domande e basta, ok che la Contessa era ridicola da sola, ma se rincari la dose, anche il giudice ascolta. Se sono gli avvocati a rincarare la dose, il giudice valuta.
Ad ogni modo per tutti e due i processi le nuove udienze sono a febbraio, passiamo ancora tutti un altro Natale e Capodanno con gioia nel cuore e spada di Damocle sulla testa. Con quel delirante dell’Orco che continua a propagare la sua bruttezza e miseria in lavori e abusi edilizi atti a determinare e delimitare quelli che crede essere suoi diritti e proprietà. In realtà sono tutte e solo e ancora provocazioni. E manifestazioni di frustrazione, è una pentola che bolle, non gli sfiora nemmeno il pensiero di smetterla, di lasciarmi e lasciarci in pace. Né a lui né alle Bestie di Satana che ha attorno.
Pregiudicato per minacce (“ti spacco le gambe”) fa ricorso contro un per D.P.C. per lesioni che mi ha recato, denuncia di essere stato picchiato lui anche se è più forte di Mazinga… Meglio, Nano Mazinga, alto 1,53 con lavoro di ufficio per tutta la vita e un male incurabile che da 7 anni deve morire tra due mesi, racconta di esser stato capace di percorrere 6/7 metri con me a cavalluccio sulla schiena con mio peso dell’epoca 70kg mentre mio padre lo prendeva a calci e pugni specificando che mio padre stava attento a picchiare lui non me e cade di faccia senza farsi un graffio… lui la vittima… è libero di continuare a fare le prepotenze che vuole alla luce del sole sotto gli occhi di tutti, anche di quelli che pontificano pur essendo ciechi perché qui, evidentemente, ci vengono.
Beh va beh, io ho Marte oggi con me. Il mio cane si chiama davvero Ares, ma l’ho adottato già così. Confesso che all’inizio, le prime volte che lo portavo in giro e mi trovavo in pieno campo ad urlare “Aaaaarrreeeeessssss” per richiamarlo era un po’ inquietante, mi faceva sentire un piccolo frammento di Grecia antica vivente, disperso sull’Appennino Reggiano.
Un Lupino del Gigante, piace a tutti il mio cane, è dolcissimo e adorabile il mio Ares, il mio Marte.
Continua poi

