Guai in vista per l’ONU, come se tutto il risentimento diffuso verso un’organizzazione già da molti (troppi) ritenuta ormai “inutile” non bastasse. Ad essere sotto i riflettori della tristissima vicenda è l’UNRWA, protagonista di una storia che neanche nelle migliori sceneggiature holliwoodiane sarebbero mai riusciti a immaginare: l’UNRWA – United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East è, di tutte le agenzie che compongono la galassia ONU, proprio quella che si occupa di assistere i rifugiati palestinesi costretti ad abbandonare le proprie case per i vari attacchi compiuti da Israele. Tra le fila degli operatori di questa agenzia sembra si nascondessero alcune persone colluse con Hamas. Forse 12, probabilmente di più. Le indagini sono in corso. E si tratta non di semplici lavoratori, ma di persone con status para-diplomatico, che godono di agevolazioni fiscali sui redditi, e che hanno soprattutto accesso facilitato alle informazioni sulla sicurezza nazionale e internazionale così come i panettieri hanno accesso alla farina. Persone colluse, quindi, ma anche operativamente attive nell’atroce attacco del 7 ottobre 2023 costato la vita a oltre 1.200 israeliani. Per questi 1.200 israeliani morti, risultano quindi licenziati 12 operatori UNRWA. Non è ironia macabra, ce ne guardiamo bene: ma le parole tradiscono ben altro risentimento nei riguardi di una vicenda che sta sfuggendo un pò troppo di mano a chi dovrebbe invece gestirla con polsi ben fermi.
L’accusa è stata fornita da Israele 48 ore fa, con tanto di prove, e subito riconfermata dal dipartimento di Stato americano. Un’accusa così infamante che Antonio Gutierres, segretario generale dell’ONU, ha dovuto ammettere di esserne “inorridito“. Il momento per lasciarsi andare a simili esternazioni sembra dei peggiori, considerando che proprio in queste settimane Gutierres è sempre stato molto prodigo di appelli a sostegno del popolo palestinese a Gaza, e in appoggio delle denunce di violazione dei diritti umani presentate dal Sudafrica alla corte dell’Aja contro Gerusalemme.
La scabrosa notizia sull’UNRWA, che conta 13.000 dipendenti palestinesi nella sola Striscia di Gaza, arriva mentre i rapporti tra ONU e Israele sono ai minimi termini, con lo Stato ebraico che in più occasioni si è già ritrovato ad attaccare duramente tanto il Palazzo di Vetro quanto le sue agenzie. In particolare, da settimane Netanyahu si scagliava contro l’UNRWA. Perchè? Perchè la maggior parte degli oltre 30.000 dipendenti di questa agenzia è palestinese, e sono solo 300 i suoi funzionari internazionali; il resto è formato da personale locale, soprattutto ex profughi palestinesi. Ne risulta che l’UNRWA è tra i più grandi datori di lavoro a Gaza, con altri uffici locali sparsi tra Libano, Siria, Giordania e Cisgiordania. Il Mossad non poteva non andare a pescare in un bacino talmente appetitoso di probabili rancorosi verso Israele. E ha trovato ciò che cercava.
In base agli open data finanziari dell’ONU, oltre il 90% dei finanziamenti versati all’UNRWA proviene da contributi volontari degli Stati membri delle Nazioni Unite: le donazioni ricevute nel 2022 hanno superato 1 miliardo di dollari, dei quali ben 344 milioni dai soli Stati Uniti, che sono da sempre il più generoso donatore, seguiti dalla Germania e da vari Paesi europei. La conseguenza immediata di questa notizia è stata la sospensione dell’erogazione di fondi all’agenzia incriminata: hanno chiuso i rubinetti per primi propri gli USA, seguiti dal Canada, e la Farnesina ha dichiarato di fare altrettanto stamane.
Le prove addotte per accusare i funzionari delle Nazioni Unite coinvolti nell
massacro del 7 ottobre sono state trovate dopo che per settimane Israele ne cercava altre che potessero incriminare l’Organizzazione Mondiale della Sanità, già da tempo dichiarata “collusa” da Netanyahu con il movimento islamico palestinese, in base a quella che Hamas chiama la “falsa affermazione sull’uso degli ospedali da parte del movimento nelle operazioni militari“. Oggi, l’OLP si è appellata ai Paesi che hanno congelato i finanziamenti all’UNRWA affinchè rivedano la loro posizione. Lo ha reso noto Hussein al Sheikh, segretario generale dell’OLP e alto funzionario dell’Autorità nazionale palestinese: “Questa decisione comporta un rischio politico. Gli stati sono invitati a rivedere immediatamente la loro posizione“.
Il rappresentante per gli Affari Esteri dell’Unione Europea, Josep Borrell, ha espresso “estrema preoccupazione” per le accuse sull’UNRWA e ha aggiunto: “ci aspettiamo che fornisca piena trasparenza sulle accuse e prenda misure immediate contro il personale coinvolto“. E Hamas? “Chiediamo alle Nazioni Unite e alle istituzioni internazionali di non cedere alle minacce e ai ricatti di questa entità nazista canaglia, che cerca di tagliare tutte le ancora di salvezza al nostro popolo” – ha scritto su Telegram, ribadendo che “l’istigazione contro l’UNRWA ha l’obiettivo di tagliarne i finanziamenti e privare così il nostro popolo del diritto ai servizi di queste preziose agenzie internazionali“. Rapido ed efficiente, come sempre, il segretario di Stato Antony Blinken ha ribadito a Guterres la necessità di un’indagine approfondita e rapida sulla questione. Risultato; mercoledì si terrà a New York un vertice urgente sulla faccenda.
Per fortuna il Palazzo è di Vetro: fosse stato di carta, avrebbe già preso fuoco.
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