Una trentina di anni fa, forse qualcuno in meno, a R. Gardini fu fatto osservare che miscelando insieme un qualsiasi olio vegetale con metanolo si otteneva un combustibile in grado di sostituire il gasolio nei motori diesel. E con ottimi risultati. Ovviamente tale prodotto non poteva chiamarsi che Biodiesel.
L’idea piacque molto e per un insieme di circostanze, alcune occasionali, si misero assieme Gardini, la Fiat dalla quale AIM stava acquistando qualche decina di nuovi autobus, AIM che su iniziativa di Furlan, membro del Consiglio di Amministrazione, si rese subito disponibile per una prova sul campo della validità dell’idea.
Le regole erano semplici: tre dei nuovi autobus sarebbero stati alimentati esclusivamente con questo biodiesel. Gli autisti dovevano annotare ad ogni turno le eventuali possibili osservazioni. L’Officina di AIM avrebbe fatto, ogni 10.000 km, alcune verifiche concordate.
Ci fu una certa pubblicità della cosa e tutto filò liscio per circa 90.000 km. Nel giro di un mese i motori si fermarono. Non si capiva perché. Pertanto i tre motori vennero staccati, inviati alla FIAT ricerche dove furono meticolosamente smontati con regole molto precise. Dopo circa un mese i tecnici fecero tutte le verifiche del caso e la conclusione, uguale per tutti e tre i motori era la seguente: tutto perfettamente a posto salvo i piedi delle bielle e gli alberi motore in cattive condizioni.
A quel punto si trattava di rispondere alla domanda, perché?
La risposta, molto elegante, fu trovata dal capo officina della FIAT. Compresa la soluzione. I motori vennero rimontati con la piccola modifica, riportati a Vicenza a riprendere il lavoro. I tre motori si comportarono benissimo, percorsero l’usuale kilometraggio di tutti gli altri, anzi, a dire la verità, un po’ di più.
Verrebbe da dire tutto bene se fatti diversi portarono alla chiusura della buona prova (Gardini morì nel ’93, e anche in AIM la cosa andò a finire in quanto il suo sostenitore, per motivi totalmente diversi, venne portato a dimettersi dal CdA di AIM.
Questa storia tuttavia ebbe un ruolo non secondario per altri aspetti.
Gardini si rendeva perfettamente conto che le quantità di Biodiesel producibili erano davvero modeste a meno di adoperare tutto l’olio di oliva e di semi che in Italia si produceva per uso alimentare, facendolo diventare tutto gasolio equivalente.
Ipotesi ovviamente del tutto insostenibile. L’olio di oliva sta meglio sulla tavola.
Pertanto si cercarono altre possibili soluzioni.
L’idea venne, credo, a Gardini che rivolse le sue attenzioni all’olio di Palma. E per produrre quantità significative di questo olio furono acquistate intere piantagioni di Palma dedicate esclusivamente a produrre olio da utilizzare come Biodiesel.
Il fatto divenne di proporzioni importanti, e fra favorevoli e contrari, vennero fuori i discorsi più diversi.
In sintesi si diffuse velocemente l’informazione che l’olio di palma non andava bene per il consumo umano, anzi era pericoloso, per cui l’unico ragionevole utilizzo era quello di farlo diventare biodiesel. Vale la pena di ricordare che l’olio di palma, al contrario, è un olio di ottima qualità sia per il palato che per la chimica.
Si scatenarono anche più che ragionevoli critiche perché la cosa, in certe grandi regioni, rischiava di diventare una monocultura con grave danno per le popolazioni locali. Posizione molto condivisibile.
Dal punto di vista commerciale, l’olio di palma ricevette un grave danno da tutta questa storia, tanto che non sono pochi i prodotti che troviamo al supermercato con la scritta “Non contiene olio di Palma”.
Una sciocchezza senza pari. Eventualmente si dovrebbe scrivere il contrario.
Tutta questa storia è stata scritta, dopo tanti anni, in quanto è ripresa l’idea, non so da chi, di rimettersi a produrre Biodiesel. Magari gli daranno un altro nome, più di moda.
Piero Furlan

