Happy birthday – Ottant’anni di Repubblica, duecentocinquant’anni d’America: una storia di sicurezza condivisa
di Carmine De Pascale @gen.depascale
Nel 2026 l’Italia e gli Stati Uniti festeggiano due anniversari che non appartengono solo alla memoria: appartengono alla nostra identità. Da una parte i 250 anni degli Stati Uniti, la più longeva democrazia costituzionale del mondo; dall’altra gli 80 anni della Repubblica Italiana, nata dalle macerie della guerra e cresciuta dentro un sistema di alleanze che ha garantito stabilità, libertà, modernizzazione. In questo doppio compleanno, la storia della difesa e della sicurezza è forse il capitolo più sincero, quello che racconta senza retorica perché l’Italia, oggi, ha davvero molto per cui essere grata agli Stati Uniti.
Quando la Repubblica muoveva i primi passi, il mondo era già diviso in blocchi. L’Italia era un Paese fragile, con un esercito da ricostruire, un Mediterraneo instabile e una democrazia ancora giovane. L’ingresso nella NATO, nel 1949, non fu solo una scelta geopolitica: fu una scelta di destino. Gli Stati Uniti offrirono all’Italia non solo protezione, ma un modello di sicurezza collettiva che avrebbe permesso alla nostra democrazia di crescere senza la minaccia costante dell’isolamento. Per decenni, l’ombrello strategico americano ha garantito che il nostro Paese potesse concentrarsi sullo sviluppo economico, sociale, industriale. La sicurezza non era più un affare solitario: era un’opera condivisa.
Questa cooperazione prese forma concreta nelle basi americane sul territorio italiano: Sigonella, Aviano, Vicenza, Gaeta, Camp Darby. Luoghi spesso citati, talvolta discussi, ma raramente compresi nella loro funzione reale. In quegli spazi, italiani e americani hanno lavorato fianco a fianco per garantire la stabilità del Mediterraneo, monitorare le crisi, prevenire minacce, addestrarsi secondo standard comuni. Durante la Guerra Fredda, quelle basi furono un deterrente essenziale; negli anni successivi, sono diventate piattaforme logistico-operative per missioni nei Balcani, nel Medio Oriente, nel Golfo, nel contrasto al terrorismo. Sono nodi di interoperabilità: luoghi dove la sicurezza italiana si intreccia con quella americana, dove procedure, tecnologie e dottrine si fondono in un linguaggio comune.
Ma il contributo più profondo, quello che ha trasformato la Difesa italiana, è arrivato dall’innovazione. Gli Stati Uniti hanno introdotto nel nostro sistema militare una cultura tecnologica e dottrinale che ha accelerato la modernizzazione delle Forze Armate. Tantissimi ufficiali italiani hanno studiato nelle scuole militari americane, assimilando un modo di pensare la sicurezza basato su rapidità decisionale, interoperabilità, integrazione tra domini operativi.
La cooperazione industriale ha portato l’Italia a partecipare a programmi avanzati: dagli aeromobili di quinta generazione ai sistemi missilistici, dalle comunicazioni protette ai velivoli da trasporto, fino ai grandi progetti navali. Non si è trattato di semplici forniture: sono state partnership che hanno rafforzato la base tecnologica nazionale, creando un ecosistema industriale capace di competere a livello globale.
E poi c’è lo spazio, il nuovo dominio strategico. La missione Artemis II, il primo volo con equipaggio verso la Luna dopo oltre cinquant’anni, è il simbolo di una cooperazione che non guarda più solo alla Terra. Artemis non è la replica delle missioni Apollo: è l’inizio di una nuova era. L’obiettivo non è “tornare sulla Luna”, ma restarci: costruire infrastrutture permanenti, trasformare il satellite in un laboratorio scientifico e operativo, preparare il viaggio verso Marte. In questo progetto, l’Italia non è spettatrice: è protagonista. Contribuisce al Modulo di Servizio Europeo (ESM) della capsula Orion, essenziale per la propulsione, l’energia e le funzioni vitali dell’equipaggio. Leonardo realizza i pannelli fotovoltaici da 11 kW che alimentano i sistemi di bordo. Thales Alenia Space e Telespazio forniscono tecnologie di tracciamento, controllo e supporto missione. Inoltre, un accordo firmato a Washington nel 2026 prevede che l’Italia partecipi alla costruzione dei moduli abitativi lunari, portando nello spazio la sua eccellenza ingegneristica.
