Per la prima volta dall’inizio dell’aggressione russa, lunedì 12 gennaio la Commissione Europea ha pubblicamente dichiarato la possibilità di avviare colloqui diretti con Putin per porre fine alla guerra in Ucraina.
Unico ostacolo: non se ne farà niente finché l’incessante campagna di bombardamenti di Mosca continuerà.
Paula Pinho, portavoce capo della Commissione Europea, ha detto: “Stiamo lavorando duramente per la pace in Ucraina”. E ha continuato: “La pace in Ucraina dipende da una sola persona. Questa persona è Putin. Quindi, a un certo punto, si dovranno avviare colloqui anche con lui. Nel frattempo, si sta lavorando molto”. E ha continuato:
“Purtroppo, non vediamo alcun segnale (da parte di Putin) di voler avviare questi colloqui, quindi non siamo ancora arrivati a quel punto, ma speriamo davvero che ci saranno finalmente dialoghi diretti che porteranno alla pace in Ucraina”.
Quando un giornalista le ha chiesto se sarà la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen a dover “parlare a telefono” con Mosca, Pinho ha rifiutato di “fare congetture sui quando, sul se e sul chi” e ha esortato Putin ad accettare un incontro faccia a faccia con il Presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy, cosa che il leader russo si è ripetutamente rifiutato di tenerez finora.
“Putin ha più volte affermato di essere pronto per questo. Noi europei non ci siamo ancora. Ma vorremmo esserci.“
Tutto ciò rappresenta un importante cambiamento nella politica della Commissione, che fino ad ora si è concentrata fermamente sull’isolamento diplomatico e sulle sanzioni economiche al Cremlino per la sua invasione su vasta scala dell’Ucraina e per gli attacchi ibridi contro l’Europa.
Il cambio di tono arriva pochi giorni dopo che il presidente francese Emmanuel Macron ha ospitato all’Eliseo un incontro (l’ennesimo) della “Coalizione dei volenterosi“, a Parigi, sotto la neve, e ha affermato che il ripristino del dialogo con Putin dovrebbe avvenire “il prima possibile”.
Macron aveva già più volte in precedenza sostenuto che parlare direttamente con Putin sarebbe stato “utile” per evitare di dipendere dagli Stati Uniti, che attualmente sono l’unico intermediario.
Venerdì scorso la stessa Meloni aveva appoggiato la proposta di Macron, dichiarando ai giornalisti: “Penso che Macron abbia ragione. Credo che sia giunto il momento per l’Europa di parlare anche con la Russia“.
Meloni ha pure suggerito all’UE di nominare un inviato speciale per guidare il dialogo a nome di tutti i 27 Stati membri, senza però proporre un nome specifico.

“Se commettiamo l’errore di decidere di riaprire il dialogo con la Russia ma di procedere in modo disorganizzato, faremmo un favore a Putin“, ha detto Meloni durante la sua tradizionale conferenza stampa di Capodanno, aggiungendo: “Abbiamo avuto questo problema fin dall’inizio. Troppe voci, troppi formati.” Se lo dice lei, fino a ieri pupilla bionda del presidente biondo americano, allora qualcosa davvero si sta smuovendo.
Nella tarda serata di ieri un altro portavoce della Commissione europea, Eric Mamer, ha illustrato tutti i prerequisiti tecnici dell’apertura al dialogo diretto: verifica totale del cessate il fuoco, completamento degli scambi di prigionieri, istituzione di corridoi umanitari.
Il vicepresidente della commissione Maroš Šefčovič ha pure confermato la necessità di una congrua preparazione dei gruppi di lavoro, delle garanzie al transito energetico, della coordinata gestione delle migrazioni, del mantenimento delle sanzioni e degli obiettivi tanto militari quanto industriali.
Anche la stessa von der Leyen ha sottolineato l’importanza del dialogo, senza dimenticare il mantenimento in vigore costante, per tutti i 27 paesi UE, degli obblighi di difesa reciproca e costante.

