Altro che spifferi. Sembrano ventate gelide sul molo di Aberdeen.
Sono quelle che arrivano dalle parti dei Dem e che qualche agenzia di stampa inizia a far filtrare.
Si parla di un simbolo già pronto e dell’account social già in linea dal 5 febbraio.
Casus belli è stata la scelta referendaria della Schlein ma soprattutto il tipo di campagna elettorale condotta, divisiva e integralista, con quelle odiose frasi che chi vota “sì” è fascista.
All’ennesimo scivolone della segretaria pare che non gliel’abbiano perdonata.
Si tratta dei riformisti che evidentemente sono stufi di rappresentare solo una corrente del PD.
Spesso inascoltati, non di rado sbeffeggiati, qualche volta insultati.
L’ala moderata del PD non ne potrebbe più di una segreteria che inanella insuccessi su insuccessi.
Ecco quindi che starebbero meditando di darsi il rango di un soggetto politico autonomo pur ritenendo di restare, per ora, nell’orbita dell’area di sinistra.
Ma già alcuni farebbero osservare che far sentire una voce distinta rispetto alla linea della segretaria potrebbe non bastare.
Tanto vale neanche cominciare.
L’addio di Elisabetta Gualmini, europarlamentare dem approdata in Azione, impone il quesito se sia stato solo un caso isolato o potrebbe essere la punta di un iceberg pronto ad emergere.
I beni informati propendono per il ghiaccio e l’ipotesi di nuove uscite è tutt’altro che remota.
I segnali politici si moltiplicano.
La presenza di Marianna Madia alla Leopolda e poi a un evento di Italia Viva non è passata inosservata.
Poi ci sarebbe chi guarda ad Azione, valutando un approdo centrista, magari assieme ai comitati di Ernesto Ruffini o alle iniziative civiche di Alessandro Onorato.
Ovviamente le smentite volano, ma in politica ciò che viene smentito è facile che sia vero.
Non passerà molto per saperne qualcosa. Tra poco più di un anno si vota e, chiunque non sia uno sprovveduto, sa che presentarsi all’ultimo minuto crea sempre situazioni di svantaggio.
Gli appetiti elettorali giocano sempre un ruolo di primissimo piano e molti degli oppositori alla Schlein temono, alla formazione delle liste, epurazioni sanguinose.
Anche perché il limite dei mandati ridisegnerà inevitabilmente gli equilibri interni.
Un altro passaggio chiave è il vicino voto referendario.
Con quasi mezzo PD che vota “sì” è giocoforza dedurre che il risultato, qualunque esso sia, non sarà indolore.
E tornerebbe la domanda cruciale: se nel Pd ci sia ancora spazio per chi sostiene che la separazione delle carriere sarebbe dovuta essere una battaglia storica della sinistra.
Anche la politica estera è sotto osservazione per una segretaria che non è mai andata a Kiev.
E nel PD c’è una componente che continua a difendere una linea atlantista ed europeista chiara e trasparente.
Del resto che senso avrebbe la convention del 6 marzo, alla Sala Europa di Roma, dei Riformisti PD intitolata “Credere in un’Europa protagonista” se non quella di una discussione finalmente seria sul futuro del PD.
La partita si gioca tra identità politica, leadership e prospettive elettorali. E con il tempo che stringe non è escluso che, prima dell’estate, dalle parti del Pd si debba registrare qualche nuovo trambusto che potrebbe rivoluzionare non solo la consistenza del parito ma addirittura gli assetti politici del paese.


1 commento
Indebolire il PD può dare il via al “rifascio”. Scriveranno poi, gli storici, che è stato un errore.