Artemis II è la prova che la cooperazione Italia-USA non è più solo terrestre o aeronautica: è diventata spaziale e lo spazio è ormai un dominio strategico quanto terra, mare, aria e cyber. In questo nuovo scenario, la sicurezza non si misura solo con basi, flotte o velivoli: si misura con la capacità di operare in orbita, proteggere satelliti, sviluppare tecnologie dual use, costruire infrastrutture che un giorno saranno decisive per la difesa e per l’economia. A questo si aggiunge che la NASA ha scelto l’astronauta italiano Luca Parmitano come pilota dell’equipaggio della missione Artemis III, con test previsti nel 2027 e allunaggio nel 2028.
Ottant’anni di Repubblica raccontano un’Italia che ha saputo crescere dentro un sistema di alleanze, missioni internazionali, cooperazioni tecnologiche. Gli Stati Uniti sono stati il partner più costante: nei Balcani, in Libano, nel Golfo, nel contrasto al terrorismo, nella sicurezza marittima, nella difesa dello spazio aereo. La gratitudine italiana non è retorica: è la consapevolezza che la nostra democrazia ha potuto svilupparsi in un ambiente protetto, dove la minaccia era contenuta da un’alleanza più grande di noi.
E così, nel 2026, mentre celebriamo Two Anniversaries, One Heart, scopriamo che la storia della sicurezza è anche una storia di fiducia. Gli Stati Uniti hanno aiutato l’Italia a diventare una Repubblica sicura, moderna, proiettata nel futuro. L’Italia, a sua volta, ha contribuito alla sicurezza americana nel Mediterraneo, nelle missioni NATO, nello spazio, nei programmi industriali. Due anniversari, un solo cuore: perché la libertà non è mai un dono isolato, ma un’opera condivisa.
Ed è per questo che, oggi come ieri, i popoli americano e italiano sono dalla stessa parte della storia. Lo erano durante la Guerra Fredda, quando hanno difeso l’Europa dalla minaccia della divisione. Lo erano nelle missioni di pace, nelle crisi del Mediterraneo, nella lotta al terrorismo, nella difesa dello spazio aereo e ora anche nello spazio profondo, dove Artemis II segna l’inizio di una nuova era.
E lo saranno domani, quando la sicurezza non si misurerà solo con la forza militare, ma con la capacità di proteggere infrastrutture digitali, ecosistemi spaziali, reti energetiche, identità democratiche. In questo mondo che cambia, Italia e Stati Uniti continueranno a essere alleati perché condividono ciò che conta davvero: la convinzione che la libertà meriti di essere difesa, sempre; che i diritti umani siano universali; che la democrazia sia un impegno quotidiano, non un’eredità da dare per scontata.
Due anniversari, un solo cuore. E un futuro che, ancora una volta, ci vedrà insieme: dalla parte della storia in cui la libertà non arretra, la dignità non si spegne e le democrazie non si arrendono.
Generale C.A. r. Carmine De Pascale, già comandante della Brigata bersaglieri Garibaldi, addetto per la Difesa presso la Rappresentanza d’Italia in seno all’Unione Europea, comandante del Contingente italiano a Nassyria (Iraq), Chief Coalition Operation presso HQ della Multinational Force Iraq, Comandante del 2° Comando delle Forze di Difesa. Si fregia anche delle onorificenze americane “Bronze Star Medal” e “Legion of Merit”.

