Qualcuno dopo le ultime elezioni politiche in cui, incautamente, aveva pronosticato la fine del suo ruolo di Premier, aveva detto di Pedro Sanchez, quando invece era stato riconfermato ed era riuscito a costruirsi una maggioranza, che aveva sette vite come i gatti. Ma dopo le elezioni della Catalogna, di domenica 12 maggio, questa definizione deve obbligatoriamente lasciare il posto al riconoscimento della sua leadership e del suo acume politico. Infatti mentre a livello nazionale, contrariamente alle aspettative di coloro che lo accusavano di aver sbagliato a scegliere la prova elettorale anticipata, era riuscito a contenere al minimo il calo del partito socialista, nella comunità autonomia spagnola, con capitale Barcellona, Sanchez ha riportato un netto successo portando i socialisti di Salvador Illa, ex Ministro della Sanità e suo fedelissimo supporter ed amico al 28% conquistando una decina di seggi in più rispetto al 2021. Con questa storica percentuale, che gli assegnato la posizione di vertice tra le forse politiche, il leader socialista ha ottenuto due risultati. Il primo è la conferma che l’alleanza che lo ha riportato Premier nel governo di Madrid e’ stata premiata anche in Catalogna, un territorio problematico per tutti i partiti iberici tradizionali. Il secondo e’ che nel parlamento di questa regione gli indipendentisti non avranno più la maggioranza dei seggi e quindi si indeboliranno inevitabilmente le istanze istituzionali separatiste che avevano suscitato il terreno elettorale preferito dei popolari e dell’ estrema destra di Vox. Questi due partiti hanno ottenuto un quindicina di seggi ciascuno preceduti nel conteggio dei voti di poco da Alleanca Catalana, movimento antiislamista e indipendentista. Junts, il partito di Carlos Puigdemont, attualmente rifugiato in Francia, nel castello di Laroque des Alberes. dopo il mandato di cattura emesso a suo carico, ha ottenuto un piccolo aumento che gli assicurato tre seggi in più e si piazza secondo avendo dovuto lasciare il primo ai trionfanti socialisti. L’ Erc (Esquerra Republicana) di Pere Aragonese e’ invece retrocessa di 13 deputati, determinante per far perdere agli indipendentisti la maggioranza assoluta. Gli altri di sono divisi le briciole compresa una sinistra radicale praticamente dimezzata e Comuns dell’ex sindaca di Barcellona, Ada Colau, che ha rimediato solo sei seggi. Adesso per Pedro Sanchez e per Salvador Illa si sono susseguite le dichiarazioni di rivendicazione della vittoria insieme però anche a quelle del futuro impegno per migliorare la qualità della vita dei cittadini e rafforzare la convivenza. Un messaggio chiaro rivolto alle forze indipendentiste sulle quali cercheranno di costruire la futura governabilità della Catalogna. Una mano la dara’ sicuramente anche la situazione nazionale dove Puigdemont sta trattando con il Governo una legge di amnistia per la normalizzazione politica, istituzionale e sociale della regione che gli permetta di interrompere l’esilio forzato.Questa legge e’ gia’ stata approvata dalla Camera Bassa del Parlamento di Madrid con con 178 voti a favore e 172 contrari. A favore hanno votato i socialisti del Psoe, promotori, la sinistra radicale , i nazionalisti baschi e quelli catalani di Estrella Republicana e ovviamente Junts . La rivendicazioni di Puigdemont di candidarsi a guida di un Esecutivo di minoranza sembra più un una provocazione fatta per accelerare l’approvazione definitiva dell’ amnistia che una reale e concreta proposta politica. Ancora una volta Pedro Sanchez ha saputo vincere le sue sfide e potrà affrontare con rinnovata fiducia la prossima tornata alle urne prevista per giugno in occasione delle elezioni europee.

