Filippo Turati, da sempre e da tutti considerato il padre del socialismo italiano, oltre al supporto decisivo della compagna Anna Kuliscioff, seppe circondarsi e avvalersi di alcuni intellettuali, che condivisero e seppero diffondere le sue idee, non di raro arricchendole di ulteriori stimoli e suggestioni lungimiranti.
Fra coloro che lo supportarono fino alla fine della sua vita politica, si distinsero due importanti personalità politiche, divenute anche suoi intimi amici: Claudio Treves (1869-1933) e Giuseppe Emanuele Modigliani (1872-1947). Senza dilungarmi sulle loro interessantissime e ricche biografie, che ognuno può trovare ovunque, intendo sottolineare solamente alcuni aspetti del loro pensiero politico e della loro personalità che rivestirono un profondo significato nell’evolversi delle lotte politiche dello stesso Turati e, in generale, del Movimento socialista.
Treves, considerato da Turati la sua “anima gemella”, fu assiduo collaboratore di Critica Sociale fin dal suo nascere nel 1891, suo compagno di corrente nel partito e nelle grandi lotte politiche nazionali. Uomo di grande intelligenza politica, deterministico di cultura, dotato di un raro coraggio morale, fu sempre molto attento alla necessità dell’azione pronta e tempestiva, sovente forzando la mano anche allo stesso Turati nel superare indecisioni e dubbi sul da farsi.
Basti pensare che all’inizio del 1920, dinnanzi alle violenze fasciste e al pericolo incombente per le libertà democratiche, non esitò, come estremo tentativo, di sollecitare la scissione tra riformisti e rivoluzionari, per permettere ai primi di andare al governo, consolidare la democrazia e promuovere le riforme sociali di cui il popolo aveva estremo bisogno. Scissione che in effetti avvenne, ma troppo tardi, due anni dopo non per iniziativa di Turati e della sua corrente, ma per decisione della maggioranza massimalista del partito. Più che una scissione si trattò dunque di una espulsione, tanto che il nuovo partito fu chiamato Partito socialista unitario (PSU) per indicare la loro volontà di rappresentare tutti i socialisti in continuità con la storia del PSI.
Treves combatté quella battaglia nel 1920, quando forse si era ancora in tempo, con coerenza e coraggio pur nella consapevolezza di essere solo o quasi nel partito e senza per altro riuscire a vincere le esitazioni di Turati, convinto dell’impreparazione e della mancanza di determinazione di molti suoi colleghi, anche di molti della sua stessa corrente.
Modigliani fu un grande propugnatore, non sempre ascoltato, della lotta per le riforme, non solo contingenti ma anche strutturali. Le battaglie per il suffragio universale, per la riforma tributaria, per la riforma amministrativa dello stato e quella per la nazionalizzazione dei servizi pubblici lo videro sempre in prima fila. Nel parlamento, dove venne eletto nel 1913, fu l’unico a sostenere, nel 1916, l’esigenza di dar vita agli stati uniti d’Europa per superare la crisi politica ed economica che il conflitto mondiale avrebbe inevitabilmente riservato a tutti paesi europei.
Dopo l’assassinio di Matteotti i tre compagni e amici combatterono la stessa battaglia volta a sfruttare lo sconcerto del popolo italiano per quanto accaduto al segretario del PSU, nella speranza di far collassare il fascismo e riportare democrazia e libertà nel paese.
Se la reazione non si tradusse in azione non fu responsabilità di Turati che la sollecitò invano fin dalle prime riunioni dell’Aventino, non di Treves che a Milano scese in strada al fianco di ex combattenti diventati antifascisti e nemmeno di Modigliani, che osò interrompere da solo, dopo la marcia su Roma, il discorso di Mussolini in parlamento e che si assunse anche il pericoloso compito di costituirsi parte civile nel processo contro gli assassini di Matteotti. Da questi pochi, ma significativi esempi, si comprende come il rapporto politico e amicale tra Turati, Treves e Modigliani fosse improntato alla condivisione degli stessi ideali, pur non essendo esente da sollecitazioni, discussioni e, valutazioni politiche contingenti anche diverse.
Con loro andrebbero ricordati molti altri personaggi della prima ora che spesero la loro vita per la causa socialista e che furono considerati come veri e propri maestri di vita e di socialismo. Penso, solo per fare qualche esempio, ad Anna Kuliscioff, Prampolini, Zibordi, Bissolati, Bonomi, Salvemini, Matteotti, i quali, pur interpretando in modo anche molto diverso la funzione del partito e lo sviluppo del socialismo italiano, seppero lasciare un messaggio di pace e di libertà, poi raccolto dalla generazione successiva, quella di Pertini, di Buozzi, di Nenni e dei fratelli Rosselli.

