Segue da qui Pamela non c’è più. Non lo sapeva lei che era suo il nome della seconda/terza donna che sarebbe stata uccisa nella settimana dal 13 al 19 di questo ottobre 2025. Il suo ex compagno non le avrebbe dato scampo, questo sì lo sapeva, ma come fare?
Aveva preso botte, minacce a sé, alla famiglia e al cane. E quando si vive avendo a che fare con estremi violenti di questo genere, vi lascio immaginare quale sia il tipo di dialogo anche solo per fare la spesa, come ti disabitui alla volontà, come diventi inerme. “Narcisista maligno” si definisce in ambito clinico. Ecco perché non reagisci più. In un Pronto Soccorso aveva anche risposto “sì” alla domanda se credeva che potesse ucciderla. E allora perché è finita così?
Questo è il cuore di tutto, la domanda delle domande, quello che cerco di fare io nel mio piccolo scrivendo, quello che può dare senso al sacrificio di Pamela, quello a cui non si arriva nella narrativa ufficiale di accalorati talk show da copia e incolla.
Numero 1: Pamela non ha denunciato perché era già stata minacciata di morte, lei, i suoi cari e il suo cane. La prima volta io ci ho messo quasi 3 mesi, il tempo limite di denuncia per il reato in questione, per andare dai Carabinieri. Perché sapevo che sarebbe stato un punto di non ritorno e fino all’ultimo ho sperato che ci fosse una via di conciliazione spontanea, in buona fede. Se denunci significa che la buona fede l’hai finita. Come la prende uno che pensa di avere potere su di te e che soprattutto pensa che non c’è altro potere su di te che il suo?
Numero 2: gli amici intorno sapevano tutto. Prima cosa voglio parlare dei due ex compagni che sono apparsi sulle scene ai quali lei raccontava tutto. Per me questo è estremamente significativo. Perché se fossimo stati negli (fino agli) anni 80, fossero stati un po’ più vintage, quei due ex morosi sarebbero andati ad affrontare muso a muso quel disgraziato con tanto di gambizzata se avesse detto la virgola sbagliata. Forse in questo sperava lei, più che nella denuncia. Le leggi che abbiamo fatto ci rendono più liberi o più impotenti?
Le amiche… le amiche sono donne, vai a capire anche loro a che livello vivono rispetto alla dimensione patriarcale di cui tutti siamo permeati. Pamela era bella eh, sono certa come oro che fosse molto invidiata. Non dico che non le volessero bene, ma non abbastanza da esporsi per lei.
Numero 3: e qui veniamo al punto. Fuoco, fuochino, rosso… codice rosso! Codice Rosso Ispettore Callaghan… Ah no, non è un film, scusate. Io ancora non ho ben capito su che tavolo si è fermato quel questionario del PS. Ho capito su che tavolo non è arrivato, ma non quello su cui si è fermato. Detto questo si fa magari specie che chi attorno a Pamela non abbia esercitato la possibilità di denunciare data dalla circostanza Codice Rosso. Ma il Codice Rosso non è partito nemmeno col questionario dell’ospedale. Io, amico/a ex moroso di Pamela andavo dai Carabinieri a dire cosa, chiedo il Codice Rosso? È possibile che lo faccia un terzo? Nove a uno (almeno una speranza teniamola) mi avrebbero risposto “se non denuncia la Signora, non possiamo fare niente”.
Perché la violenza sulle donne continua ad essere perseguibile solo a querela di parte. Devono esserci 40 giorni di prognosi per procedere d’ufficio, ma quante te ne ha fatte prima di ridurti con 40 giorni di prognosi? E anche ammesso che denunci per lesioni, stalking, minacce… i processi durano anni. E basta una volta sola. Ma che di che stiamo a parlare a fare?
Ma vi immaginate l’odio che sale in anni in una persona che già vi odia e che gli impegni in tribunale imbruttiscono – e almeno sì, questo è certo, è una soddisfazione vedere come si comportano in un’aula di tribunale, ne da misura della fattispecie.
