di Giovanni Crema
Lo studente socialista fu ucciso il 27 aprile 1966 all’Università di Roma durante un’aggressione squadrista colpito con un pugno di ferro dai fascisti alla Sapienza e poi precipitato da un muro alto cinque metri.
Paolo Rossi, cattolico, non violento, iscritto alla Federazione Giovanile Socialista, studente di architettura di 19 anni, veniva aggredito e picchiato brutalmente da un gruppo di fascisti davanti alla Facoltà di Lettere dell’Università La Sapienza di Roma mentre distribuiva volantini in occasione delle elezioni per il rinnovo degli organismi rappresentativi studenteschi.
La sua morte segnò il debutto degli omicidi fascisti dopo la nascita della Repubblica. Coinvolti nelle violenze di quel periodo i militanti di Avanguardia Nazionale e i picchiatori missini capeggiati abitualmente da Giulio Caradonna, uno dei leader del partito. Come testimoniano le persone presenti e molte foto, sono numerosi gli studenti che vengono picchiati selvaggiamente dai fascisti con il tacita accondiscendenza della Polizia di Stato.
Fra gli aggressori che uccidono Paolo si ricordano, oltre a Delle Chiaie anche Serafino Di Luia, Flavio Campo, Saverio Ghiacci, Adriano Mulas-Palomba, Alberto Questa, Loris Facchinetti e Mario Merlino.
I responsabili dell’aggressione non saranno mai puniti dalla magistratura, che oltre ad insabbiare le indagini con l’aiuto prezioso della Polizia di allora, non farà alcuno sforzo per punire i colpevoli dell’omicidio.
Alcuni degli aggressori dovevano essere implicati, tre anni più tardi, nelle «trame nere» con le quali si cercò di scardinare lo Stato democratico.
Anche per questo Paolo Rossi non va dimenticato. Anzi andrà ricordato, con passione civile ogni 27 aprile, almeno con un fiore, primo caduto di una nuova Resistenza romana.

