Succede anche al Movimento Cinque stelle. La frattura tra Conte, sorretto dalla maggioranza dei parlamentari, e Grillo, i cui seguaci sarebbero Di Battista, la Raggi e qualche ex, pare irreparabile. Si scontrano, dietro la facciata del superamento o meno del vincolo dei due mandati, una visione di partito e una di movimento. Una concezione burocratica che si colloca nel centro-sinistra, su posizioni estreme e giustizialiste, e una che si rifa alle tensioni e alle suggestioni delle origini. Al di là di questo si tratta dell’ennesima forza politica che si divora il suo fondatore, anzi il suo nume tutelare, il suo padre naturale. Non é la prima volta nella storia politica italiana. Facciamo tre passi indietro. Chi fondò il primo partito italiano, il Partito dei lavoratori, poi Partito socialista dei lavoratori e infine Partito socialista, Filippo Turati, assieme alla sua compagna Anna Kuliscioff, venne espulso nel 1922 dal Psi perché coerentemente riformista. Chi si trovò a gestire, nel Pci, la svolta del 1989 e a decidere lo scioglimento del vecchio partito e la nascita del Pds, Occhetto, se n’andò sbattendo la porta e poco dopo presentandosi con Antonio Di Pietro alle elezioni europee. Ma proseguiamo. Il fondatore della Lega, quello che ha portato il primo gruppo parlamentare di lumbard a Montecitorio e che voleva la Padania aggirandosi con un ampolla di acqua del Po come se fosse un protagonista dell’Oro del Reno wagneriano, Umberto Bossi, ha recentemente compiuto uno strappo con il partito da lui fondato e in odio a Salvini ha dichiarato di aver votato Forza Italia. Andiamo avanti. Il vero artefice e guida proclamata al Lingotto del Pd era Walter Veltroni che adesso gira qualche film di discutibile qualità e intervista cantanti e calciatori per il Corriere. Il padre della destra democratica (sua la più clamorosa sconfessione del fascismo) Gianfranco Fini, travolto dal guaio della casa di Montecarlo e da una nuova famiglia impicciona, si é completamento eclissato. E di Giorgio La Malfa messo al bando dal Pri, il partito di suo padre Ugo, che dire? Fanno eccezione in questi numerosi parricidi Matteo Renzi e Carlo Calenda dei quali più d’uno ha chiesto la testa. Ma si tratta di partiti personali, i loro. Non avverrà. Sicuri? Avreste mai immaginato il movimento grllino senza Grillo? Io no.
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Direttore. Nasce a Reggio Emilia nel 1951, laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Bologna nel 1980, dal 1975 al 1993 é consigliere comunale di Reggio, nel 1977 é segretario provinciale del Psi, nel febbraio del 1987 è vice sindaco con le deleghe alla cultura e allo sport, e nel giugno dello stesso anno viene eletto deputato. Confermato con le elezioni del 1992, dal 1994 si dedica ad un’intensa attività editoriale (alla fine saranno una ventina i libri scritti). Nel 2005 viene nominato sottosegretario alle Infrastrutture per il Nuovo Psi nel governo Berlusconi. Nel 2006 viene rieletto deputato nel Nuovo PSI. Nel 2007 aderisce alla Costituente socialista nel centro-sinistra. Nel 2009 é assessore allo sport e poi all’ambiente nel comune di Reggio. Dal 2013 al 2022 dirige l’Avanti online.


2 commenti
Veramente Grillo era lo specchietto delle allodole di Casaleggio…
Il quale era uno tra i maggiori collaboratori di Berlusconi…
Vi è da domandarsi da dove provenissero i parecchi milioni di euro per le loro campagne elettorali…
Non bastava certo il blog di Grillo…
O l’ autofinanziamento…
Ogni volta che poi stavano per stravincere veramente…
Senza bisogno di alleanze…
Vedi europee…o 2018…
Alla vigilia intervenne Grillo per sfasciare tutto…
Anche adesso che in qualche modo si sta creando un campo largo spostato verso sinistra…
Ed in molte amministrazioni governa…
Ecco che saltano fuori gli adepti di destra e Grillo…
Sarà fantapolitica…
Ma se il progetto di Gelli si sta realizzando…
Manca solo il premierato…
È merito proprio del M5S prima maniera…
Con il fumo degli occhi di una falsa partecipazione dal basso…
Molto pericoloso nell’ indifferenza mediatica generale…
I 5 stelle? Non erano né di destra né di sinistra. La colla che li teneva era “Uno vale Uno”.
Ci sono andati avanti a lungo. Poi la colla (anche per la scomparsa di Casaleggio) non ha più funzionato: la parte più a destra ha alimentato i meloniani, quella più a sinistra un po’ ha navigato a vista, un po’ si è avvicinata al campo cosiddetto “largo”. Ci sono sentieri già tracciati, come Renzi e Calenda, che possono portare “le stelle” al commiato dalla politica.