E sento dire “perché non ha denunciato…” e anche “perché non hanno denunciato…” poi “perché non è scattato il Codice Rosso…”. Ci sono tante risposte a ciascuna di queste domande, capite. Di fatto Pamela ha dimostrato che se non se la prendeva lei, nessuno si sarebbe preso quella responsabilità. Di fatto nessuno se l’è presa. Ma anche se si fosse assunta lei la responsabilità della denuncia, sarebbe ancora viva oggi?
Capite che dopo tutti questi anni di lutti e dolore ci stiamo facendo ancora e solo domande?!?
Fa spettacolo è vero, basta guardare i palinsesti televisivi ogni giorno. Aumentano sempre i programmi di approfondimento sulla cronaca, Gianluigi Nuzzi ha sostituito la D’Urso nella fascia pomeridiana 17-19. Lo preferisco a Quarto Grado, ma ce la sta facendo bene anche sul 5.
Quello che voglio dire è che ci vorrebbe più coraggio per trarre conclusioni da quello che succede. Per trovare soluzioni non serve ragionare in astratto sulla Legge che c’è o no, su chi denuncia, su cosa non va, su che razza di tale era il carnefice, che poverina era la vittima. Questo è il cliché. È ancora il cliché.
Ancorché dimostriamo che non c’è stata abbastanza attenzione in come vengono svolte le indagini… o che ci indigniamo per un Giudice che mette in sentenza che “siccome non era vergine poteva immaginarsi cosa sarebbe accaduto…” ma ve lo chiedo ancora, ma di che stiamo a parlare a fare? Questa gente è ancora lì al proprio posto di lavoro? È forse questa l’unica domanda da farsi, l’unico reale e concreto punto di partenza.
Continua qui


2 commenti
Le criticità sono infatti numerosissime:
1. Chi svolge le indagini (Polizia Giudiziaria e Pubblico Ministero), sono davvero preparati a raccogliere i fattori di rischio?
2. I sanitari, sebbene sensibilizzati e al netto dei questionari loro forniti, dovrebbero poi anche conoscere se un reato è perseguibile a querela o d’ufficio?
3. Amici e parenti se si recano a sporgere querela hanno poi la risposta di cui all’articolo;
4. Se tale denuncia viene ricevuta, in assenza di quella della persona offesa, il PM richiede l’archiviazione, liquidando la pratica e spiegando che se la persona offesa giunge in dibattimento e nega ogni circostanza, l’imputato viene assolto.
Ci sarà da modificare ulteriormente la Legge?
Salve Antonio grazie per il suo intervento.
Circa il Punto 1 posso dirle che non esiste ad oggi alcun obbligo di Legge di corsi di aggiornamento per la preparazione delle Forze dell’Ordine nè dei Magistrati e Giudici, ci sono iniziative e attività a riguardo, ma rimane ancora questione approfondibile per sensibilità individuale. Ad esempio, ne parlo in un mio articolo, non esiste alcun elenco di avvocati specializzati sull’argomento. Nè un elenco di Giudici specializzati e chiamati a decidere i casi.
Circa il Punto 2 io sono una volontaria della Croce Rossa dal 2019 e faccio e i regolari corsi di aggiornamento e le posso dire che no, non viene fatta durante il corso una precisa attenzione al riguardo. Veniamo informati di quelle che possono essere le responsabilità penali di quello che facciamo, ma io del questionario che è stato sottoposto a Pamela o qualcosa simile non ne ho mai sentito. Sapendolo, potrei fare attenzione ed intervenire se dovessi mai vedere che in un PS non viene data la giusta attenzione ad una donna in difficoltà.
Se poi le dico che per due volte che sono stata aggredita e picchiata sono venuti i miei colleghi della CRI a prendermi in ambulanza e nessuno poi negli anni mi ha chiesto come stavo… Che poteva pure essere un’occasione per un incontro coi volontari ed ascoltare quello che potevo avere da dire che è poi quello che scrivo.
Circa il Punto 3 e 4 allora il Codice Rosso cos’è? Ma di che stiamo a parlare a fare?
Ci vuole, come in tutti i mestieri, gente che faccia bene il proprio lavoro. A che serve fare leggi se poi non vengono applicate. A che serve far fare Leggi a un Legislatore sessista e obsoleto.