Altro che fuochi di artificio: sono fuochi e basta quelli che hanno ancora una volta abitato i cieli e le terre di Ucraina e Russia a Capodanno. Fuochi subdoli, per giunta. E come se non bastasse, le forze armate belligeranti si sono scambiate pesanti accuse di attacchi contro cittadini e infrastrutture civili. Kiev ha affermato che c’è stato l’ennesimo attacco su vasta scala alle proprie fonti di energia, e Mosca ha segnalato un attacco mortale contro un hotel nel territorio occupato nell’Ucraina meridionale.
Esattamente Mosca dichiara che almeno 24 persone, compreso un bambino, sono state uccise in un attacco con un drone contro un hotel e un bar dove i civili stavano festeggiando il nuovo anno, nella regione di Kherson, controllata dalla Russia. Vladimir Saldo, il governatore della regione insediato da Putin, ha affermato che tre droni ucraini hanno colpito i festeggiamenti a Khorly, un villaggio costiero, in quello che ha definito un “attacco deliberato” contro i civili. Ha aggiunto che molte persone sono state bruciate vive.
Interrogato sulla vicenda, un portavoce militare ucraino ha dichiarato all’agenzia di stampa Interfax-Ucraina che le forze di Kiev hanno preso di mira esclusivamente siti militari o energetici russi.
Zelensky, con un messaggio su Telegram, ha sostenuto che la Russia ha lanciato oltre 200 droni d’attacco contro l’Ucraina, prendendo di mira le infrastrutture energetiche in sette regioni del Paese.
La contraerea russa ha abbattuto 29 droni ucraini diretti a Mosca nell’arco di 20 ore, durante Capodanno: quella sera erano in vigore restrizioni per il sorvolo interdetto di due aeroporti di Mosca. Non risultano vittime né danni.
Però i droni ucraini hanno di certo colpito obiettivi energetici e industriali nelle regioni russe di Krasnodar, Tatarstan e Kaluga, cosa confermata dallo stesso esercito ucraino.
Un alto capo militare russo, l’ammiraglio Igor Kostyukov, ha dichiarato di aver consegnato a un addetto militare statunitense ciò che (a suo dire) faceva parte di un drone ucraino. I dati informatici contenuti nel drone hanno dimostrato che l’esercito ucraino ha preso di mira la residenza del presidente Vladimir Putin nella regione di Novgorod. Residenza comunque deserta, tra l’altro, in quel momento. Ma l’Ucraina ha negato tutte le affermazioni della Russia. Anche l’intelligence statunitense ha confermato che Kiev non era dietro l’attacco.
Resta comunque da chiedersi di cosa possa essere accusato uno Stato aggredito se punta le proprie armi contro la residenza dell’aggressore, dopo che per mesi e mesi questo ha (lui sì, davvero) colpito civili, bambini, ospedali e scuole fino ad oggi.
Nel frattempo, il Ministero della Difesa ucraino ha dichiarato di aver schierato due nuovi sistemi di difesa aerea Patriot ricevuti dalla Germania nel pacchetto di una nuova fornitura di aiuti militari da Berlino.
Rustem Umerov, il principale negoziatore ucraino nei colloqui di pace mediati dagli Stati Uniti, ha dichiarato di aver incontrato il Ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ad Ankara. Hanno discusso del processo negoziale e dei prossimi passi da compiere, con particolare attenzione alle questioni umanitarie e al ritorno in patria degli ucraini ancora trattenuti dalla Russia.
Nel suo discorso di Capodanno alla nazione, Zelensky ha affermato di voler porre fine alla guerra, ma non a qualsiasi costo. Ha detto:
“Non firmerò un accordo di pace debole, che servirebbe solo a prolungare la guerra”.
Zelensky ha anche affermato che le ultime settimane di diplomazia a guida USA, inclusi i colloqui tenuti lo scorso fine settimana con Trump in Florida, hanno prodotto un accordo di pace quasi pronto. Questi i termini:
“Un accordo di pace è pronto al 90%, ne rimane ancora il 10%”.

